moda artigianale Archives - KatiaFabricStudio
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05 Jul Le stagioni e i ricordi…del mio primo telefono

 

Di stagioni, di simboli e di ricordi.

“Quando i telefoni cellulari cominciarono a essere di uso “comune” e “plebeo” anche io acquistai il mio primo “mobile”. Era la fine del ’98, verso Natale, era un Motorola, li vendevano in nero o grigio e a pensarci ora forse pesava 2 o 300 grammi. Un bel peso da tenere in borsa, ma all’inizio erano tutti così belli cicciotti,  fu il mio primo telefono, l’unico modello che potevo permettermi (lavoravo da poco) e ne ero felice. Rimase con me fino all’inizio del 2002 quando  acquistai quello che fu il mio grande amore dei cellulari; il Sony Ericsson T39,  Si poteva definire un “UFO” quando uscì sul mercato, era il primo modello con fotocamera, (non integrata, era una appendice da comprare a parte ed attaccare al telefono; non la comprai mai perché troppo costosa) e rimase con me per ben 9 anni (anche se accompagnato prima e soppiantato poi, da altri telefoni e alla fine era diventato solo un cellulare di scorta di una seconda sim). Eppure lui è stato in assoluto il cellulare di cui serbo il ricordo più tenero e al contempo appassionato, probabilmente perché lo associo al periodo della mia vita in cui ho dei ricordi vividi e piacevoli. Quel telefono lo acquistai in contemporanea ad una storia d’amore appassionata, ad un nuovo lavoro in cui misi l’anima, ai periodi delle feste e delle amicizie sincere. Forse alla fine era solo un banale telefono ma io gli riconoscei un amore spassionato e lo presi a simbolo per ricordare tutto questo.”

 

Perché misi tanta cura nel conservare quel telefonino? Forse per prolungare l’epoca che stavo vivendo, le emozioni e i sentimenti. Forse perché quando ti sudi le cose e riesci ad acquistarle con la fatica, le ami di più e poi perché mi piace aver cura delle cose, almeno di quelle di valore.

 

I nostri oggetti a volte diventano simboli, piccoli ex-voto o reliquie da conservare. Rappresentano una parte di noi stessi del nostro mondo e del nostro tempo.

 

Per questo mi piace aver cura delle mie cose, perché ;

  • mi sono costate fatica, per acquistarle o per costruirle
  • riconosco il valore intrinseco e quello che donano alla mia vita (penso agli strumenti di lavoro, come possono essere le macchine da cucire, le stampanti 3D, i programmi di grafica, i pc etc)
  • ne prolungo la vita, evito quindi di comprare sempre cose nuove, riciclando e quindi contribuendo al risparmio energetico
  • fanno rivivere in me le sensazioni e le emozioni legati a un momento a un periodo diventandone il simbolo

 

Ecco perché mi piace prendermi cura delle cose; per il mio telefono quando l’ho comprato un anno fa ho realizzato una cover per poterlo conservare e trasportare in sicurezza. Da quell’occasione è nata l’idea di realizzarne in tanti colori e finiture.  Se le vuoi vedere le puoi trovare qui: http://etsy.me/2upC2CJ

 

Come ti aiutano?

  • proteggono il telefono da graffi e polvere quando lo appoggi
  • hanno una taschina sul davanti per  trasportare  piccoli oggetti come gli auricolari  quando sei in viaggio o lo tieni in borsa
  • rendono il tuo telefono più “privato” agli occhi indiscreti ed attutiscono leggermente i bip della suoneria
  • li puoi personalizzare con i colori che preferisci abbinandoli al tuo stile e al tuo gusto

Li trovi nel mio shop http://bit.ly/KFSshop e utilizzando il codice sconto “20SALE” fino al 15 luglio li puoi avere scontati! Non perdere l’occasione!

Se sei in partenza per le vacanze ti auguro buon viaggio e aspetto di vedere tante belle immagini dei posti che visiterai, se invece rimani in città ti aspetto qui la settimana prossima, e non ti svelo ancora nulla sull’argomento!

 

 

 

 

 

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03 May La mia borsa non è un porto di mare

 

“Accumulo e porto con me sempre tante cose che poi sparisce sempre tutto nel buco nero”.

Anche a te succede questo? La tua borsa è simile a un porto di mare? Dove arrivano, partono, si spostano, si mettono e si tolgono merci navi e persone?

 

La mia si, e io con due bambini da 5 anni a questa parte mi sono convertita alle maxi borse, per cui immagina cosa ci puoi trovare dentro. All’inizio quando il mio bimbo aveva pochi mesi, avevo preso l’abitudine di portarmi due borse una con i miei effetti personali e una in cui ci dovevo portare pure il latte, il biberon , il termos per l’acqua calda, ciuccio, pannolini, salviettine, un eventuale cambio, etc etc. Se sei mamma mi puoi capire. Ora che sono cresciuti devo comunque pensare all’acqua alla merenda, alla fame improvvisa ai ginocchi sbucciati…:-)

 

Ma anche la mia borsa “normale” non demorde mica sai…hai mai provato a svuotarla e mettere il contenuto sul tavolo? vuoi solo una parte di elenco delle cose che ho trovato io?

  • Portafoglio gonfio (non di soldi quelli non ci sono mai, ma ho ben, si le ho contate ho almeno 25 tessere fidelity dei vari negozi)
  • Telefono
  • Caramelline (non si sa mai l’alito..o un calo di zuccheri o la gola secca)
  • Set di ritocco per il make up (beh dai una incipriata nel pomeriggio può sempre servire)
  • una pochette per  giorni del ciclo
  • qualche moneta spicciola che a volte non metto nel portafoglio perché esco di corsa dal negozio e butto là.
  • il gettone per il carrello della spesa
  • la molletta per i capelli..a volte mi servisse
  • fazzoletti in svariato numero di pacchettini tutti rigorosamente iniziati e salviettine igienizzanti
  • una shopper leggera che tengo nel caso mi fermassi a fare delle spese non preventivate
  • bigliettini vari raccolti in giro o comunicazioni della scuola o penne e post it vari
  • varie ed eventuali stagionali…(occhiali da sole…sciarpina, berretto o fascia, crema per le mani….etc etc etcetera

 

Visto che ogni volta che cerco anche solo le chiavi è come cercare un ago in un pagliaio, mi  capitato solo qualche settimana fa di perderle. Panico più totale, era una giornata di pioggia e vento forte, e per fare prima quando ho portato i bimbi all’asilo e cercare di coprirli con l’ombrello e chiudere la macchina e attraversare la strada (si immagina la scena fantozziana) le ho messe in tasca, ma una tasca piccola e non chiusa bene e da li mi devono essere cadute. (poi fortunatamente ritrovate grazie a un signore gentilissimo qualche giorno dopo)

Per questo ho imparato a organizzare la mia borsa e ho deciso di utilizzare la tecnica  dei “compartimenti stagni” per usare un termine marinaresco. Ho deciso di organizzare la mia borsa e trovare per ogni cosa una soluzione. Tasche e taschine per gli oggetti piccoli, pochette e bustine per ogni settore. (uno per il makeup, uno per fazzoletti e salviette, una cover per il telefono che mi permetta di trovarlo e proteggerlo e così via…) Perché:

  1. Prima di tutto voglio risparmiare tempo, perché non ne ho mai abbastanza e comunque lo voglio impiegare in cose più piacevoli per me
  2. Perché mi piace avere il controllo sulle cose, o sentirmi sicura che mentre sono fuori sono in grado di far fronte alle piccole necessità come pulirmi le mani o soffiare il naso ai piccoli
  3. Per una questione di igiene e pulizia…pare che per esempio lo schermo del cellulare sia un vero ricettacolo di germi che poi spargiamo ovunque.
  4. Poi se cambio borsa basta che trasferisco la pochette che mi serve e faccio prima.

Io ho migliorato il mio rapporto con la paura di non essere pronta a far fronte alle mie necessità quando sono fuori, perché ora la mia borsa non è più un porto di mare. E poi è anche bellissimo tirare fuori una pochette colorata dalla borsa con quello che serve, è anche un modo discreto e personale. (tipo quando in ufficio devo andare in pausa e basta portare con te una di queste.

Mi piacerebbe conoscere anche il tuo rapporto con la borsa, la ami grande o piccola? e anche la tua somiglia a un porto di mare?

 

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19 Apr Vesto Unico, Vesto con Piacere

 

 

Siamo ormai vicini alla Fashion Revolution week di quest’anno, ( se non sapete di cosa si tratta, potete leggere qui) e oggi voglio dedicare il mio post blog della rubrica Wild Soul proprio a questo tema, anche se con la mia personale interpretazione.

Mi è capitato di viaggiare in molti paesi europei e qualcuno anche extra europa e una cosa che mi ha sempre colpito è come le donne non si vestano tutte uguali. Noi italiani siamo più omologati in questo, prendiamo a modello una persona (vip, blogger o personaggio della tv) e via a volerle assomigliare a tutti i costi, stessi jeans, stessi occhiali e medesima borsa. Io invece adoravo le donne francesi, o le inglesi perché non sono tutte prodotte in serie, le loro gonne così uniche, magari vintage, magari di negozi indipendenti. Si quegli store indipendenti che propongono una moda che non arriva dai grandi marchi o catene e che hanno spesso pezzi unici una maglietta a tiratura limitata o le borse fatte in paglia tinte a mano.

Sono belle, sono tutte diverse, ognuna ha un proprio stile e ha una sua personalità. Io sinceramente le ammiro, le adoro e trovo che siano veramente Wild Spirit.

Cosa significa Wild Spirit per me? La mia Wild Soul è la donna che non si lascia condizionare troppo dalle mode, ma ricerca il suo stile. Se una tendenza proprio non le piace, non la seguirà. (ammetto per me niente risvoltini ai pantaloni, no non ce la faccio) ecco il lato wild. Indomito e  Selvaggio.

 

Perché vestire unico?

 

  1. Perché è utile non solo a te ma al pianeta: meno produzione di massa, significa meno sfruttamento delle persone e meno inquinamento. Ricorda che non tutto è inesauribile e io vorrei lasciare qualcosa ai miei figli da godere in questa terra.
  2. Perché mi differenzia : non sono più omologata a un codice, sono una persona, magari amo un colore e lo indosso spesso così esprimo il mio stile. (certo questo per come lo interpreto io non significa che vado in giro con la parrucca incipriata del 700)
  3. Mi permette di esprimermi in libertà: Se quella scarpa non mi piace, non la indosserò solo per appartenere a una élite o esibire uno status symbol. Sarò pienamente libera di portare ciò che mi fa stare bene nell’umore e nel corpo.

 

Il vestire con piacere è dato dal sentirsi bene con i propri panni addosso, vestirsi provando una gioia nell’indossare quel capo, quell’accessorio, perché mi fa stare bene con me stessa in primis e poi nel mio modo di rapportarmi  con gli altri.  Ti è mai capitato di presentarti  a un colloquio o ad un appuntamento importante e tu prima abbia indossato un vestito che ti piaceva o ti stava particolarmente bene? e magari ti facesse pure sentire forte e bella. Alzi la mano chi almeno una volta l’ha fatto. Non c’è nulla di male…io mi sento a disagio se non ho un colletto…si un colletto, della camicia della polo o della giacca…per me il collo deve esserci è un pò il scudo…la mia copertina di linus. Tu nai un dettaglio o un capo che ti fa stare particolarmente bene o con cui ti senti più sicura? Lascia un commento così scopriremo quali sono i capi o le piccole manie che ci portiamo con noi!

 

Quindi Vesto Unico, Vesto con Piacere per dire IO SONO, PENSO E MI ESPRIMO.

 

 

 

 

 

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22 Mar Ti sei mai chiesta cos’è il giusto prezzo?

 

Parlando con alcune colleghe creatrici e sui forum dedicati, ho riscontrato che una delle obiezioni che spesso un cliente fa a un creativo/artigiano è relativa al prezzo.

 

  ” 19 euro per una pochette?” “20 euro per tre quaderni?” “E che ci vuole a farlo? MA è solo un disegno”

Questi sono solo alcuni degli esempi sui toni con cui a volte si svolgono le conversazioni clienti/espositori nei mercati o alle fiere. Premesso che è giusto esprimere liberamente ciò che si pensa, (evviva se possiamo farlo!) Vorrei spezzare una lancia in favore del Giusto prezzo, per far capire come valutare una creazione in modo da conoscere perché ha certo prezzo, affinché si sappia come scegliere e soprattutto apprezzare ciò che si sta acquistando.

 

L’abbondanza negli odierni megastores con materiali importati ci ha abituato ad avere in mente un prezzo di riferimento per ogni prodotto e nella nostra mente facciamo sempre parallelismi con il prodotto di riferimento confrontandone i prezzi. questo è il comportamento medio. C’è poi chi ama il fatto a mano e l’artigianato e chi non lo conosce affatto e quindi va in tal senso educato.

 

Impariamo oggi ad andare però al di là di questo meccanismo mentale e a valutare ogni singolo oggetto per quello che rappresenta. Quando io addetta ai lavori vedo un prodotto magari simile a quelli che faccio io, mi piace valutarne la fattura, apprezzarne le lavorazioni e i dettagli e conosco ciò che sta dietro. D’altro canto l’esperienza mi permette anche di valutare se un prodotto ritengo sia fatto bene o meno. (Si carino ma non foderato, pattern più semplice e non sartoriale..) Tutte conoscenze tecniche che mi permettono di valutarne il giusto prezzo. Ma non tutti siamo addetti ai lavori.

Oggi voglio aiutarti a riflettere su alcuni punti che ti permetteranno di fare le tue valutazioni. Per fare questo,  ti voglio raccontare un pò di come nasce l’idea di ogni mia creazione, che sia una borsa, una pochette, un astuccio o semplicemente un decoro per la casa.

Perché te lo voglio raccontare? Ho manie di grandezza o sono presa da un grande ego? No, anzi non mi piace apparire, ma mi piace entrare piano piano in contatto con le persone e creare una conoscenza profonda e degna di fiducia e per questo voglio farti entrare un pò nel mio mondo e in quello che amo fare per te e darti gli strumenti per comprenderlo.

Voglio farti vedere perché parlo di tradizione sartoriale quando spiego  le mie opere.  Beh se già non lo sai, o se ancora non hai letto la mia about page, ti dico che ho frequentato l’istituto per la moda e  il tessile ai tempi delle superiori con un vecchio ordinamento che ancora prevedeva molte ore di disegno, di modellistica e scienze applicate. In ogni mia creazione parto quindi dall’idea, e dall’esperienza acquisite parlando quindi di professionalità.

All’inizio mi viene un’idea o mi innamoro di un tessuto e mi immagino già un prodotto realizzato con lo stesso. Ne curo poi tutto il processo produttivo facendo tutte le lavorazioni necessarie.

  1. Il percorso per dar vita a una borsa o accessorio  ha dei punti che così posso riassumere:
  2. Disegno il prodotto così come lo immagino o lo vorrei vedere finito
  3. Ne studio la fattibilità pensando allo schema costruttivo e al pattern/cartamodello
  4. Se ritengo ci siano dei punti più ostici nella realizzazione, ne preparo un modello di carta per capire i passaggi della costruzione. Questo nei prototipi o pezzi unici come le borse più grandi.
  5. Passo al taglio del tessuto in tutte le sue componenti, esterno/interni/parti di supporto e preparo tutti ciò che compone la borsa e/o altro, quindi anche le fibbie/bottoni/cerniere ed etichette.
  6. Comincio a cucire la varie parti, preparando prima ogni passaggio che non sarebbe più possibile fare dopo, come per es. attaccare le etichette col marchio all’interno o le eventuali applicazioni.
  7. Quando il tutto è cucito a macchina alla fine rimane la parte da rifinire a mano, come la chiusura della fodera, il fissaggio dei fili  e la stiratura.

 

Naturalmente se è prevista la decorazione manuale come dipingere il tessuto vanno aggiunti, lavaggio, disegno, trasferimento disegno, pittura asciugatura e stiratura supplementari.

Come puoi vedere i vari step sono diversi, e non sono nemmeno pochi. Inoltre la differenza sostanziale tra il lavoro di un artigiano da quello della produzione di massa è che non faccio operazioni in serie e quindi tempi e costi si allungano perché ti stai chiedendo?

 

 

Ti faccio degli esempi:

  • Quando io cucio una pochette utilizzando una sola macchina da cucire di solito devo infilare/sfilare il filo ogni volta io devo cambiare colore, quindi se la stessa è per esempio bianca e blu dovrò cambiare più volte il filo a seconda del colore che devo utilizzare. Immagina in una una borsa di più colori o con inserti vari quante volte e quanto tempo impiego in questa operazione. Nella produzione di massa ogni operaio addetto alla macchina da cucire cuce migliaia di pezzi dello stesso colore perché fa un solo passaggio chi cuce la cerniera, chi il fondo, chi il manico etc.
  • La stessa riflessione vale per lavorazioni particolari e strumenti come i piedini della macchina da cucire. Per attaccare la zip, per fare le impunture, per la pelle servono piedini e aghi della macchina diversi da sostituire ogni volta.
  • Altri tipi di lavorazioni sono poi per esempio le stampe; nelle shoppers io non uso stampe ma sono  Dipinte a mano per cui devo preparare il tessuto, il colore e passare lo stesso a pennello e lasciar asciugare prima di finire.

Solo da questo ne puoi evincere che i tempi di realizzazione sono diversi e già qui c’è una prima spiegazione sui costi, io magari in un ora produco un astuccio, in un industria ne vengono prodotti almeno 1000.

Ma oltre ai costi di materiale, il prezzo è da anche dal tempo, dalla cura e soprattutto dall’amore che ogni artigiano mette nella sua opera d’arte dall’inizio alla fine. La sua missione è completa; inizia con la nascita dell’idea, la cresce e infine la affida a chi la saprà amare come lui.

Il messaggio che voglio far passare oggi è “Chiedersi chi è quella persona che c’è dietro ogni creazione, e quanto c’è di essa in quello che fa” .

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08 Mar Alle Donne istantanee e un pò indomite

 

Sono scontata e sono banale a mettere la foto della mimosa oggi? Forse si, oggi ne vedremo tanto di giallo che te ne verrà a noia. Però la foto è mia, non è presa da siti di foto professionali, e mi dirai tu si vede pure!. (angolo a sin basso un pezzo di cancellata) Ma aggiungo  io non importa perché è presa da un mio vicino di casa, è istantanea, fresca e un pò selvaggia come come sono io e come è il mio lavoro. Per donne attive, avventurose e sempre in movimento. Quando ho fatto la foto c’era un bel vento e tanto sole quelle giornate in cui vorresti andare a fare trekking in montagna tanto si sta bene. Così mi piaceva oggi, portare un pò di mimosa nella tua casa anche se solo in foto.

Oggi il web è pieno di simbologia e commenti sul colore giallo e i suoi significati, dal canto mio non voglio aggiungere altro, ma ti suggerisco un articolo che di recente mi è piaciuto molto leggere visto che a me il giallo piace e contiene ottimi consigli sul giallo nella moda; il post di Anna Turcato ricco di sfumature e idee preziose per superare la paura  di indossare e abbinare questo colore.

Non ti voglio annoiare con la retorica sulla festa delle donne, voglio solo ricordare che si tratta di una giornata simbolo in cui soffermarsi a riflettere anche solo un minuto sulla nostra storia.  L’8 marzo è una giornata dedicata al riconoscimento delle lotte che sono state portate avanti  da donne forti e coraggiose che hanno combattuto affinché venissero riconosciuti loro, diritti sociali, economici e politici. (Ricordiamoci per esempio le donne sono arrivate al voto molti anni dopo degli uomini, in Italia solo nel 1946). Una giornata, ma ne servirebbero 365 di giorni  contro le discriminazioni e le violenze di cui, ancora oggi, molte donne sono vittime nel mondo.

Non mi piace festeggiare l’8 marzo, o meglio non l’ho fatto mai nel senso più prosaico del termine, (feste etc) preferisco un caffè o una cenetta tra donne in un giorno qualsiasi quando c’è solo il piacere di stare insieme e di festeggiarsi come mamme, mogli, donne e super creature magiche perché un pò lo siamo no? E senza magia riusciremmo a gestire casa, figli, scuole, sport, educazione, marito, hobby, lavoro, genitori, condominio, amici e via dicendo in solo 24h al giorno?

Per questo io credo sia giusto festeggiare la nostra bellezza, la nostra completezza e la nostra dignità. Visto che l’8 marzo è nato come simbolo delle lotte che le nostre nonne e le loro nonne hanno portato avanti per il nostro futuro, l’augurio che voglio fare quest’anno è quello che finalmente venga riconosciuto alle donne la possibilità di lavorare:

  • part time quando lo vorranno in tutte le aziende italiane (perché credetemi in molti casi è ancora un tabù)
  • la possibilità di accedere a un colloquio di lavoro e sentirsi chiedere : “ha figli o pensa di averne a breve?”
  • senza discriminazioni o obblighi, stipendio pari a quello di un collega maschio o niente fogli bianchi firmati alla stipula del contratto.

 

Ecco queste sarebbero per me le prossime tre conquiste che le donne dovrebbero avere sul piano della libertà e del riconoscimento dei loro diritti. Ce ne sono e saranno anche altre, hai voglia di dirmi cosa ti auguri per la tua festa delle donne?

E per liberare  la tua creatività voglio farti un regalo; con il progetto “#Imakemytote” a marzo puoi divertirti a tirare fuori la tua creatività di donna, oppure ritagliarti un momento di relax solo per te divertendoti a colorate la tua personale tote bag. Come fare? Stampa il file allegato, colora la tua tote immaginaria come ti piacerebbe fosse la tua borsa, nessun limite alla fantasia, usa colori, scritte quello che vuoi e poi se ti va condividi sui tuoi social con l’hashtag #Imakemytote così potremmo vedere tutte le borse che la nostra fantasia ha creato!

 

Stampa il pdf printable qui: Imakemytote

Se invece non ti senti creativa ma vuoi lo stesso farti una coccola, per oggi e solo  fino alle 24h puoi utilizzare uno speciale sconto sul mio Etsyshop : utilizza il codice “8marzo” per acquistare borse a accessori per donne attive con uno sconto del 15%.

 

Aspetto di vedere i tuoi disegni, magari potrei realizzare proprio una delle tote che disegnerai tu!

 

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01 Mar La Professionalità vince SEMPRE

 

 

 

 

 

Io e mio marito abbiamo deciso che è ora di rinnovare la cameretta dei bambini, finché c’era la culla e il fasciatoio ci siamo arrangiati ma ora che i bimbi sono un pò più grandicelli vorremmo cercare di organizzare meglio gli spazi e renderla più fruibile.  Così da qualche settimana ci siamo messi alla ricerca di soluzioni e  idee e abbiamo cominciato  a visitare dei rivenditori per avere dei preventivi e delle proposte da valutare.

Abbiamo visitato 5 negozi fisici e  1 on line. Tre di questi propongono lo stesso marchio di camerette per cui ci è più facile fare anche i confronti. Ma voglio fare una riflessione indipendente dal discorso prezzo fine a se stesso.

Il risultato delle nostre visite/contatti è stato:

  • 2 negozi ci hanno fatto un preventivo a spanne, solo parlando, così buttando li un prezzo preso dal listino e tolto uno sconto non ben identificato con la calcolatrice.  RISULTATO: Si ho un’idea generale ma poi se torno questa potrebbe essere molto diversa perché non abbiamo preventivato/progettato nulla, nè valutato eventuali extra. Magari potrebbe anche essere più conveniente ma così facendo mi farebbe perdere tempo per una seconda visita. = Dubito che Torneremo

 

  • 1 negozio ci ha fatto un preventivo un pò più serio, almeno ho un foglio con qualche appunto in mano, si è preso il tempo per farlo e il tempo per spiegarci il tutto. RISULTATO: apprezzo lo sforzo  ma è stato pressante sul voler farci comprare subito e ci ha fatto vedere un catalogo del 2015. = Mi ha dato l’idea un pò di pressapochismo, e interessati solo alla vendita non tanto al customer care.

 

  • 1 negozio ci ha liquidato dicendo che o prendevamo la composizione così come era esposta nello show room o  sarebbe costata molto di più. ERRORE COMMESSO: perché ha deciso il prezzo per me? io non ho detto che budget avevo (e se fosse alto?) ma  come voglio la cameretta e vorrei un preventivo su misura. = Niente servizio al cliente Tailor made, nessuna proposta fa al caso nostro, e ci ha dato l’idea che non avessero voglia di farci un preventivo. Vendita Persa

 

  • Da un altro negozio consigliatoci da parenti, ci hanno fatto un preventivo senza nemmeno darci una spiegazione sulla struttura della cameretta, parlando solo di prezzo e urgenza dell’acquisto perché le loro offerte scadono fra due giorni. COMMENTO ma una fotocopia per il cliente perché non lasciarla magari elencato ciò che mi stai vendendo e le caratteristiche migliori?

 

  • 1 negozio ci ha fornito un disegno personalizzato della cameretta, con un preventivo su misura completo di dettagli con colori e forme disponibili e ha già fatto un Follow up al cliente.

 

Secondo voi se dovessi acquistare oggi la cameretta a chi mi rivolgerei?

Certo ammetto che il mio campione è esiguo, ma avere un servizio professionale solo dal 16% dei negozi interpellati fino ad oggi, è oltre che molto triste secondo me, sinonimo di non voler curare il proprio business, di non avere strategie o politiche mirate a costruire un marchio e una identità per il brand.

Mi sembra di incontrare molta gente improvvisata ma soprattutto poco formata, e quindi poco professionale sia come conoscenza del prodotto che come approccio al cliente (e io lo ammetto perché per molti anni ho fatto servizi al pubblico che non sia facile anzi non lo è) però ora sono diventata molto esigente nel valutare un servizio di qualità e professionale. Da cliente ammetto che se la scelta di acquistare ricade su uno piuttosto che un altro produttore/rivenditore è proprio in base al servizio che mi offre e come me lo offre. Un cartellino col nome del negozio/commessi, una maglietta uguale per tutti i consulenti,  una cartellina lasciata al cliente, sono investimenti di piccola entità per un business ma possono fare molta differenza nelle scelte del cliente.

Per questo ho scelto di voler fare la differenza agli occhi del mio cliente, nel mio business, perché alla mia professionalità tengo e voglio sia il segno distintivo nelle mie creazioni, Ho scelto di fare servizio tailor made, anche se è un processo lento e non sempre altamente remunerativo e ho scelto di dimostrare che faccio sul serio.

Propongo i miei accessori, le mie borse secondo il mio stile, ma insieme possiamo ri-disegnare il tutto e personalizzare ogni progetto come vuoi. Ti piace la forma ma non il colore? scrivimi, valutiamo insieme cosa posso fare insieme a te.

Perché secondo me la Professionalità vince sempre.

Oggi un post un pò anomalo, perché ti ho voluto parlare un pò di come la penso e di cosa voglio come cliente perchè sono i valori che cerco di trasmettere nel mio business, per raccontarti chi sono, come sono e cosa faccio.  Se vuoi sul mio shop www.katiafabricstudio.etsy.com puoi leggere anche i feedback lasciati dai clienti.

 

Aspetto di leggere le tue esperienze e commenti su cosa osservi e come valuti quando devi fare un acquisto e confrontare diversi servizi.

 

 

 

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22 Feb Segui sempre la tua strada e impara a cucire diritto.

 

 

 

 

Ti ricordi quel vecchio film del 1939 con Judy Garland, Il Mago di Oz? Dorothy doveva seguire il sentiero dorato che l’avrebbe condotta dal grande Mago di Oz per tornare a casa nel Kansas. Dorothy segui il sentiero, lungo il quale fece incontri magici, alcuni paurosi, ma trovò anche grandi amici, l’uomo di latta, lo spaventapasseri e il leone codardo. Dorothy segui la sua strada, anche nel magico regno di Oz rimase sempre lei una fiera ragazzina del Kansas e alla fine riuscì a tornare a casa.

 

Si è capito che amo i vecchi film? Si quelli che con zero effetti speciali ( e che oggi ci fanno sorridere) ma che tanto ci hanno fatto sognare, ridato fiducia e infuso di grandi eroi/ne che inseguivano i loro ideali?. Dici che sono una sognatrice? Forse un pò, e si ho sognato almeno venti volte di essere Rossella O’Hara almeno per un giorno. Mio marito mi dice che sono vecchia…:-)

Però io un vestito con le tende di Tara me lo cucirei ben volentieri, sarà per questo che ho voluto fare la scuola di moda e disegnare abiti? Tutta colpa di Via col Vento? Forse un pò si, tanto si sa l’imprinting che si ha durante l’infanzia, ci rimane anche da adulti, e io questo film l’ho visto per la prima volta a due anni. E io ho scelto di seguire la mia strada, il sentiero che mi avrebbe condotta al mio regno di Oz.  A volte affrontando le correnti, a volte entrando in vicoli ciechi, ma ogni volta che parlo con una cliente soddisfatta, ho capito che sono andata dritta e ho centrato il mio sentiero. Mattoncino dopo mattoncino come Dorothy.

 

E tu? Ti sei mai trovata a dover seguire una strada con molte insidie pur di arrivare al tuo regno di Oz?

 

Io credo di aver cominciato a scuola quando il primo semestre nelle lezioni teoriche riuscivo meglio che nelle pratiche. Cosa ho fatto? Ho mollato no! Ho continuati a seguire la mia strada e punto dopo punto ho raggiunto OZ. Molte volte incontro persone che mi dicono “io non so fare, ma mi piacerebbe imparare a cucire, ho la macchina della nonna ma non so usarla bene”. Prendi esempio da Dorothy, ha affrontato la strega dell’ovest pur di arrivare dove voleva, non ti farai spaventare da una cucitura diritta?

Intanto perché può essere utile per te imparare a cucire, perchè in tutto quello che fai ci deve essere un vantaggio per te:

  • per sopperire a piccoli inconvenienti (bottoni, strappi, scuciture) che si possono verificare
  • perché vuoi realizzare piccoli progetti DIY
  • per rinnovare l’arredo della casa o rimodernare alcuni capi che hai
  • per ritrovare la fiducia in te stessa appassionandoti a un hobby.

Se hai quindi un desiderio, la voglia di imparare qualcosa o sperimentare, allora io ti dico prova, fai come Dorothy e segui la strada.  Se ti va di provare ti lascio il link al mio  tutorial per principianti:

 

-Esercizio per la cucitura diritta. Clicca qui

Aprirai  la pagina dove troverai foto-spiegato un semplice esercizio da fare se sei alle prime armi e vuoi far crescere  la tua abilità con la macchina da cucire. Ti permette di imparare a fare cuciture diritte senza sforzo! Personalmente testato al primo anno dell’istituto per la moda,!

Fammi sapere se ti è utile, o cosa ti piacerebbe realizzare come primo progetto fai da te per il cucito. Sarò felice d creare nuovi tutorial per te!

Ci ritroviamo qui la settimana prossima, cominceremo il mese di marzo , mese in cui parleremo di primavera, novità, e colori e… prepara le matite!

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08 Feb Quella volta che ho avuto la sindrome da Wonder Woman…

 

 

Mi sembrano passati così pochi giorni dall’inizio di questo 2017 che invece eccoci qua siamo già alla settimana più zuccherosa dell’anno, quella dedicata a San Valentino e che vuole celebrare l’amore, quello romantico e passionale. Io sono una sostenitrice della teoria secondo cui  l’amore va professato tutto l’anno e in molteplici forme e non solo a San Valentino, ma prendiamo questo giorno almeno per darci la possibilità di riflettere su cosa significhi per noi AMORE.

Niente paura non vi propinerò una lista di  temi zuccherosi farciti di cuori rossi, brillanti e cioccolatosi. Vi voglio solo fare una veloce riflessione sul significato del mio San Valentino.

In Italia, San Valentino è visto proprio come festa per gli innamorati, condita di romanticherie a base di cene intime e bigliettini di poesie. Personalmente preferisco la versione americana dove San Valentino è la festa dell’amore ma anche della famiglia e dell’amicizia, e per tradizione ci si scambiano bigliettini spesso fatti a mano con affettuose frasi e si regalano alle persone care.

Questo San Valentino 2017 lo voglio dedicare alle donne e all’amore per loro stesse, all’amore per la vita, per la famiglia e per il proprio lavoro.  Un ricordo speciale a tutte le donne vittime di femminicidio nel 2016, ma anche a tutte quelle che rimangono nell’ombra e combattono ogni giorno per vedere riconosciuto il proprio valore.

Il mio pensiero di San Valentino per quest’anno vuole essere proprio questo “Amare se stessi” no non in senso egoistico, non a discapito di altri, ma a finalizzare il benessere personale. Perché è innegabile che se  stiamo bene noi, di riflesso anche ci sta accanto gioverà di tanto amore. Al contrario se siamo noi le prime a non “ascoltarci” siamo le prime a perdere il focus con la realtà.

Io tendo a  soffrire della  Sindrome di Wonder Woman, ne ho sofferto negli ultimi anni quando si sono accumulati tanti impegni e tanta voglia di far fronte a tutti, marito, figli, scuola, sport, casa, finanze e lavoro, e qualche volta tendo a lascirami andare ancora allo stress di voler fare tutto, benissimo e perfettissimo. Il risultato? qualcuno direbbe lo “sclero” totale, altri lo chiamerebbero “esaurimento” perchè non è possibile fare tutto, bene e subito e le cose non possono essere come noi le vogliamo. Possiamo fare del nostro meglio senza svilirci, amandoci di più per vivere meglio.

Come possiamo volerci più bene? Ecco qualche mio consiglio, ma siete libere di farne di vostri o reinterpretarli:

  • comincia a darti il giusto valore; io sono una che tende sempre a sminuire se stessa e il proprio lavoro, ma da qualche tempo ho cominciato a ripetermi che non tutti magari sono in grado di disegnare o di cucire come faccio io e mi ripeto “non tutti sano fare alcune cose che fai tu, sei brava in questo ce la posso fare”
  • ritagliati degli spazi per te stessa; non voler fare la Wonder Woman, qualche volta io ho bisogno di un’ora tutta per me, dove fare qualcosa solo per il piacere di farlo. Lascio che il soggiorno stia in disordine, che i piatti li lavi mio marito o la lavastoviglie, che qualcosa rimanga imperfetto…ma non rinunciare a un piccolo piacere. Che sia leggere, andare dal parrucchiere, fare una manicure o ascoltare un pò di musica che non senti da tanto tempo. Si lo so la tua incapacità di far fronte a tutto sarà dolorosa all’inizio da digerire, ma poi sopravviverai e comincerai a capire che in realtà stai meglio.
  • fatti un regalo ogni tanto; non importa quanto piccolo o grande sia, ma quanto può gratificarti. Non ti sei mai sentita più allegra dopo aver comprato anche solo un nuovo smalto per le unghie o un paio di orecchini nuovi? Io ora voglio regalarmi un biglietto per una mostra che c’è in città, voglio vivere un’ora al museo solo per godere di cultura e bellezza.
  • Trova un momento per la socialità, che sia un caffè con un amica, una chat con chi è lontano, un workshop a cui partecipare. Ne uscirai sempre più arricchita, l’ultimo workshop a cui ho partecipato mi ha fatto conoscere una grande professionista e una realtà nuova in città.

Questi sono solo alcuni degli spunti che io sperimento in questo nuovo periodo per volermi bene, perché se io mi voglio bene, so voler bene anche agli altri.  Sto cercando di abbandonare l’istinto a voler fare tutto e a far spazio al piacere di farne altre.

Ma sono un pò curiosa e voglio sapere anche quali  sono le tue coccole dell’amore (no non  quelle intime) ma quali sono le cose che ti fanno stare bene e che ti fanno dire I LOVE ME!

E visto che è la festa più dolce e zuccherosa dell’anno, ti voglio fare un regalo speciale per San Valentino, per dimostrare il mio amore per me, per il mio lavoro e per le mie clienti,  da domani 9 febbraio fino al 14 febbraio ogni giorno ti farò una sorpresa nel mio Etsy shop! Ogni giorno ti proporrò un piccolo regalo legato a una mia creazione.  Se vuoi conoscerle tutte  segui i miei canali social, Instagram, la pagina Facebook e Twitter per scoprire ogni giorno la piccola sorpresa riservata! Pubblicherò in mattinata la sopresa e  #KFSloveweek sarà l’hastag che userò per segnalare le iniziative della settimana per cui se hai puntato qualcosa stay tuned!

( Attenzione i miei prodotti a volte sono pezzi unici per cui venduto uno, potrebbe non essercene un secondo disponibile! CARPE DIEM! )

Ti aspetto questa settimana nei miei social e mercoledì con il prossimo appuntamento qui.

 

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01 Feb Globalizzare o Personalizzare?

 

 

Lo sentiamo sempre più spesso che siamo nell’epoca della “globalizzazione” e, aggiungo io, della contaminazione.

Fino a qualche anno fa, forse anche un paio di decenni o  più, nelle nostre  città non esistevano così tanti ristoranti etnici, non avevamo così tante catene di negozi, non eravamo sempre connessi da sapere cosa succedesse in ogni parte del mondo a seguire le mode del momento. Oggi con la globalizzazione e la libera circolazione possiamo cambiare cucina tutte le sere, alla scoperta di nuovi sapori, nuove ricette e nuovi profumi. Oppure possiamo acquistare la stessa maglietta che la nostra amica siciliana che studia a Milano ha comprato nel franchising sotto casa. Un bene o un male?

Se ne potrebbe discutere all’infinito, sia sui pro che sui contro, di tale fenomeno, possiamo sicuramente trovare aspetti meravigliosi in tutto ciò e cose che contemporaneamente ci riempiono di tristezza infinita. Il bello è poter acquistare vicino casa da marchi di catena o poter mangiare sushi senza volare per forza in Giappone. Il brutto del rovescio di questa medaglia è che piccole botteghe antiche o storiche  chiudono perché non possono reggere il confronto con un merchandising agguerrito e sempre nuovo. Impotenti contro  la popolarità nazionale dei franchising per loro che magari sono “appena” il top nel quartiere o in città.

In tutto questo non ci sono vincitori, ma è curioso come a mio avviso la globalizzazione aumenti la personalizzazione. Mi spiego meglio, io sono molto contenta  quando apre un nuovo negozio in città e dico: – che bello anche qui sta per arrivare “tizio” o  “caio”!. Questo perché come spesso succede la catena si conosce già e non si vede l’ora che apra anche vicino casa  per non sentirsi privati di una ricchezza che gli altri hanno. D’altro canto questa sicurezza di dire, si se mi serve la trovo lì, mi crea un senso di vuoto quando penso che devo “personalizzare” o devo fare un regalo perché questa cosa già ce l’avrà, o tanto sarà uguale alla sua, o la può trovare ovunque.

Si perché diciamocelo più siamo globalizzati e tutti uguali, più io sento il bisogno di distinguermi, di tirare fuori la mia individualità. Se ho bisogno di soddisfare un mio bisogno o trovare cose di mio gusto spesso non posso rivolgermi ai prodotti globalizzati. (niente paura  non vado in giro col calesse al posto dell’auto per distinguermi).

Questa esigenza è diventata per me sempre più “sentita” dopo la nascita dei miei bimbi, perché mi chiederai tu? Perché nel periodo della gravidanza e nei primi anni di vita di un bambino, il tuo corpo cambia, cambiano le tue abitudini, hai meno tempo per te stessa, sei sottoposta a un bombardamenti di emozioni e sentimenti e fatiche, si diciamolo fatiche, e tu alla fine non sei più quella di prima.  Il tuo ruolo cambia, ora sei una mamma, sei sempre una donna, ma magari non esci più a fare serata dall’aperitivo a notte inoltrata, ma scegli  locali o eventi target famiglia. Nulla di male, ma la tua identità va recuperata. Per me è stato così, e per questo ora per ridarmi una mia identità non mi accontento più di vestire, acquistare o semplicemente leggere quello che fanno tutti. Mi piace sempre più qualcosa di personalizzato che mi faccia dire è solo mio, per me, per le mie esigenze. Per questo l’artigianato è diventato per me importante, il recupero del fatto a mano, e del contatto con i creativi soddisfa questo mia ricerca di personalità.

Perché l‘artigianato e il fatto a mano può aiutarti a esprimere la tua individualità? Ecco 5 buoni motivi per ricorrere a lui nell’epoca della globalizzazione.

  1.  Quando vuoi fare un regalo, e vuoi che questo simboleggi una parte di te. (es: un ricamo o una incisione di una “tua” parola)
  2.  Vuoi soddisfare i gusti di una persona quando devi fargli un regalo? (es: farti fare una maglietta con un disegno scelto da te)
  3.  Hai bisogno di creare qualcosa su misura, nella taglia, nel colore, nella dimensione o nella finitura. (es una finestra in ferro battuto dalle dimensioni non standard)
  4.  Sei allergica e hai bisogni di trattamenti naturali (come ad es: le tinture vegetali dei filati o dei tessuti.)
  5. Perché sei stanca di essere come tutti gli altri, e ti piace dire questo è solo mio, fatto per me.

Poter personalizzare quando acquisti è un valore aggiunto molto forte, che solo con il fatto a mano e l’artigianato puoi soddisfare. 

Le mie clienti più entusiaste sono state proprio coloro che mi avevano chiesto una personalizzazione; le bomboniere ricamate con il nome della la nipote, una borsa con i colori preferiti, sono alcuni esempi.

Rimaniamo sempre  in un epoca di globalizzazione, e io continuo lo stesso ad acquistare anche da catene & co, ma sempre di meno, cerco di scovare sempre cose nuove che non trovo nei negozi. Mi piace poter dire: questo lo faccio io per me e per tutte le donne che lo vorranno, che meritano di essere uniche e che apprezzano  essere originali ritornando a personalizzare e ad esprimersi. Questa forza, questa voglia di ritornare a non essere tutti uguali è la leva che ogni giorno mi spinge a creare, borse, magliette e accessori di uso comune, ma dallo stile personale per ritrovare  la mia identità.

Quali sono le cose che apprezzi di più e quelle che ami di meno di quest’epoca di globalizzazione?

Torna a leggermi la settimana prossima nella settimana di S.Valentino che parleremo  …d’amore ma in modo non scontato e ci sarà una bella iniziativa a cui partecipare. Ti aspetto!

 

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25 Jan Come essere Green in poche mosse

Quest’anno il colore dell’anno di Pantone è un verde chiaro, che loro chiamano Greenery. Che sia una scelta dai risvolti socio/psicologici, antropologici o che semplicemente si siano rifatti al nostro vecchio detto “Verde porta Speranza”?

Non so come la pensi Pantone, ma io sono un amante del verde in generale, dopotutto una versione del verde la vedete anche qui nel mio sito e fa parte della mia palette di colori. Io amo molti i colori legati alla terra, quindi i verdi che si rifanno al bosco, ai prati, le terre come il siena bruciato o le sfumature di ocra. Questo colore del 2017 è chiaro e brillante che mi piace un pò meno, ma vediamone le proprietà per capire come usarlo.

Nella cromoterapia, una pratica alternativa che fa uso dei colori come terapia in grado di stimolare il corpo e  ritrovare il  naturale equilibrio il verde è il colore  dell’armonia e della calma. Il verde infatti è il risultato dell’incontro di due dei colori primari giallo e blu, ed è il punto di equilibrio tra i colori caldi (giallo arancio rosso) e quelli freddi (violetto indaco blu).  Ora la cromoterapia ancora non è riconosciuta dalla comunità scientifica, in quanto nessuna pratica cromo-terapica è mai stata in grado di superare uno studio clinico. (cit- Wikipedia) però di certo alcuni colori stimolano più l’energia di altri.  Quello che a mio parere è vero è che su un prato verde a me viene una grande voglia di stendermi e rilassarmi. In primavera quando la terra ritorna verde, mi viene anche la voglia di stare fuori, passeggiare e godere della natura. Nell’arredamento viene infatti usato per ambienti living dove si vuole favorire il rilassamento o la concentrazione, come soggiorni o camere da letto.

Il verde nella moda è stato visto sempre come un colore difficile, soprattutto per gli abbinamenti, poco adatto alle bionde, per fortuna  gli stilisti di recente ci hanno regalato capi green che hanno finalmente sdoganato questo colore. Senza pensare alla storia del costume e dell’abbigliamento che ci riporta all’uso di questo colore nel passato basti citare per l’arte “Il ritratto degli Arnolfini” del fiammingo Jan ven Eyck esposto alla National Gallery di Londra che ne testimonia l’uso nel ‘400 o al cinema all’abito verde che Rossella cuce con le tende in “Via col Vento” il film vincitore del premio oscar del ’40.

Essere Green ha però anche oggi un altro significato, più sociologico e vuole dire rispettare la natura, evitare lo sfruttamento di foreste o coltivazioni. Significa evitare di inquinare, prediligere fibre naturali, coltivazioni bio, limitare l’uso di sostanze chimiche e ridurre il carico di rifiuti che emettiamo.  Come possiamo essere green nella vita di tutti i giorni in poche mosse?

  1. Quando facciamo la spesa portiamoci un sacchetto, è vero che oggi quelli che ci danno nei negozi sono quasi tutti compostabili e quindi si possono utilizzare per la raccolta differenziata, ma non sono molto resistenti (leggi spesa sparsa sul pianerottolo) per certi carichi e possono comunque finire in giro a inquinare o essere pericolosi per gli animali. Se anche tu ami o collezioni le totes e cerchi un sacchetto che sia resistente ma anche bello ti ricordo che molte delle mie shopper, sono ora in saldo a prezzi di liquidazione perchè sono le ultime, esaurite queste non verranno per ora riassortite. Ti lascio il link alla sezione dello shop clicca qui, accaparrati la tua!
  2. Quando siamo in vacanza o magari facciamo un pic nic, non abbandonare sacchetti di rifiuti in giro, pratica poco salubre per gli animali che se ne possono nutrire o che si possono soffocare con plastica o quant’altro.  Oltre che essere una pratica maleducata.
  3. Prediligiamo fibre naturali, come cotone, lino, lana, canapa, seta, di origine vegetale o animale, di coltivazioni certificate o bio. Oltre a limitare l’utilizzo della chimica, sono più confortevoli da indossare.
  4. Riduciamo gli sprechi, riutilizziamo tutto quello che possiamo, riadattiamo capi di abbigliamento o articoli ancora in buono stato. Ci sono gruppi sui social che promuovono lo scambio, la vendita di materiali che non vuoi più o che non ti servono, ma possono essere utili ad altre persone. Io faccio parte (avendo due bimbi che crescono in fretta) di alcuni dedicati agli articoli dei bambini, come seggiolini, carrozzine, lettini che si utilizzano per alcuni mesi e poi finiscono buttati seminuovi, in questo modo evito di conferire in discarica materiale che può essere ancora utilizzato. E ho spazio in casa yeah!
  5. Cerchiamo di fare acquisti local, soprattutto per quanto riguarda l’acquisto di verdura, o alimentari in genere mi piace sempre più acquistare dai produttori, perchè acquisto genuino, aiuto un coltivatore/allevatore, evito l’inquinamento dovuto al trasporto su gomma della merce. Certo non per tutto posso farlo, ma di certo anche una piccola parte mi rende più Green!
  6.  Riduciamo il materiale da imballaggio al supermercato, scegliendo prodotti alla spina (detersivi/cereali latte) o prodotti dei banchi serviti per esempio, evitando lo spreco di confezioni.

E tu ami il verde come colore e hai qualche pratica che metti in atto per essere più green? Nella tua vita o lavori  fai riferimento ai colori per aiutarti a superare certi momenti? Raccontami!

Ci rincontriamo la prossima settimana con il nuovo post in cui parleremo di personalizzazione, ti aspetto!

 

 

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