consigli pratici Archives - KatiaFabricStudio
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22 Mar Ti sei mai chiesta cos’è il giusto prezzo?

 

Parlando con alcune colleghe creatrici e sui forum dedicati, ho riscontrato che una delle obiezioni che spesso un cliente fa a un creativo/artigiano è relativa al prezzo.

 

  ” 19 euro per una pochette?” “20 euro per tre quaderni?” “E che ci vuole a farlo? MA è solo un disegno”

Questi sono solo alcuni degli esempi sui toni con cui a volte si svolgono le conversazioni clienti/espositori nei mercati o alle fiere. Premesso che è giusto esprimere liberamente ciò che si pensa, (evviva se possiamo farlo!) Vorrei spezzare una lancia in favore del Giusto prezzo, per far capire come valutare una creazione in modo da conoscere perché ha certo prezzo, affinché si sappia come scegliere e soprattutto apprezzare ciò che si sta acquistando.

 

L’abbondanza negli odierni megastores con materiali importati ci ha abituato ad avere in mente un prezzo di riferimento per ogni prodotto e nella nostra mente facciamo sempre parallelismi con il prodotto di riferimento confrontandone i prezzi. questo è il comportamento medio. C’è poi chi ama il fatto a mano e l’artigianato e chi non lo conosce affatto e quindi va in tal senso educato.

 

Impariamo oggi ad andare però al di là di questo meccanismo mentale e a valutare ogni singolo oggetto per quello che rappresenta. Quando io addetta ai lavori vedo un prodotto magari simile a quelli che faccio io, mi piace valutarne la fattura, apprezzarne le lavorazioni e i dettagli e conosco ciò che sta dietro. D’altro canto l’esperienza mi permette anche di valutare se un prodotto ritengo sia fatto bene o meno. (Si carino ma non foderato, pattern più semplice e non sartoriale..) Tutte conoscenze tecniche che mi permettono di valutarne il giusto prezzo. Ma non tutti siamo addetti ai lavori.

Oggi voglio aiutarti a riflettere su alcuni punti che ti permetteranno di fare le tue valutazioni. Per fare questo,  ti voglio raccontare un pò di come nasce l’idea di ogni mia creazione, che sia una borsa, una pochette, un astuccio o semplicemente un decoro per la casa.

Perché te lo voglio raccontare? Ho manie di grandezza o sono presa da un grande ego? No, anzi non mi piace apparire, ma mi piace entrare piano piano in contatto con le persone e creare una conoscenza profonda e degna di fiducia e per questo voglio farti entrare un pò nel mio mondo e in quello che amo fare per te e darti gli strumenti per comprenderlo.

Voglio farti vedere perché parlo di tradizione sartoriale quando spiego  le mie opere.  Beh se già non lo sai, o se ancora non hai letto la mia about page, ti dico che ho frequentato l’istituto per la moda e  il tessile ai tempi delle superiori con un vecchio ordinamento che ancora prevedeva molte ore di disegno, di modellistica e scienze applicate. In ogni mia creazione parto quindi dall’idea, e dall’esperienza acquisite parlando quindi di professionalità.

All’inizio mi viene un’idea o mi innamoro di un tessuto e mi immagino già un prodotto realizzato con lo stesso. Ne curo poi tutto il processo produttivo facendo tutte le lavorazioni necessarie.

  1. Il percorso per dar vita a una borsa o accessorio  ha dei punti che così posso riassumere:
  2. Disegno il prodotto così come lo immagino o lo vorrei vedere finito
  3. Ne studio la fattibilità pensando allo schema costruttivo e al pattern/cartamodello
  4. Se ritengo ci siano dei punti più ostici nella realizzazione, ne preparo un modello di carta per capire i passaggi della costruzione. Questo nei prototipi o pezzi unici come le borse più grandi.
  5. Passo al taglio del tessuto in tutte le sue componenti, esterno/interni/parti di supporto e preparo tutti ciò che compone la borsa e/o altro, quindi anche le fibbie/bottoni/cerniere ed etichette.
  6. Comincio a cucire la varie parti, preparando prima ogni passaggio che non sarebbe più possibile fare dopo, come per es. attaccare le etichette col marchio all’interno o le eventuali applicazioni.
  7. Quando il tutto è cucito a macchina alla fine rimane la parte da rifinire a mano, come la chiusura della fodera, il fissaggio dei fili  e la stiratura.

 

Naturalmente se è prevista la decorazione manuale come dipingere il tessuto vanno aggiunti, lavaggio, disegno, trasferimento disegno, pittura asciugatura e stiratura supplementari.

Come puoi vedere i vari step sono diversi, e non sono nemmeno pochi. Inoltre la differenza sostanziale tra il lavoro di un artigiano da quello della produzione di massa è che non faccio operazioni in serie e quindi tempi e costi si allungano perché ti stai chiedendo?

 

 

Ti faccio degli esempi:

  • Quando io cucio una pochette utilizzando una sola macchina da cucire di solito devo infilare/sfilare il filo ogni volta io devo cambiare colore, quindi se la stessa è per esempio bianca e blu dovrò cambiare più volte il filo a seconda del colore che devo utilizzare. Immagina in una una borsa di più colori o con inserti vari quante volte e quanto tempo impiego in questa operazione. Nella produzione di massa ogni operaio addetto alla macchina da cucire cuce migliaia di pezzi dello stesso colore perché fa un solo passaggio chi cuce la cerniera, chi il fondo, chi il manico etc.
  • La stessa riflessione vale per lavorazioni particolari e strumenti come i piedini della macchina da cucire. Per attaccare la zip, per fare le impunture, per la pelle servono piedini e aghi della macchina diversi da sostituire ogni volta.
  • Altri tipi di lavorazioni sono poi per esempio le stampe; nelle shoppers io non uso stampe ma sono  Dipinte a mano per cui devo preparare il tessuto, il colore e passare lo stesso a pennello e lasciar asciugare prima di finire.

Solo da questo ne puoi evincere che i tempi di realizzazione sono diversi e già qui c’è una prima spiegazione sui costi, io magari in un ora produco un astuccio, in un industria ne vengono prodotti almeno 1000.

Ma oltre ai costi di materiale, il prezzo è da anche dal tempo, dalla cura e soprattutto dall’amore che ogni artigiano mette nella sua opera d’arte dall’inizio alla fine. La sua missione è completa; inizia con la nascita dell’idea, la cresce e infine la affida a chi la saprà amare come lui.

Il messaggio che voglio far passare oggi è “Chiedersi chi è quella persona che c’è dietro ogni creazione, e quanto c’è di essa in quello che fa” .

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15 Mar Segnali e Riti di Primavera

 

 

 

 

Eh si devo dire che si sente, è arrivata la primavera o sta per arrivare…gli alberi hanno già teneri germogli, i primi fiori di stagione sono fioriti, l’aria al sole è più calda e beh c’è molta più luce, tra un paio di settimane torneremo all’ora legale e allora godremo di più tempo da dedicare a noi stessi con la luce naturale.

 

Questi sono i segnali biologici che la natura ci regala. E tu quali sono le cose che fai all’inizio della nuova stagione e che ti fanno dire “è primavera”?

Il mio primo segnale del cambio di stagione è devo togliere il cappotto, e gli stivali…si devo liberarmi di scarpe e giacconi e così ha inizio il de-cluttering o pulizia dell’armadio. Via piumini, cappotti  e tute termiche, via il collo alto (ma tengo sciarpine e foulard leggeri perché ho una certa familiarità con malanni di gola e cervicale, l’eta sai come è..) e comincio a liberare i piedi ..con scarpe più leggere.

Liberare i piedi dagli stivali mi da un senso di fresco anche se ancora indosso le scarpe…un po’ come quando ti arrotoli i pantaloni e metti in ammollo i piedi nel ruscello gorgogliante dopo una lunga camminata in montagna…non è una sensazione di libertà grandissima?? L’hai mai provata? e’ una sensazione inebriante, corroborante e rigenerante secondo me. (anche se l’acqua è fredda e non si resiste per molto)

Ti suggerisco di provare a fare questo esercizio proprio ora al cambio di stagione, liberare i piedi da calze e calzini regala un momento di relax e al contempo rigenerante che ti aiuta a prepararti alla nuova stagione, non solo meteo ma anche a ripartire con te stessa e le tue forze. E beh pazienza se ancora non possiamo uscire in infradito e ci rimettiamo calzini e scarpe. abbiamo fatto il nostro rito di iniziazione di primavera per darci la carica. 

Questo è il suggerimento su come mi sento io all’inizio della bella stagione, in cui sento il bisogno di liberare i piedi, ma ti posso suggerire di leggere un interessante post di Veronica Pacella. nutrizionista e life coach. Veronica approfondisce in modo professionale il concetto di disintossicare l’organismo  proprio in questo periodo di cambio stagione.

Io poi amo sentirmi a mio agio con i capi che indosso, e non mi riferisco solo alla vestibilità, si preferisco cose comode soprattutto per corriere dietro ai bambini, ma io sono una “portabandiera” per esempio della tuta solo per fare ginnastica…e scarpe da tennis solo in palestra…Adesso vabbé , lo dico non è che esco come A.Hepburn in “Colazione da Tiffany” tutti i giorni,  anche perché non ho il suo fisico, ma con la tuta mi sento vulnerabile…e insicura. E tu hai un capo “Scudo” che ti protegge e ti fa sentire, forte, sicura, bella e vincente? (vietato dire il costume di Wonder Woman)

Hai mai provato una sensazione simile? Ci sono capi o outfits che ti fanno stare meglio di altri? Io ho un bellissimo ricordo dei miei pomeriggi di shopping con la mia amica che mi diceva sempre no questo non è per te, invece questo è il tuo stile. Mi faceva sorridere come mi conoscesse bene, ma è anche vero che il nostro stile, il nostro modo di esprimerci si vede anche dai nostri abiti, perché tendiamo a essere fedeli alle linee che ci stanno meglio ma che ci fanno anche stare meglio. E poi un po’ per pigrizia un po’ per paura di lasciare la nostra confort zone facciamo poche deviazioni dalla nostra strada e il nostro armadio o diventa monocolore o mono-genere. Qual’è il capo di abbigliamento che ti fa sentire meglio? Sei una t-shirt-maniac, una jeans dipendente come se non ci fosse un domani, o una mai tacchi sennò inciampo sempre?

Prova a mettere i tuoi abiti preferiti sul letto o in ordine nell’armadio, hai mai riflettuto che probabilmente hai una tua palette di colori, e una linea che si ripete spesso? Oppure ami variare e spazi da gonne a pantaloni, ad abitini stile Windsor con una facilità incredibile? ( e qui io nutro una sana invidia)

 

Che cosa ti fa pensare questo di te? Ami i colori più scuri legati alla terra, o vivaci e brillanti legati alla luce?

Beh cominciamo col mio, io si amo molto i jeans, e mi piacciono tanto le giacche modello sahariana/militare con mille tasche/cerniere bottoni e cinture…si adoro le giacche strutturate. E come colori adoro tutte le terre; siena, ocra, bruciate e i verdi oltre al blu.  Poi ho dei tocchi luminosi perché mi piace il giallo e l’arancio come dettagli o abbinamenti.  E poi l’avrai capito  anche il mio sito predilige il verde e il blu:-) E anche nelle mie creazioni amo molto usare questi colori. (fai una panoramica del mio shop cliccando nel banner Etsy qui sotto)

 

Non è facile cambiare il nostro stile, io lo sto facendo piano piano e me ne accorgo quando mostro per esempio un paio di scarpe nuove a mio marito e mi guarda strano, con uno sguardo diviso tra lo stupore, la diffidenza, e il punto interrogativo, e mi dice : – Ma queste ti piacciono? E io rido perché capisco  che non se lo aspettava. Ho stupito tutti avvicinandomi a un genere diverso, si certo leggermente diverso 🙂

Qual’è il tuo segnale o il tuo rito propiziatorio del cambio di stagione? Raccontami cosa fai per rinnovare la tua te stessa e il tuo armadio.

 

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Prima di lasciarti voglio ricordarti che tra i segnali di primavera c’è anche la festa è la festa dei papà,  che è il 19 marzo. Voglio fare gli auguri a tutti i papà del mondo,  a coloro che sono lontani dai propri figli e a coloro che non li possono abbracciare più. Auguri papà.

Ee se cerchi idee per un regalino o un biglietto da fare con i bambini puoi visitare la mia collection For Man di Pinterest qui.

Alla prossima settimana!

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08 Mar Alle Donne istantanee e un pò indomite

 

Sono scontata e sono banale a mettere la foto della mimosa oggi? Forse si, oggi ne vedremo tanto di giallo che te ne verrà a noia. Però la foto è mia, non è presa da siti di foto professionali, e mi dirai tu si vede pure!. (angolo a sin basso un pezzo di cancellata) Ma aggiungo  io non importa perché è presa da un mio vicino di casa, è istantanea, fresca e un pò selvaggia come come sono io e come è il mio lavoro. Per donne attive, avventurose e sempre in movimento. Quando ho fatto la foto c’era un bel vento e tanto sole quelle giornate in cui vorresti andare a fare trekking in montagna tanto si sta bene. Così mi piaceva oggi, portare un pò di mimosa nella tua casa anche se solo in foto.

Oggi il web è pieno di simbologia e commenti sul colore giallo e i suoi significati, dal canto mio non voglio aggiungere altro, ma ti suggerisco un articolo che di recente mi è piaciuto molto leggere visto che a me il giallo piace e contiene ottimi consigli sul giallo nella moda; il post di Anna Turcato ricco di sfumature e idee preziose per superare la paura  di indossare e abbinare questo colore.

Non ti voglio annoiare con la retorica sulla festa delle donne, voglio solo ricordare che si tratta di una giornata simbolo in cui soffermarsi a riflettere anche solo un minuto sulla nostra storia.  L’8 marzo è una giornata dedicata al riconoscimento delle lotte che sono state portate avanti  da donne forti e coraggiose che hanno combattuto affinché venissero riconosciuti loro, diritti sociali, economici e politici. (Ricordiamoci per esempio le donne sono arrivate al voto molti anni dopo degli uomini, in Italia solo nel 1946). Una giornata, ma ne servirebbero 365 di giorni  contro le discriminazioni e le violenze di cui, ancora oggi, molte donne sono vittime nel mondo.

Non mi piace festeggiare l’8 marzo, o meglio non l’ho fatto mai nel senso più prosaico del termine, (feste etc) preferisco un caffè o una cenetta tra donne in un giorno qualsiasi quando c’è solo il piacere di stare insieme e di festeggiarsi come mamme, mogli, donne e super creature magiche perché un pò lo siamo no? E senza magia riusciremmo a gestire casa, figli, scuole, sport, educazione, marito, hobby, lavoro, genitori, condominio, amici e via dicendo in solo 24h al giorno?

Per questo io credo sia giusto festeggiare la nostra bellezza, la nostra completezza e la nostra dignità. Visto che l’8 marzo è nato come simbolo delle lotte che le nostre nonne e le loro nonne hanno portato avanti per il nostro futuro, l’augurio che voglio fare quest’anno è quello che finalmente venga riconosciuto alle donne la possibilità di lavorare:

  • part time quando lo vorranno in tutte le aziende italiane (perché credetemi in molti casi è ancora un tabù)
  • la possibilità di accedere a un colloquio di lavoro e sentirsi chiedere : “ha figli o pensa di averne a breve?”
  • senza discriminazioni o obblighi, stipendio pari a quello di un collega maschio o niente fogli bianchi firmati alla stipula del contratto.

 

Ecco queste sarebbero per me le prossime tre conquiste che le donne dovrebbero avere sul piano della libertà e del riconoscimento dei loro diritti. Ce ne sono e saranno anche altre, hai voglia di dirmi cosa ti auguri per la tua festa delle donne?

E per liberare  la tua creatività voglio farti un regalo; con il progetto “#Imakemytote” a marzo puoi divertirti a tirare fuori la tua creatività di donna, oppure ritagliarti un momento di relax solo per te divertendoti a colorate la tua personale tote bag. Come fare? Stampa il file allegato, colora la tua tote immaginaria come ti piacerebbe fosse la tua borsa, nessun limite alla fantasia, usa colori, scritte quello che vuoi e poi se ti va condividi sui tuoi social con l’hashtag #Imakemytote così potremmo vedere tutte le borse che la nostra fantasia ha creato!

 

Stampa il pdf printable qui: Imakemytote

Se invece non ti senti creativa ma vuoi lo stesso farti una coccola, per oggi e solo  fino alle 24h puoi utilizzare uno speciale sconto sul mio Etsyshop : utilizza il codice “8marzo” per acquistare borse a accessori per donne attive con uno sconto del 15%.

 

Aspetto di vedere i tuoi disegni, magari potrei realizzare proprio una delle tote che disegnerai tu!

 

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22 Feb Segui sempre la tua strada e impara a cucire diritto.

 

 

 

 

Ti ricordi quel vecchio film del 1939 con Judy Garland, Il Mago di Oz? Dorothy doveva seguire il sentiero dorato che l’avrebbe condotta dal grande Mago di Oz per tornare a casa nel Kansas. Dorothy segui il sentiero, lungo il quale fece incontri magici, alcuni paurosi, ma trovò anche grandi amici, l’uomo di latta, lo spaventapasseri e il leone codardo. Dorothy segui la sua strada, anche nel magico regno di Oz rimase sempre lei una fiera ragazzina del Kansas e alla fine riuscì a tornare a casa.

 

Si è capito che amo i vecchi film? Si quelli che con zero effetti speciali ( e che oggi ci fanno sorridere) ma che tanto ci hanno fatto sognare, ridato fiducia e infuso di grandi eroi/ne che inseguivano i loro ideali?. Dici che sono una sognatrice? Forse un pò, e si ho sognato almeno venti volte di essere Rossella O’Hara almeno per un giorno. Mio marito mi dice che sono vecchia…:-)

Però io un vestito con le tende di Tara me lo cucirei ben volentieri, sarà per questo che ho voluto fare la scuola di moda e disegnare abiti? Tutta colpa di Via col Vento? Forse un pò si, tanto si sa l’imprinting che si ha durante l’infanzia, ci rimane anche da adulti, e io questo film l’ho visto per la prima volta a due anni. E io ho scelto di seguire la mia strada, il sentiero che mi avrebbe condotta al mio regno di Oz.  A volte affrontando le correnti, a volte entrando in vicoli ciechi, ma ogni volta che parlo con una cliente soddisfatta, ho capito che sono andata dritta e ho centrato il mio sentiero. Mattoncino dopo mattoncino come Dorothy.

 

E tu? Ti sei mai trovata a dover seguire una strada con molte insidie pur di arrivare al tuo regno di Oz?

 

Io credo di aver cominciato a scuola quando il primo semestre nelle lezioni teoriche riuscivo meglio che nelle pratiche. Cosa ho fatto? Ho mollato no! Ho continuati a seguire la mia strada e punto dopo punto ho raggiunto OZ. Molte volte incontro persone che mi dicono “io non so fare, ma mi piacerebbe imparare a cucire, ho la macchina della nonna ma non so usarla bene”. Prendi esempio da Dorothy, ha affrontato la strega dell’ovest pur di arrivare dove voleva, non ti farai spaventare da una cucitura diritta?

Intanto perché può essere utile per te imparare a cucire, perchè in tutto quello che fai ci deve essere un vantaggio per te:

  • per sopperire a piccoli inconvenienti (bottoni, strappi, scuciture) che si possono verificare
  • perché vuoi realizzare piccoli progetti DIY
  • per rinnovare l’arredo della casa o rimodernare alcuni capi che hai
  • per ritrovare la fiducia in te stessa appassionandoti a un hobby.

Se hai quindi un desiderio, la voglia di imparare qualcosa o sperimentare, allora io ti dico prova, fai come Dorothy e segui la strada.  Se ti va di provare ti lascio il link al mio  tutorial per principianti:

 

-Esercizio per la cucitura diritta. Clicca qui

Aprirai  la pagina dove troverai foto-spiegato un semplice esercizio da fare se sei alle prime armi e vuoi far crescere  la tua abilità con la macchina da cucire. Ti permette di imparare a fare cuciture diritte senza sforzo! Personalmente testato al primo anno dell’istituto per la moda,!

Fammi sapere se ti è utile, o cosa ti piacerebbe realizzare come primo progetto fai da te per il cucito. Sarò felice d creare nuovi tutorial per te!

Ci ritroviamo qui la settimana prossima, cominceremo il mese di marzo , mese in cui parleremo di primavera, novità, e colori e… prepara le matite!

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15 Feb Il panico della prima vendita…oltreoceano e consigli per non essere impreparati

Su cosa ho imparato fino ad oggi

 

Quando ho aperto il mio Etsy shop, nel 2011, non avevo idea del grande mondo che avrei scoperto. Avevo sentito parlare di Etsy, ma ancora in Italia era sconosciuto ai più, mentre conoscevamo già bene altre piattaforme di vendite varia. Ma Etsy era dedicato al “fatto a mano” all’artigianale”. In quel periodo io facevo handmade,  e in oltre non lavoravo perché in attesa del mio primo figlio.  Ho aperto e messo delle cosine in vendita, ricami, prodotti per bambini, qualche borsa, di tutto un pò insomma.

Devo ammettere che l’ho aperto un pò così senza avere una chiara idea di cosa fosse il branding e di come si costruisce una identità legata al marchio etc (tutte cose che oggi dopo anni e con tanto impegno e studio conosco almeno in parte). Ho fatto la cosiddetta “gavetta” imparando sul campo.

La prima vendita mi ha messo parecchia agitazione ma era in Italia e devo dire grazie a una attività di promozione interna ad etsy. per cui diciamo che mi ha emozionato ed agitato, e se ci ripenso ora, dopo tutto il lavoro sul branding, sul taget e sul cliente fatto, mi darei un pessimo voto.

Ma il panico mi prese qualche tempo più tardi quando arrivò la seconda vendita e la prima Oltreoceano. Tra l’altro la cliente mi chiedeva una personalizzazione alla borsa che avevo in vendita.

Da cosa derivavano le mie paure e la  mia agitazione? Panic, si si mi prese una sano e terrificante panico a stringermi le budella, per tanti motivi per i quali oggi posso dire, che gestire un’attività non è facile ma soprattutto bisogna essere preparati. Alcune delle cose che mi turbavano erano:

  • Comunicavo con la cliente in inglese, e sebbene io abbia una comprensione dello scritto discreta, alcuni termini tecnici o slang non li conosco per cui ogni volta per leggere i suoi messaggi impiegavo parecchio tempo per essere sicura di capire bene le sue richieste.
  • Avrei dovuto spedire in Texas, oh un bel viaggetto..e se non arrivava? e come sarebbe stato meglio confezionarlo?
  • La borsa era una creazione unica, in parte con tessuto nuovo in parte derivante da un progetto di up-cycled, e quindi non disponevo di molto materiale per fare le modifiche e si sa se sbagliavo qualcosa sarebbe stato un grosso problema.

 

Oggi ho imparato sul campo ad affrontare tutte queste “agitazioni” e soprattutto ho letto e studiato molto, non posso dire che  so tutto, anzi ancora c’è molto da imparare e mi sono iscritta anche al programma di Etsy Resolution che si sta svolgendo in questi giorni e che aiuta ad aprire uno shop su etsy, grazie a dei tutor che seguono chi vuole aprire lo shop e cominciare a vendere on line, perché sebbene io ormai abbia aperto da un pò qualche nuovo suggerimento può sempre arrivare. Dopotutto si sa non si finisce mai di imparare.

Se posso darti dei consigli oggi su come affrontare la vendita su un marketpalce come Etsy (ma che rimangono valide anche per altri marketplaces con piccole modifiche) sono sicuramente questi:

 

  • Naviga prima sulla piattaforma, vedi che genere di cose si vendono, come vengono presentate, cosa scrivono di loro i venditori e leggi bene le policies e il Manuale del venditore creato per risolvere i dubbi. Fatti un’idea generale di come può esserti utile un marketplace per creativi come Etsy, ALM o Amazon Handmade.
  • Se sei un artigiana o una creatrice e vuoi impostare il tuo lavoro su una vetrina come Etsy o gli altri, puoi leggere prima delle risorse utili a farti capire come impostare il tuo brand. Per questo ti suggerisco “Tutto fa branding di Gioia Gottini” un semplice e-book con tanti esercizi che ti fa ragionare sul tuo piccolo business e trovare il tuo perché fai quello che fai. Io l’ho scoperto solo l’anno scorso, ma è stato molto utile per fare un lavoro di restyling e impostazione del mio marchio, della mia impronta online.
  • Su Etsy, c’è una grande community e dei gruppi/ team di venditori che si aiutano e si promuovono a vicenda, in un team puoi trovare il supporto necessario  e fare networking per partecipare a iniziative per farti conoscere.
  • Se vuoi farti conoscere, oggi è molto utile avere anche un profilo nei social, perché ormai la comunicazione si è spostata anche su questi canali. Trova i social più adatti a te, al tuo cliente e a farti trovare. Per conoscere meglio e utilizzare IG ti posso consigliare un e-book di approfondimento molto utile: quello di Rita Mys.cottage.
  • Osserva, osserva e osserva cosa fanno gli altri, i tuoi cosiddetti concorrenti o le persone che da più tempo sono li. Non è per copiare ma per capire che errori commetti o cosa puoi migliorare, soprattutto nelle foto, che sono essenziali per vendere on line a distanza. Non preoccuparti, ognuno ha il suo stile e c’è spazio per tutti.
  • Non sentirti sola, ci sono molte risorse utili, e persone esperte che ti possono aiutare a fare altri piccoli aggiustamenti affinché la tua attività abbia successo, con corsi, consulenze e revisioni. (dalla commercialista, alla web designer, alla consulente di prodotto)

 

Ultimo, ma non meno importante secondo me, non avere fretta, e se vuoi cominciare sii sicura di avere un pò di cose pronte da proporre, con le foto, di aver già capito come poter spedire nel caso i tuoi acquirenti siano lontani da te, e non ultimo aver calcolato bene il valore del tuo lavoro. (leggi prezzi 🙂

Quello che mi sento di averti suggerito qui sopra è derivato dalla mia esperienza diretta e personale, sicuramente ci saranno anche altri suggerimenti validi che qui non metterò e che magari scoprirai tu e per questo torna a raccontameli nei commenti!

Ora se vuoi vedere i miei shop dove propongo le mie creazioni puoi cliccare qui e farti un’idea, ogni suggerimento è ben accetto!

Ti ringrazio dell’accoglienza riservata alla #KFSloveweek che si sta concludendo oggi  e  della partecipazione! Presto arriveranno nuove iniziative dove dovrai anche metterci del tuo!

 

 

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08 Feb Quella volta che ho avuto la sindrome da Wonder Woman…

 

 

Mi sembrano passati così pochi giorni dall’inizio di questo 2017 che invece eccoci qua siamo già alla settimana più zuccherosa dell’anno, quella dedicata a San Valentino e che vuole celebrare l’amore, quello romantico e passionale. Io sono una sostenitrice della teoria secondo cui  l’amore va professato tutto l’anno e in molteplici forme e non solo a San Valentino, ma prendiamo questo giorno almeno per darci la possibilità di riflettere su cosa significhi per noi AMORE.

Niente paura non vi propinerò una lista di  temi zuccherosi farciti di cuori rossi, brillanti e cioccolatosi. Vi voglio solo fare una veloce riflessione sul significato del mio San Valentino.

In Italia, San Valentino è visto proprio come festa per gli innamorati, condita di romanticherie a base di cene intime e bigliettini di poesie. Personalmente preferisco la versione americana dove San Valentino è la festa dell’amore ma anche della famiglia e dell’amicizia, e per tradizione ci si scambiano bigliettini spesso fatti a mano con affettuose frasi e si regalano alle persone care.

Questo San Valentino 2017 lo voglio dedicare alle donne e all’amore per loro stesse, all’amore per la vita, per la famiglia e per il proprio lavoro.  Un ricordo speciale a tutte le donne vittime di femminicidio nel 2016, ma anche a tutte quelle che rimangono nell’ombra e combattono ogni giorno per vedere riconosciuto il proprio valore.

Il mio pensiero di San Valentino per quest’anno vuole essere proprio questo “Amare se stessi” no non in senso egoistico, non a discapito di altri, ma a finalizzare il benessere personale. Perché è innegabile che se  stiamo bene noi, di riflesso anche ci sta accanto gioverà di tanto amore. Al contrario se siamo noi le prime a non “ascoltarci” siamo le prime a perdere il focus con la realtà.

Io tendo a  soffrire della  Sindrome di Wonder Woman, ne ho sofferto negli ultimi anni quando si sono accumulati tanti impegni e tanta voglia di far fronte a tutti, marito, figli, scuola, sport, casa, finanze e lavoro, e qualche volta tendo a lascirami andare ancora allo stress di voler fare tutto, benissimo e perfettissimo. Il risultato? qualcuno direbbe lo “sclero” totale, altri lo chiamerebbero “esaurimento” perchè non è possibile fare tutto, bene e subito e le cose non possono essere come noi le vogliamo. Possiamo fare del nostro meglio senza svilirci, amandoci di più per vivere meglio.

Come possiamo volerci più bene? Ecco qualche mio consiglio, ma siete libere di farne di vostri o reinterpretarli:

  • comincia a darti il giusto valore; io sono una che tende sempre a sminuire se stessa e il proprio lavoro, ma da qualche tempo ho cominciato a ripetermi che non tutti magari sono in grado di disegnare o di cucire come faccio io e mi ripeto “non tutti sano fare alcune cose che fai tu, sei brava in questo ce la posso fare”
  • ritagliati degli spazi per te stessa; non voler fare la Wonder Woman, qualche volta io ho bisogno di un’ora tutta per me, dove fare qualcosa solo per il piacere di farlo. Lascio che il soggiorno stia in disordine, che i piatti li lavi mio marito o la lavastoviglie, che qualcosa rimanga imperfetto…ma non rinunciare a un piccolo piacere. Che sia leggere, andare dal parrucchiere, fare una manicure o ascoltare un pò di musica che non senti da tanto tempo. Si lo so la tua incapacità di far fronte a tutto sarà dolorosa all’inizio da digerire, ma poi sopravviverai e comincerai a capire che in realtà stai meglio.
  • fatti un regalo ogni tanto; non importa quanto piccolo o grande sia, ma quanto può gratificarti. Non ti sei mai sentita più allegra dopo aver comprato anche solo un nuovo smalto per le unghie o un paio di orecchini nuovi? Io ora voglio regalarmi un biglietto per una mostra che c’è in città, voglio vivere un’ora al museo solo per godere di cultura e bellezza.
  • Trova un momento per la socialità, che sia un caffè con un amica, una chat con chi è lontano, un workshop a cui partecipare. Ne uscirai sempre più arricchita, l’ultimo workshop a cui ho partecipato mi ha fatto conoscere una grande professionista e una realtà nuova in città.

Questi sono solo alcuni degli spunti che io sperimento in questo nuovo periodo per volermi bene, perché se io mi voglio bene, so voler bene anche agli altri.  Sto cercando di abbandonare l’istinto a voler fare tutto e a far spazio al piacere di farne altre.

Ma sono un pò curiosa e voglio sapere anche quali  sono le tue coccole dell’amore (no non  quelle intime) ma quali sono le cose che ti fanno stare bene e che ti fanno dire I LOVE ME!

E visto che è la festa più dolce e zuccherosa dell’anno, ti voglio fare un regalo speciale per San Valentino, per dimostrare il mio amore per me, per il mio lavoro e per le mie clienti,  da domani 9 febbraio fino al 14 febbraio ogni giorno ti farò una sorpresa nel mio Etsy shop! Ogni giorno ti proporrò un piccolo regalo legato a una mia creazione.  Se vuoi conoscerle tutte  segui i miei canali social, Instagram, la pagina Facebook e Twitter per scoprire ogni giorno la piccola sorpresa riservata! Pubblicherò in mattinata la sopresa e  #KFSloveweek sarà l’hastag che userò per segnalare le iniziative della settimana per cui se hai puntato qualcosa stay tuned!

( Attenzione i miei prodotti a volte sono pezzi unici per cui venduto uno, potrebbe non essercene un secondo disponibile! CARPE DIEM! )

Ti aspetto questa settimana nei miei social e mercoledì con il prossimo appuntamento qui.

 

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01 Feb Globalizzare o Personalizzare?

 

 

Lo sentiamo sempre più spesso che siamo nell’epoca della “globalizzazione” e, aggiungo io, della contaminazione.

Fino a qualche anno fa, forse anche un paio di decenni o  più, nelle nostre  città non esistevano così tanti ristoranti etnici, non avevamo così tante catene di negozi, non eravamo sempre connessi da sapere cosa succedesse in ogni parte del mondo a seguire le mode del momento. Oggi con la globalizzazione e la libera circolazione possiamo cambiare cucina tutte le sere, alla scoperta di nuovi sapori, nuove ricette e nuovi profumi. Oppure possiamo acquistare la stessa maglietta che la nostra amica siciliana che studia a Milano ha comprato nel franchising sotto casa. Un bene o un male?

Se ne potrebbe discutere all’infinito, sia sui pro che sui contro, di tale fenomeno, possiamo sicuramente trovare aspetti meravigliosi in tutto ciò e cose che contemporaneamente ci riempiono di tristezza infinita. Il bello è poter acquistare vicino casa da marchi di catena o poter mangiare sushi senza volare per forza in Giappone. Il brutto del rovescio di questa medaglia è che piccole botteghe antiche o storiche  chiudono perché non possono reggere il confronto con un merchandising agguerrito e sempre nuovo. Impotenti contro  la popolarità nazionale dei franchising per loro che magari sono “appena” il top nel quartiere o in città.

In tutto questo non ci sono vincitori, ma è curioso come a mio avviso la globalizzazione aumenti la personalizzazione. Mi spiego meglio, io sono molto contenta  quando apre un nuovo negozio in città e dico: – che bello anche qui sta per arrivare “tizio” o  “caio”!. Questo perché come spesso succede la catena si conosce già e non si vede l’ora che apra anche vicino casa  per non sentirsi privati di una ricchezza che gli altri hanno. D’altro canto questa sicurezza di dire, si se mi serve la trovo lì, mi crea un senso di vuoto quando penso che devo “personalizzare” o devo fare un regalo perché questa cosa già ce l’avrà, o tanto sarà uguale alla sua, o la può trovare ovunque.

Si perché diciamocelo più siamo globalizzati e tutti uguali, più io sento il bisogno di distinguermi, di tirare fuori la mia individualità. Se ho bisogno di soddisfare un mio bisogno o trovare cose di mio gusto spesso non posso rivolgermi ai prodotti globalizzati. (niente paura  non vado in giro col calesse al posto dell’auto per distinguermi).

Questa esigenza è diventata per me sempre più “sentita” dopo la nascita dei miei bimbi, perché mi chiederai tu? Perché nel periodo della gravidanza e nei primi anni di vita di un bambino, il tuo corpo cambia, cambiano le tue abitudini, hai meno tempo per te stessa, sei sottoposta a un bombardamenti di emozioni e sentimenti e fatiche, si diciamolo fatiche, e tu alla fine non sei più quella di prima.  Il tuo ruolo cambia, ora sei una mamma, sei sempre una donna, ma magari non esci più a fare serata dall’aperitivo a notte inoltrata, ma scegli  locali o eventi target famiglia. Nulla di male, ma la tua identità va recuperata. Per me è stato così, e per questo ora per ridarmi una mia identità non mi accontento più di vestire, acquistare o semplicemente leggere quello che fanno tutti. Mi piace sempre più qualcosa di personalizzato che mi faccia dire è solo mio, per me, per le mie esigenze. Per questo l’artigianato è diventato per me importante, il recupero del fatto a mano, e del contatto con i creativi soddisfa questo mia ricerca di personalità.

Perché l‘artigianato e il fatto a mano può aiutarti a esprimere la tua individualità? Ecco 5 buoni motivi per ricorrere a lui nell’epoca della globalizzazione.

  1.  Quando vuoi fare un regalo, e vuoi che questo simboleggi una parte di te. (es: un ricamo o una incisione di una “tua” parola)
  2.  Vuoi soddisfare i gusti di una persona quando devi fargli un regalo? (es: farti fare una maglietta con un disegno scelto da te)
  3.  Hai bisogno di creare qualcosa su misura, nella taglia, nel colore, nella dimensione o nella finitura. (es una finestra in ferro battuto dalle dimensioni non standard)
  4.  Sei allergica e hai bisogni di trattamenti naturali (come ad es: le tinture vegetali dei filati o dei tessuti.)
  5. Perché sei stanca di essere come tutti gli altri, e ti piace dire questo è solo mio, fatto per me.

Poter personalizzare quando acquisti è un valore aggiunto molto forte, che solo con il fatto a mano e l’artigianato puoi soddisfare. 

Le mie clienti più entusiaste sono state proprio coloro che mi avevano chiesto una personalizzazione; le bomboniere ricamate con il nome della la nipote, una borsa con i colori preferiti, sono alcuni esempi.

Rimaniamo sempre  in un epoca di globalizzazione, e io continuo lo stesso ad acquistare anche da catene & co, ma sempre di meno, cerco di scovare sempre cose nuove che non trovo nei negozi. Mi piace poter dire: questo lo faccio io per me e per tutte le donne che lo vorranno, che meritano di essere uniche e che apprezzano  essere originali ritornando a personalizzare e ad esprimersi. Questa forza, questa voglia di ritornare a non essere tutti uguali è la leva che ogni giorno mi spinge a creare, borse, magliette e accessori di uso comune, ma dallo stile personale per ritrovare  la mia identità.

Quali sono le cose che apprezzi di più e quelle che ami di meno di quest’epoca di globalizzazione?

Torna a leggermi la settimana prossima nella settimana di S.Valentino che parleremo  …d’amore ma in modo non scontato e ci sarà una bella iniziativa a cui partecipare. Ti aspetto!

 

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25 Jan Come essere Green in poche mosse

Quest’anno il colore dell’anno di Pantone è un verde chiaro, che loro chiamano Greenery. Che sia una scelta dai risvolti socio/psicologici, antropologici o che semplicemente si siano rifatti al nostro vecchio detto “Verde porta Speranza”?

Non so come la pensi Pantone, ma io sono un amante del verde in generale, dopotutto una versione del verde la vedete anche qui nel mio sito e fa parte della mia palette di colori. Io amo molti i colori legati alla terra, quindi i verdi che si rifanno al bosco, ai prati, le terre come il siena bruciato o le sfumature di ocra. Questo colore del 2017 è chiaro e brillante che mi piace un pò meno, ma vediamone le proprietà per capire come usarlo.

Nella cromoterapia, una pratica alternativa che fa uso dei colori come terapia in grado di stimolare il corpo e  ritrovare il  naturale equilibrio il verde è il colore  dell’armonia e della calma. Il verde infatti è il risultato dell’incontro di due dei colori primari giallo e blu, ed è il punto di equilibrio tra i colori caldi (giallo arancio rosso) e quelli freddi (violetto indaco blu).  Ora la cromoterapia ancora non è riconosciuta dalla comunità scientifica, in quanto nessuna pratica cromo-terapica è mai stata in grado di superare uno studio clinico. (cit- Wikipedia) però di certo alcuni colori stimolano più l’energia di altri.  Quello che a mio parere è vero è che su un prato verde a me viene una grande voglia di stendermi e rilassarmi. In primavera quando la terra ritorna verde, mi viene anche la voglia di stare fuori, passeggiare e godere della natura. Nell’arredamento viene infatti usato per ambienti living dove si vuole favorire il rilassamento o la concentrazione, come soggiorni o camere da letto.

Il verde nella moda è stato visto sempre come un colore difficile, soprattutto per gli abbinamenti, poco adatto alle bionde, per fortuna  gli stilisti di recente ci hanno regalato capi green che hanno finalmente sdoganato questo colore. Senza pensare alla storia del costume e dell’abbigliamento che ci riporta all’uso di questo colore nel passato basti citare per l’arte “Il ritratto degli Arnolfini” del fiammingo Jan ven Eyck esposto alla National Gallery di Londra che ne testimonia l’uso nel ‘400 o al cinema all’abito verde che Rossella cuce con le tende in “Via col Vento” il film vincitore del premio oscar del ’40.

Essere Green ha però anche oggi un altro significato, più sociologico e vuole dire rispettare la natura, evitare lo sfruttamento di foreste o coltivazioni. Significa evitare di inquinare, prediligere fibre naturali, coltivazioni bio, limitare l’uso di sostanze chimiche e ridurre il carico di rifiuti che emettiamo.  Come possiamo essere green nella vita di tutti i giorni in poche mosse?

  1. Quando facciamo la spesa portiamoci un sacchetto, è vero che oggi quelli che ci danno nei negozi sono quasi tutti compostabili e quindi si possono utilizzare per la raccolta differenziata, ma non sono molto resistenti (leggi spesa sparsa sul pianerottolo) per certi carichi e possono comunque finire in giro a inquinare o essere pericolosi per gli animali. Se anche tu ami o collezioni le totes e cerchi un sacchetto che sia resistente ma anche bello ti ricordo che molte delle mie shopper, sono ora in saldo a prezzi di liquidazione perchè sono le ultime, esaurite queste non verranno per ora riassortite. Ti lascio il link alla sezione dello shop clicca qui, accaparrati la tua!
  2. Quando siamo in vacanza o magari facciamo un pic nic, non abbandonare sacchetti di rifiuti in giro, pratica poco salubre per gli animali che se ne possono nutrire o che si possono soffocare con plastica o quant’altro.  Oltre che essere una pratica maleducata.
  3. Prediligiamo fibre naturali, come cotone, lino, lana, canapa, seta, di origine vegetale o animale, di coltivazioni certificate o bio. Oltre a limitare l’utilizzo della chimica, sono più confortevoli da indossare.
  4. Riduciamo gli sprechi, riutilizziamo tutto quello che possiamo, riadattiamo capi di abbigliamento o articoli ancora in buono stato. Ci sono gruppi sui social che promuovono lo scambio, la vendita di materiali che non vuoi più o che non ti servono, ma possono essere utili ad altre persone. Io faccio parte (avendo due bimbi che crescono in fretta) di alcuni dedicati agli articoli dei bambini, come seggiolini, carrozzine, lettini che si utilizzano per alcuni mesi e poi finiscono buttati seminuovi, in questo modo evito di conferire in discarica materiale che può essere ancora utilizzato. E ho spazio in casa yeah!
  5. Cerchiamo di fare acquisti local, soprattutto per quanto riguarda l’acquisto di verdura, o alimentari in genere mi piace sempre più acquistare dai produttori, perchè acquisto genuino, aiuto un coltivatore/allevatore, evito l’inquinamento dovuto al trasporto su gomma della merce. Certo non per tutto posso farlo, ma di certo anche una piccola parte mi rende più Green!
  6.  Riduciamo il materiale da imballaggio al supermercato, scegliendo prodotti alla spina (detersivi/cereali latte) o prodotti dei banchi serviti per esempio, evitando lo spreco di confezioni.

E tu ami il verde come colore e hai qualche pratica che metti in atto per essere più green? Nella tua vita o lavori  fai riferimento ai colori per aiutarti a superare certi momenti? Raccontami!

Ci rincontriamo la prossima settimana con il nuovo post in cui parleremo di personalizzazione, ti aspetto!

 

 

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19 Jan Pensare fuori dagli schemi alimenta la creatività

A volte in giornate come oggi, quando senti 4 scosse di terremoto in 4 ore tutte sopra la magnitudo 5.0 e ti trovi a più di 100 km dall’epicentro beh tutto si rimette in discussione. Questo post lo avevo pensato già da qualche giorno, e quindi scelgo comunque di pubblicarlo, perché vi racconta una parte di me, del mio lavoro e di come lo faccio, anche se l’animo oggi non è leggero.

 

Oggi ti voglio raccontare come le cose più inaspettate, quelle che magari non avresti mai pensato di fare a volte si rivelano esperienze interessanti e vivificanti. Di come un lavoro che non avrei mai pensato di fare, si sia rivelato invece molto soddisfacente. Ti è mai capitato? Magari qualcosa su cui eri sicurissima non è andata bene e qualcosa che ti ha fatto esclamare  bleah…ma si forse, non so…poi invece sia stato un successo?

Ecco in questa occasione per me è stato “pensare fuori dagli schemi” e  tutto ciò ha contribuito ad alimentare la  mia creatività.

Molte volte mi è capitato, soprattutto in ambito lavorativo come dipendente che mi venisse chiesto “pensa fuori dagli schemi”. Si ma cosa significa esattamente pensare fuori dagli schemi? Comunemente è pensare secondo regole inverse, senza seguire schemi prefissati o metodologie di comportamento consuete. Per me che sono razionale quando  bisognava usare la cosiddetta capacità di “problem solving” e “pensare fuori dagli schemi” mi spiazzava anche se poi arrivavo al risultato.

Ora da creativa, pensare fuori dagli schemi diventa più naturale, perché alla base della creatività c’è proprio sovvertire i processi mentali che di solito facciamo. Ma non sempre viene spontaneo perché preda di mille paure. In questi giorni ho  potuto lavorare a un progetto che mi ha portato veramente fuori dai miei schemi e il risultato mi ha reso molto felice oltre che soddisfatta.

Sono stata contattata da una cliente sul mio Etsy Shop, che mi chi chiedeva se potevo fargli una maglietta come quella nella foto che mi allegava. Nel mio  negozio di creazioni sartoriali  propongo anche  delle magliette dipinte a mano. In genere come soggetto dipingo delle figure femminile i cosiddetti “figurini di moda” come si chiamano in termine tecnico, Sono tutte diverse l’una dall’altra e quindi altamente personalizzabili. Il mio modo per rendere un capo basic come la t shirt che tutti abbiamo nell’armadio, molto originale, unico e fashion rimanendo un easy outfit ma, con personalità.

Bene la possibile cliente dopo avermi fatto i complimenti mi chiede se posso farle una maglietta con due fenicotteri rosa che si toccano e che formano con il collo un grande cuore sul davanti. Fenicotteri? Rosa? Mah …sono perplessa e aspetto un pò a risponderle perché non so bene cosa fare.  I sentimenti che si alternano in me sono:

  • Oddio perché mi chiede questo?
  • I Fenicotteri? mah Boh! e poi tutto rosa, ma non li so fare…io disegno figurini…
  • Come posso tradurle gentilmente che non voglio fare la maglietta?
  • Non me la sento e se poi non le piace? Nello stomaco la paura mi dice no..lascia stare.

Temporeggio, non le rispondo subito ma mi prendo qualche ora (conto sul fuso orario per non apparire scortese). Lascio decantare il pensiero e cerco soluzioni alternative per non perdere una vendita; il pensare con schemi diversi dal consueto per me è stato avere Fiducia, Correre dei rischi, pensare all’obiettivo finale e lavorare senza vincoli.

  1. Nell’oceano di Etsy, pullulante di magliette dipinte e artigiani creativi bravissimi è arrivata da me, perché probabilmente ha trovato quello che poteva fare al caso suo. Quindi lei ha fiducia in me e io perché non dovrei averla in me stessa? ABBI FIDUCIA nelle tue CAPACITA’
  2. Mi mette ansia farle un ordine personalizzato di un disegno che non ho mai realizzato? Bene allora le propongo un accordo che è vantaggioso per entrambe; faccio delle prove e le sottopongo le idee così se poi non le piace siamo entrambe tranquille se la cosa non va in porto. ASSUMI il RISCHIO 
  3. Le chiedo comunque la taglia, per essere pronta in ogni caso evitando di perdere tempo. ANTICIPA le RICHIESTE
  4. Faccio il disegno, lo trasferisco sulla maglietta e comincio non sapendo bene se col colore sarei riuscita ad ottenere il risultato sperato ma tanto mi ripeto siamo libere sa vincoli. ALLONTANA LO STRESS da PRESTAZIONE

Il risultato? ho lavorato con interesse perché mi sono messa alla prova, ho affrontato una nuova sfida, la maglietta secondo me è venuta molto bene, (sempre migliorabile ma come prima esecuzione non male) e la cliente ne è rimasta entusiasta. Entrambe soddisfatte e tutto ciò mi porta a pensare che posso allargare la mia creatività ad altri orizzonti e altri temi, pensando fuori dagli schemi.

E tu mi vuoi raccontare se qualche volta rei ricorsa a soluzioni alternative per il tuo lavoro?

Qui sotto vi metto la maglietta finita così mi potete lasciare un parere.

 

 

PS: Sabato 21 è la giornata internazionale delle coccole e degli abbracci “HUG DAY” un mio grande abbraccio virtuale a tutti coloro che sono in situazione di disagio per il terremoto e il maltempo.

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