Stories Archives - KatiaFabricStudio
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Stories

21 Jun Come stare freschi e vestiti d’estate

 

 

21 giugno: Solstizio d’estate…almeno simbolicamente si concorda che l’Estate inizi ufficialmente nella giornata di oggi, e con essa arrivi il caldo, il sole, il tempo delle vacanze.

Tutto corretto, tutto giusto, se non fosse che il meteo negli ultimi anni ci ha abituati a bizzarrie strane e alla cancellazione delle “mezze stagioni” per cui già da qualche settimana indossiamo bermuda e infradito e si vedono in giro le prime scottature da esposizione solare. (leggi la mia schiena)

Come fare quindi a vestirsi d’estate, cercando di non sciogliersi come un ghiacciolo, non puzzare come un bidone della spazzatura e non intossicarsi? Il primo consiglio è usare tessuti naturali e non sintetici. Bene quali sono? Principalmente  cotone, lino, canapa e seta, fibre storiche che si sono tramandate nella storia già da secoli. Da qualche tempo  poi si sono affacciate delle fibre nuove  artificiali di origine naturale come il bambù e il latte. (Si il latte proprio quello che beviamo.!)

Intanto la breve definizione delle tipologie di fibre così da cominciare a conoscerle e quindi sceglierle quando dobbiamo vestirci:

Le FIBRE NATURALI sono ottenute da materiali esistenti in natura e possono essere di origine animale o di origine vegetale. Tra le prime si ricordano la lana, la seta e la pelle, mentre tra le seconde il cotone, il lino e la canapa.

Le FIBRE ARTIFICIALI si ottengono da materie prime rinnovabili, rendendo filabili sostanze naturali sia animali che vegetali che non hanno tali proprietà, come la cellulosa del legno, alcuni scarti del cotone o della soia o la caseina del latte.  Sono fibre artificiali la viscosa,  l’acetato, il rayon e il lyocell.

Le FIBRE SINTETICHE  sono ottenute dalla diretta trasformazione di sostanze chimiche e non dalla lavorazione di prodotti naturali.
Queste sono ottenute da composti chimici di sintesi, derivati dal petrolio e ridotti in filamenti più o meno lunghi. Sono fibre sintetiche: Acrilico, Poliestere, Poliammide, Elastam e Gore-tex

Perché preferire le fibre naturali a quelle sintetiche d’estate? I principali vantaggi nel vestire naturale d’estate sono:

  • Le fibre “sintetiche” sono di origine chimica, derivante dal petrolio, è come se ti vestissi con una bottiglia di plastica, per cui non traspirante. La tua temperatura si alza sempre più, continuando a sudare e quindi ad avere un ristagno di umidità e cattivi odori maggiore.
  • Le fibre naturali come lana e seta sono “termo regolatrici” perché isolanti, tengono caldo se hai freddo e fresco se hai caldo. Hai mai notato che i tuareg nel deserto sono belli coperti? Si potrebbe pensare che abbiano caldo eppure la lana funge da isolante e ne mantiene la temperatura costante.
  • Le fibre naturali sono anallergiche, provocano meno reazioni rispetto a quelle di origine chimica, sono antibatteriche e nel caso della Canapa anche anti odore.
  • Il cotone è una fibra dotata di una ottima assorbenza, per cui in estate il sudore viene catturato dal tessuto evitando ristagni sulla pelle e reazioni allergiche o dermatiti.
  • Il lino è poi il tessuto più fresco da indossare in estate, perché assorbe e permette l’eliminazione dell’umidità rapidamente.

Inoltre altri consigli per sopravvivere alla calura estiva nell’abbigliamento sono quelli di preferire colori chiari che “catturano” meno calore e fare anche attenzione alle etichette e alle stampe (delle t-shirts per esempio) per evitare coloranti o addittivi utilizzati nella lavorazione che a contatto con la pelle possano dare vita a reazioni allergiche.

Naturalmente i tessuti sintetici non sono da demonizzare, ci vengono ampiamente in aiuto  per esempio nell’abbigliamento tecnico,  proprio ora in vista delle vacanze pensiamo alle giacche anti-vento da montagna, o alla Lycra per i costumi da bagno. Diciamo che se resti in città a 38° puoi preferire le fibre naturali per i vantaggi sopra elencati. Il mio consiglio è quindi di scegliere  in base all’uso e alla situazione. Inoltre tu ti conosci meglio di tutti e sai se sei una persona che suda molto o ha problemi allergici e saprai regolarti di conseguenza.  Io nei miei accessori uso molto il cotone e tessuti ad alta percentuale di cotone, perché è morbido, piacevole al tatto, resistente, fresco, e disponibile in tanti colori così anche nelle borse o negli accessori posso variare ed avere al tempo stesso capi belli e piacevoli!

Con questi accorgimenti semplici, potrai sopportare meglio la calura estiva e rimanere fresca evitando di sentirti un ghiacciolo che non profuma di fragola!

 

 

 

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24 May Dietro le quinte di una maglietta

 

La maglietta o Tshirt (sapete perchè si chiama così?) è il capo basic che tutti abbiamo nell’armadio e che usiamo in molte occasioni e outfit diversi. Regina dell’estate quando l’abbiniamo a pantaloncini o gonne corte, non si ripone mai perché serve anche per l’allenamento in palestra durante l’inverno, per dormire tutto l’anno, o come nel caso

L’idea di fare delle magliette personalizzate, Tshirts con dei miei disegni, mi è venuta alcuni anni fa, ma dovetti rinunciare all’idea perché troppo onerosa. La stamperia, per ottimizzare i costi giustamente chiede un buon numero di stampe da un disegno e io non potevo partire con una produzione in grande.

Però non ho abbandonato l’idea, che anzi ha continuato a ronzarmi in testa, e  ho continuato a pensare a questa idea e a sperimentare.  Ho acquistato i colori per tessuti, i quali una volta asciutti si fissano al tessuto e resistono ai lavaggi.  E ho acquistato delle magliette neutre per provare a realizzare  i miei disegni.

 

Da alcuni anni ho realizzato la mie prime due magliette, una bianca e una gialla che ancora possiedo ma che cominciano a dare segni di usura..e indosso oramai solo per stare in libertà a casa. Ma non ti dico la soddisfazione di averle ancora.

Ti starai chiedendo perché fare delle magliette, di cui il mercato è saturo? E perché quando potresti acquistare una maglietta già bella che decorata anche per pochi euro?

  • Il mercato è pieno, ma non non c’erano negozi on e off line di handmade con magliette illustrate con fashion design come le mie. e in ogni caso ogni disegnatore di moda ha un suo stile personale per cui non sarebbe mai uguale.
  • Perché posso rappresentare ciò che mi/ti piace, o una tua passione. Come nel caso della maglietta con figurino a ballerina. o quella con i fenicotteri.
  • Lascia ampio campo alle personalizzazioni, nei colori  del figurino così si possono abbinare ai capi che già hai (pantaloni/gonne o cardigan) e puoi esprimere te stessa attraverso il tuo colore preferito.
  • Sono un regalo perfetto per un compleanno, un’amica, una damigella o una sposa o mamma/figlia. Non troppo impegnativo, utile ma soprattutto fatto pensando alla persona.

 

Non sono una ritrattista, come disegnatrice di moda ho il mio stile e le mie figure sono rappresentate come bozzetti di moda, allungate, in posa come se stessero sulla passerella, la maggior parte delle volte senza volto, ma come nelle ultime che ho realizzato mi è stata chiesta un personalizzazione e ho realizzato le figure somiglianti a chi la dovrà ricevere. E’ stata una bella sfida perché si fa anche un lavoro di psicologia, cercando di rappresentare non solo l’immagine della persona ma anche un pò di essa per fare in modo che esprima e si riconosca nel disegno.

Come nasce quindi una Fashion tshirt di KatiaFabricstudio? Ecco la mi tabella di marcia in 10 mosse:  (semiseria per lavorare in allegria)

  1. La maglietta deve essere in cotone, da un minimo di 80% al 100%, per avere i migliori risultati con il colore.
  2. La lavo in sola acqua, non deve avere residui di lavorazione o detergenti, e faccio asciugare all’aria (sole non mi abbandonare!)
  3. Preparo su carta il disegno, facendo tutte le prove necessarie per trovare il bozzetto definitivo. (tempo variabile al grado di soddisfazione di raggiungimento dell’obiettivo)
  4. Preparo la maglietta delimitando la parte dove la disegnerò e coprendo il resto. Tessuto ben teso appuntato su n piano impermeabile (e si uso anche volgare carta di riciclo tipo i volantini dei supermercati e del nobile scotch carta evitando sprechi ecologici)
  5. Trasferisco il disegno o con carta calcante o a mano, riproducendone i contorni e i tratti principali a matita leggera.
  6. Passo alla pittura vera e propria con pennelli e miscele di colore (e qui mi entro nella fase Renoir 🙂
  7. Lascio asciugare (anche 1  giorno per sicurezza)
  8. Rifinisco con il tratto a punta fine per dare carattere e delineare le figure
  9. Si rifà asciugare  e si fissa il colore stirando al rovescio con il ferro caldo.
  10. Controllo qualità e voilà…la maglietta unica è pronta per essere il vanto di chi la indosserà.

 

Ecco un riassunto filmato, e poi voglio sapere da te cosa ne pensi e cosa ti piacerebbe vedere disegnato su una tua maglietta!

 

 

Lavaggio

 

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17 May Cosa ho imparato dalle cucine da incubo

 

 

Si, lo ammetto sono una patita di quei programmi Tv in cui si ristrutturano case, oppure si parla ristoranti o hotel impossibili. E da loro imparo tantissimo, sono una lezione di marketing impareggiabile. Qualcuno forse le trova noiose, altre volte paradossali, ma io ne traggo sempre qualche buon  suggerimento utile da mettere in pratica nel proprio campo, sopratutto se il proprio business ha a che fare con clienti.

 

In questi ultimi giorni ho visto una puntata di Cucine da incubo versione italiana, e sebbene io creda che molto del programma sia preparato ai fini televisivi, mi piace vederlo, per trarne consigli di marketing per migliorare il mio lavoro. (sebbene io non sia una ristoratrice).

 

In questa puntata lo chef trovava una formaggiera sporca e del pane vecchio. Sono tornata un attimo con la memoria a qualche anno fa quando partecipai al pranzo annuale di una associazione di cui fa parte mio marito. Ristorante molto famoso in zona, un location classica per matrimoni perché dotata di ampie sale e quindi in grado di soddisfare gruppi numerosi. Io non c’ero mai stata, lo avevo valutato due anni prima per il mio di matrimonio, ma non lo avevo scelto e quel giorno ero molto curiosa nel provare la sua cucina e la sua accoglienza.

 

In quell’occasione, trovai il pane vecchio, considerando che era domenica pensai fosse  del giorno prima. Ora premetto che il pane del giorno prima si può mangiare tranquillamente, e anzi se ne possono fare molti usi e ricette sfiziose, non trovo però che un ristorante lo debba servire a degli ospiti. Questa cosa mi fece pensare e mi lasciò un pò di amaro in bocca, perché da un ristorante del genere non me lo sarei aspettata. Ormai ci facciamo il pane in casa nel nostro forno domestico, a un ristorante ben equipaggiato cosa costa fare altrettanto? Ho pensato a mille motivi per cui non mettere in tavola pane fresco, ho trovato tante scusanti, ( era un pranzo sociale, con un menù fisso, una associazione benefica etc ma non ci sono scuse per non dare un servizio all’altezza) e rimane il fatto che io di quel ristorante non ho avuto una buona impressione e non mi sarei sentita di consigliarlo ad altri.

Più o meno lo stesso pensiero ha fatto pure Cannavacciuolo nel programma TV, ha chiesto al titolare “Ma che servi pane vecchio”? Vabbé scena preparata o no, mi sono rivista per un attimo  in quel ristorante e mi sono fatta una domanda;

perché non dare un servizio top anche nei dettagli? Un cliente torna più volentieri dove tutto il servizio, la cucina, i dettagli, l’atmosfera, la pulizia sono ok. Fidelizzare il cliente è anche non cadere sui dettagli e farlo sorprendere per tutti gli aspetti del  rapporto che si instaura.

L’insegnamento di marketing,  che dal pane vecchio ho deciso di portare nel mio biz, è di dare sempre un servizio al top, se non sono convinta di un prodotto non lo metto in vendita. Perché?

  • Se un cliente acquista da me una borsa e questa è cucita visibilmente male probabilmente non ricomprerà più
  • Lo stesso non parlerà di me ad amici e conoscenti e quindi non godrò di una buona pubblicità o del passaparola
  • Io non sarò a mio agio sapendo che una mia creazione presenta già dei difetti

 

Di recente ho creato una variante di una pochette con doppia zip con un tessuto  a fiori giapponese molto bello, ma ho fatto due errori, ( che probabilmente a un occhio non esperto di sartoria passerebbero inosservati ma a me no). La funzione della bustina non è compromessa e quindi funzionale, ma ho deciso che non potevo nel caso qualcuno me l’acquistasse spedirla per cui ho deciso che la inserirò su ordinazione, rifacendo lo stesso modello a richiesta e il prototipo lo tengo per me 🙂

Si difetti piccoli o grandi non importa, non va fornito un servizio NON al top, e se io per prima non ne sono convinta trasmetto di sicuro questa mia perplessità al mio cliente. Quando ho ospiti a cena compro pane fresco e quando devo vendere una mia creazione la voglio consegnare con la coscienza di aver fatto del mio meglio.

Quindi nella mia “panetteria” o sartoria creativa voglio sentire sempre il profumo del pane fresco!

E tu mi racconti quali sono le cose per cui non ti sei più rivolta a un negozio, ristorante o professionista? Scrivimi nei commenti, il tuo consiglio potrebbe essere utile ad altri!

 

 

 

 

 

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03 May La mia borsa non è un porto di mare

 

“Accumulo e porto con me sempre tante cose che poi sparisce sempre tutto nel buco nero”.

Anche a te succede questo? La tua borsa è simile a un porto di mare? Dove arrivano, partono, si spostano, si mettono e si tolgono merci navi e persone?

 

La mia si, e io con due bambini da 5 anni a questa parte mi sono convertita alle maxi borse, per cui immagina cosa ci puoi trovare dentro. All’inizio quando il mio bimbo aveva pochi mesi, avevo preso l’abitudine di portarmi due borse una con i miei effetti personali e una in cui ci dovevo portare pure il latte, il biberon , il termos per l’acqua calda, ciuccio, pannolini, salviettine, un eventuale cambio, etc etc. Se sei mamma mi puoi capire. Ora che sono cresciuti devo comunque pensare all’acqua alla merenda, alla fame improvvisa ai ginocchi sbucciati…:-)

 

Ma anche la mia borsa “normale” non demorde mica sai…hai mai provato a svuotarla e mettere il contenuto sul tavolo? vuoi solo una parte di elenco delle cose che ho trovato io?

  • Portafoglio gonfio (non di soldi quelli non ci sono mai, ma ho ben, si le ho contate ho almeno 25 tessere fidelity dei vari negozi)
  • Telefono
  • Caramelline (non si sa mai l’alito..o un calo di zuccheri o la gola secca)
  • Set di ritocco per il make up (beh dai una incipriata nel pomeriggio può sempre servire)
  • una pochette per  giorni del ciclo
  • qualche moneta spicciola che a volte non metto nel portafoglio perché esco di corsa dal negozio e butto là.
  • il gettone per il carrello della spesa
  • la molletta per i capelli..a volte mi servisse
  • fazzoletti in svariato numero di pacchettini tutti rigorosamente iniziati e salviettine igienizzanti
  • una shopper leggera che tengo nel caso mi fermassi a fare delle spese non preventivate
  • bigliettini vari raccolti in giro o comunicazioni della scuola o penne e post it vari
  • varie ed eventuali stagionali…(occhiali da sole…sciarpina, berretto o fascia, crema per le mani….etc etc etcetera

 

Visto che ogni volta che cerco anche solo le chiavi è come cercare un ago in un pagliaio, mi  capitato solo qualche settimana fa di perderle. Panico più totale, era una giornata di pioggia e vento forte, e per fare prima quando ho portato i bimbi all’asilo e cercare di coprirli con l’ombrello e chiudere la macchina e attraversare la strada (si immagina la scena fantozziana) le ho messe in tasca, ma una tasca piccola e non chiusa bene e da li mi devono essere cadute. (poi fortunatamente ritrovate grazie a un signore gentilissimo qualche giorno dopo)

Per questo ho imparato a organizzare la mia borsa e ho deciso di utilizzare la tecnica  dei “compartimenti stagni” per usare un termine marinaresco. Ho deciso di organizzare la mia borsa e trovare per ogni cosa una soluzione. Tasche e taschine per gli oggetti piccoli, pochette e bustine per ogni settore. (uno per il makeup, uno per fazzoletti e salviette, una cover per il telefono che mi permetta di trovarlo e proteggerlo e così via…) Perché:

  1. Prima di tutto voglio risparmiare tempo, perché non ne ho mai abbastanza e comunque lo voglio impiegare in cose più piacevoli per me
  2. Perché mi piace avere il controllo sulle cose, o sentirmi sicura che mentre sono fuori sono in grado di far fronte alle piccole necessità come pulirmi le mani o soffiare il naso ai piccoli
  3. Per una questione di igiene e pulizia…pare che per esempio lo schermo del cellulare sia un vero ricettacolo di germi che poi spargiamo ovunque.
  4. Poi se cambio borsa basta che trasferisco la pochette che mi serve e faccio prima.

Io ho migliorato il mio rapporto con la paura di non essere pronta a far fronte alle mie necessità quando sono fuori, perché ora la mia borsa non è più un porto di mare. E poi è anche bellissimo tirare fuori una pochette colorata dalla borsa con quello che serve, è anche un modo discreto e personale. (tipo quando in ufficio devo andare in pausa e basta portare con te una di queste.

Mi piacerebbe conoscere anche il tuo rapporto con la borsa, la ami grande o piccola? e anche la tua somiglia a un porto di mare?

 

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29 Mar Quanto mi piacevano quegli stivali…

 

Quando ero adolescente per un periodo, adesso non potrei dire quanto fu lungo, spopolò la moda degli stivali “Camperos” liberamente ispirati ai stivali texani. Come tutte le mode dilaganti fu intensa e in quel periodo che ancora non esistevano i social, e le mode duravano una stagione o due al posto di 2 mesi tutti li portavamo.

 

Io li ho adorati, e con quelli ai piedi mi sentivo invincibile, si diciamo pure “gnocca” come solo una adolescente può sentirsi, molto cool e appagata. Non credo di avere foto dell’epoca, ed è meglio così, perché ora potrei farmi delle sane risate o morire di vergogna arrossendo fin alla radice dei capelli.

Ti starai chiedendo “Ma allora rinneghi il tuo passato”? No, ogni periodo ha proposto delle mode, dai costumi ascellari anni 80, alle giacche doppiopetto anni 90, quando si è più giovani si tende a seguirle e ad omologarsi altrimenti sei fuori dal gruppo.  E io i camperos li ho veramente amati, probabilmente se vivessi a San Antonio ancora li porterei!

 

E allora perché ti racconto questa storia? Perché è stato l’inizio del mio modo di reinterpretare le mode. I miei di stivali non erano gli originali,  semplicemente perché costavano troppo  e quindi erano una delle tante variazioni sul tema. Certo a quell’età mi dispiaceva non poco, (provate a dire a un adolescente di oggi che invece delle “New Balance” gli comprate una scarpa simile..tragedia) ma così era e io comunque li avevo. Non erano originali ma li adoravo e così è stato con molte altre mode anche negli anni a seguire.

Che insegnamento ne traggo da questa storia?

  • credo sia nata in quel contesto la voglia di essere alla moda ma non seguirla, rielaborando uno stile originale
  • Non sono mai stata fiera di omologarmi,  mi da più piacere esprimere il mio stile personale 
  • Non amo comprare o seguire una moda solo perché tutti ce l’hanno o lo fanno.
  • Se amo un capo o un accessorio questo mi regala grandi emozioni

 

Per questo la mia mission è “Aiutare le donne a esprimere la propria individualità e a essere loro stesse con lo stile che più che le rappresenta per farle stare bene

 

Quel’è il tuo rapporto con le mode? Le segui alla lettera o ami rielaborare personalizzando? Ti senti meglio se hai la borsa più in voga del momentoi o vai controcorrente? E cosa ti regala più emozione?

Se sei curiosa di conoscere qualcosa in più  puoi seguire la mia Fashion Board su Pinterest a questo link. E mi piacerebbe vedere anche la tua!

 

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