Il mio Blog di creatività e artigianato tessile per i tuoi accessori
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Come stare freschi e vestiti d’estate

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Dietro le quinte di una maglietta

  La maglietta o Tshirt (sapete perchè si chiama così?) è il capo basic che tutti abbiamo nell’armadio e che usiamo in molte occasioni e outfit diversi. Regina dell’estate quando l’abbiniamo a pantaloncini o gonne corte, non si ripone mai perché serve anche per l’all...

Cosa ho imparato dalle cucine da incubo

    Si, lo ammetto sono una patita di quei programmi Tv in cui si ristrutturano case, oppure si parla ristoranti o hotel impossibili. E da loro imparo tantissimo, sono una lezione di marketing impareggiabile. Qualcuno forse le trova noiose, altre volte paradossali, ma io ne traggo sempre q...

17 May Cosa ho imparato dalle cucine da incubo

 

 

Si, lo ammetto sono una patita di quei programmi Tv in cui si ristrutturano case, oppure si parla ristoranti o hotel impossibili. E da loro imparo tantissimo, sono una lezione di marketing impareggiabile. Qualcuno forse le trova noiose, altre volte paradossali, ma io ne traggo sempre qualche buon  suggerimento utile da mettere in pratica nel proprio campo, sopratutto se il proprio business ha a che fare con clienti.

 

In questi ultimi giorni ho visto una puntata di Cucine da incubo versione italiana, e sebbene io creda che molto del programma sia preparato ai fini televisivi, mi piace vederlo, per trarne consigli di marketing per migliorare il mio lavoro. (sebbene io non sia una ristoratrice).

 

In questa puntata lo chef trovava una formaggiera sporca e del pane vecchio. Sono tornata un attimo con la memoria a qualche anno fa quando partecipai al pranzo annuale di una associazione di cui fa parte mio marito. Ristorante molto famoso in zona, un location classica per matrimoni perché dotata di ampie sale e quindi in grado di soddisfare gruppi numerosi. Io non c’ero mai stata, lo avevo valutato due anni prima per il mio di matrimonio, ma non lo avevo scelto e quel giorno ero molto curiosa nel provare la sua cucina e la sua accoglienza.

 

In quell’occasione, trovai il pane vecchio, considerando che era domenica pensai fosse  del giorno prima. Ora premetto che il pane del giorno prima si può mangiare tranquillamente, e anzi se ne possono fare molti usi e ricette sfiziose, non trovo però che un ristorante lo debba servire a degli ospiti. Questa cosa mi fece pensare e mi lasciò un pò di amaro in bocca, perché da un ristorante del genere non me lo sarei aspettata. Ormai ci facciamo il pane in casa nel nostro forno domestico, a un ristorante ben equipaggiato cosa costa fare altrettanto? Ho pensato a mille motivi per cui non mettere in tavola pane fresco, ho trovato tante scusanti, ( era un pranzo sociale, con un menù fisso, una associazione benefica etc ma non ci sono scuse per non dare un servizio all’altezza) e rimane il fatto che io di quel ristorante non ho avuto una buona impressione e non mi sarei sentita di consigliarlo ad altri.

Più o meno lo stesso pensiero ha fatto pure Cannavacciuolo nel programma TV, ha chiesto al titolare “Ma che servi pane vecchio”? Vabbé scena preparata o no, mi sono rivista per un attimo  in quel ristorante e mi sono fatta una domanda;

perché non dare un servizio top anche nei dettagli? Un cliente torna più volentieri dove tutto il servizio, la cucina, i dettagli, l’atmosfera, la pulizia sono ok. Fidelizzare il cliente è anche non cadere sui dettagli e farlo sorprendere per tutti gli aspetti del  rapporto che si instaura.

L’insegnamento di marketing,  che dal pane vecchio ho deciso di portare nel mio biz, è di dare sempre un servizio al top, se non sono convinta di un prodotto non lo metto in vendita. Perché?

  • Se un cliente acquista da me una borsa e questa è cucita visibilmente male probabilmente non ricomprerà più
  • Lo stesso non parlerà di me ad amici e conoscenti e quindi non godrò di una buona pubblicità o del passaparola
  • Io non sarò a mio agio sapendo che una mia creazione presenta già dei difetti

 

Di recente ho creato una variante di una pochette con doppia zip con un tessuto  a fiori giapponese molto bello, ma ho fatto due errori, ( che probabilmente a un occhio non esperto di sartoria passerebbero inosservati ma a me no). La funzione della bustina non è compromessa e quindi funzionale, ma ho deciso che non potevo nel caso qualcuno me l’acquistasse spedirla per cui ho deciso che la inserirò su ordinazione, rifacendo lo stesso modello a richiesta e il prototipo lo tengo per me 🙂

Si difetti piccoli o grandi non importa, non va fornito un servizio NON al top, e se io per prima non ne sono convinta trasmetto di sicuro questa mia perplessità al mio cliente. Quando ho ospiti a cena compro pane fresco e quando devo vendere una mia creazione la voglio consegnare con la coscienza di aver fatto del mio meglio.

Quindi nella mia “panetteria” o sartoria creativa voglio sentire sempre il profumo del pane fresco!

E tu mi racconti quali sono le cose per cui non ti sei più rivolta a un negozio, ristorante o professionista? Scrivimi nei commenti, il tuo consiglio potrebbe essere utile ad altri!

 

 

 

 

 

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10 May Perchè il jeans è ancora il più amato dopo 100 anni?

 

Se esistesse nel mondo tessile un “immortale” questo secondo me sarebbe sicuramente il Denim o Blue Jeans. Come tessuto se ne riportano tracce storiche da secoli e come capo d’abbigliamento se pensiamo al pantalone moderno se ne riconduce la nascita al 1871.

Io lo amo molto, sarà perché sono cresciuta guardando Happy Days? E il mitico Fonzie con i suoi jeans e il giubbotto di pelle, impersonava il bello, il duro e il vincente della serie? Perché simboleggiava la ribellione che poi ogni adolescente esprime, con la sua voglia di libertà? E lo spirito selvaggio è ancora in me?

Non ne sono sicura, di certo i motivi secondo i quali dopo 100 anni il jeans sia ancora un capo amatissimo, secondo me sono svariati:

  • alta resistenza; il buon vecchio denim è un tessuto corposo, spesso e con una trama fitta che ne fa un tessuto durevole, pensiamo agli indumenti da lavoro realizzati con questo tessuto già da decenni.
  • versatile; a seconda di come l’abbini gli conferisci uno stile più boho  o più fashion
  • sdoganato nella moda; molti stilisti hanno linee dedicate solo al  jeans, come per es. Armani Jeans, il che la dice lunga su quanto il jeans sia oggetto di culto e prodotto di punta del business. Oggi non si fanno più solo i pantaloni ma il denim è utilizzato anche nella fabbricazione di accessori e oggettistica.
  • Auto rigenerante: non perde mai il suo fascino; il jeans invecchia col tempo, ma è l’unico tessuto che non butti finché non è del tutto inservibile, infatti più invecchia e più acquista carattere e personalità. Il tuo jeans racconta una storia vissuta la tua. (tanto che oggi si producono pantaloni o capi già trattati per apparire vissuti e invecchiati.)
  • trasversale: portato da donne, uomini e bambini, giovani e meno giovani.
  • Innovativo: il denim viene trattato e lavorato migliorandone delle caratteristiche a seconda dell’utilizzo:  La linea Commuter di Levi’s è studiata per i ciclisti urbani che hanno bisogno di libertà di movimento, idrorepellenza e traspirazione.
  • Easy: la sua manutenzione è semplice; lavaggio e stiratura possono essere fatte con l’attrezzatura casalinga.

 

Pare che addirittura Garibaldi indossasse dei pantaloni in tela denim nello sbarco a Marsala durante la spedizione dei Mille. (Leggenda o realtà non lo so, pare siano esposti al museo del Risorgimento di Roma) di certo rimangono un capo insostituibile e intramontabile, chi non ne ha almeno un paio nell’armadio?

A pochi giorni poi dalla settimana della Fashion Revolution è giusto  dire anche purtroppo, che la lavorazione del jeans si è spostata come per gran parte del comparto tessile nelle zone di Asia e Africa, dove la manodopera è pagata di meno e non sempre le condizioni dei lavoratori sono tutelate e garantite in termini di sicurezza e salario. Una delle lavorazioni del jeans la Sabbiatura (sbianchimento per conferire aspetto vissuto) per esempio è pericolosa perché può provocare la silicosi. Le scelte di acquisto consapevoli su cui abbiamo riflettuto nei giorni scorsi non possono non farmi ricordare che è possibile non arrendersi alla fast fashion; ci sono aziende italiane che producono Jeans e capi in denim, in Italia, utilizzando materie prime certificate, a ridotto impatto ambientale, manodopera regolarmente assunta e presentano un prodotto Etico affinché noi consumatori possiamo scegliere consapevolmente. Alcune di queste sono per es. la Par.co, e la Ecogeco.

 Io amo il denim tanto che, è uno dei miei tessuti preferiti negli accessori che creo, e tu ne sei dipendente o è solo il capo basic da avere nell’armadio? Scrivimi il tuo rapporto col denim nei commenti o nei miei social. Mi aiuterai così nella progettazione di nuove creazioni.

 

 

 

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