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Author: KatiaFabricStudio

21 Jun Come stare freschi e vestiti d’estate

 

 

21 giugno: Solstizio d’estate…almeno simbolicamente si concorda che l’Estate inizi ufficialmente nella giornata di oggi, e con essa arrivi il caldo, il sole, il tempo delle vacanze.

Tutto corretto, tutto giusto, se non fosse che il meteo negli ultimi anni ci ha abituati a bizzarrie strane e alla cancellazione delle “mezze stagioni” per cui già da qualche settimana indossiamo bermuda e infradito e si vedono in giro le prime scottature da esposizione solare. (leggi la mia schiena)

Come fare quindi a vestirsi d’estate, cercando di non sciogliersi come un ghiacciolo, non puzzare come un bidone della spazzatura e non intossicarsi? Il primo consiglio è usare tessuti naturali e non sintetici. Bene quali sono? Principalmente  cotone, lino, canapa e seta, fibre storiche che si sono tramandate nella storia già da secoli. Da qualche tempo  poi si sono affacciate delle fibre nuove  artificiali di origine naturale come il bambù e il latte. (Si il latte proprio quello che beviamo.!)

Intanto la breve definizione delle tipologie di fibre così da cominciare a conoscerle e quindi sceglierle quando dobbiamo vestirci:

Le FIBRE NATURALI sono ottenute da materiali esistenti in natura e possono essere di origine animale o di origine vegetale. Tra le prime si ricordano la lana, la seta e la pelle, mentre tra le seconde il cotone, il lino e la canapa.

Le FIBRE ARTIFICIALI si ottengono da materie prime rinnovabili, rendendo filabili sostanze naturali sia animali che vegetali che non hanno tali proprietà, come la cellulosa del legno, alcuni scarti del cotone o della soia o la caseina del latte.  Sono fibre artificiali la viscosa,  l’acetato, il rayon e il lyocell.

Le FIBRE SINTETICHE  sono ottenute dalla diretta trasformazione di sostanze chimiche e non dalla lavorazione di prodotti naturali.
Queste sono ottenute da composti chimici di sintesi, derivati dal petrolio e ridotti in filamenti più o meno lunghi. Sono fibre sintetiche: Acrilico, Poliestere, Poliammide, Elastam e Gore-tex

Perché preferire le fibre naturali a quelle sintetiche d’estate? I principali vantaggi nel vestire naturale d’estate sono:

  • Le fibre “sintetiche” sono di origine chimica, derivante dal petrolio, è come se ti vestissi con una bottiglia di plastica, per cui non traspirante. La tua temperatura si alza sempre più, continuando a sudare e quindi ad avere un ristagno di umidità e cattivi odori maggiore.
  • Le fibre naturali come lana e seta sono “termo regolatrici” perché isolanti, tengono caldo se hai freddo e fresco se hai caldo. Hai mai notato che i tuareg nel deserto sono belli coperti? Si potrebbe pensare che abbiano caldo eppure la lana funge da isolante e ne mantiene la temperatura costante.
  • Le fibre naturali sono anallergiche, provocano meno reazioni rispetto a quelle di origine chimica, sono antibatteriche e nel caso della Canapa anche anti odore.
  • Il cotone è una fibra dotata di una ottima assorbenza, per cui in estate il sudore viene catturato dal tessuto evitando ristagni sulla pelle e reazioni allergiche o dermatiti.
  • Il lino è poi il tessuto più fresco da indossare in estate, perché assorbe e permette l’eliminazione dell’umidità rapidamente.

Inoltre altri consigli per sopravvivere alla calura estiva nell’abbigliamento sono quelli di preferire colori chiari che “catturano” meno calore e fare anche attenzione alle etichette e alle stampe (delle t-shirts per esempio) per evitare coloranti o addittivi utilizzati nella lavorazione che a contatto con la pelle possano dare vita a reazioni allergiche.

Naturalmente i tessuti sintetici non sono da demonizzare, ci vengono ampiamente in aiuto  per esempio nell’abbigliamento tecnico,  proprio ora in vista delle vacanze pensiamo alle giacche anti-vento da montagna, o alla Lycra per i costumi da bagno. Diciamo che se resti in città a 38° puoi preferire le fibre naturali per i vantaggi sopra elencati. Il mio consiglio è quindi di scegliere  in base all’uso e alla situazione. Inoltre tu ti conosci meglio di tutti e sai se sei una persona che suda molto o ha problemi allergici e saprai regolarti di conseguenza.  Io nei miei accessori uso molto il cotone e tessuti ad alta percentuale di cotone, perché è morbido, piacevole al tatto, resistente, fresco, e disponibile in tanti colori così anche nelle borse o negli accessori posso variare ed avere al tempo stesso capi belli e piacevoli!

Con questi accorgimenti semplici, potrai sopportare meglio la calura estiva e rimanere fresca evitando di sentirti un ghiacciolo che non profuma di fragola!

 

 

 

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24 May Dietro le quinte di una maglietta

 

La maglietta o Tshirt (sapete perchè si chiama così?) è il capo basic che tutti abbiamo nell’armadio e che usiamo in molte occasioni e outfit diversi. Regina dell’estate quando l’abbiniamo a pantaloncini o gonne corte, non si ripone mai perché serve anche per l’allenamento in palestra durante l’inverno, per dormire tutto l’anno, o come nel caso

L’idea di fare delle magliette personalizzate, Tshirts con dei miei disegni, mi è venuta alcuni anni fa, ma dovetti rinunciare all’idea perché troppo onerosa. La stamperia, per ottimizzare i costi giustamente chiede un buon numero di stampe da un disegno e io non potevo partire con una produzione in grande.

Però non ho abbandonato l’idea, che anzi ha continuato a ronzarmi in testa, e  ho continuato a pensare a questa idea e a sperimentare.  Ho acquistato i colori per tessuti, i quali una volta asciutti si fissano al tessuto e resistono ai lavaggi.  E ho acquistato delle magliette neutre per provare a realizzare  i miei disegni.

 

Da alcuni anni ho realizzato la mie prime due magliette, una bianca e una gialla che ancora possiedo ma che cominciano a dare segni di usura..e indosso oramai solo per stare in libertà a casa. Ma non ti dico la soddisfazione di averle ancora.

Ti starai chiedendo perché fare delle magliette, di cui il mercato è saturo? E perché quando potresti acquistare una maglietta già bella che decorata anche per pochi euro?

  • Il mercato è pieno, ma non non c’erano negozi on e off line di handmade con magliette illustrate con fashion design come le mie. e in ogni caso ogni disegnatore di moda ha un suo stile personale per cui non sarebbe mai uguale.
  • Perché posso rappresentare ciò che mi/ti piace, o una tua passione. Come nel caso della maglietta con figurino a ballerina. o quella con i fenicotteri.
  • Lascia ampio campo alle personalizzazioni, nei colori  del figurino così si possono abbinare ai capi che già hai (pantaloni/gonne o cardigan) e puoi esprimere te stessa attraverso il tuo colore preferito.
  • Sono un regalo perfetto per un compleanno, un’amica, una damigella o una sposa o mamma/figlia. Non troppo impegnativo, utile ma soprattutto fatto pensando alla persona.

 

Non sono una ritrattista, come disegnatrice di moda ho il mio stile e le mie figure sono rappresentate come bozzetti di moda, allungate, in posa come se stessero sulla passerella, la maggior parte delle volte senza volto, ma come nelle ultime che ho realizzato mi è stata chiesta un personalizzazione e ho realizzato le figure somiglianti a chi la dovrà ricevere. E’ stata una bella sfida perché si fa anche un lavoro di psicologia, cercando di rappresentare non solo l’immagine della persona ma anche un pò di essa per fare in modo che esprima e si riconosca nel disegno.

Come nasce quindi una Fashion tshirt di KatiaFabricstudio? Ecco la mi tabella di marcia in 10 mosse:  (semiseria per lavorare in allegria)

  1. La maglietta deve essere in cotone, da un minimo di 80% al 100%, per avere i migliori risultati con il colore.
  2. La lavo in sola acqua, non deve avere residui di lavorazione o detergenti, e faccio asciugare all’aria (sole non mi abbandonare!)
  3. Preparo su carta il disegno, facendo tutte le prove necessarie per trovare il bozzetto definitivo. (tempo variabile al grado di soddisfazione di raggiungimento dell’obiettivo)
  4. Preparo la maglietta delimitando la parte dove la disegnerò e coprendo il resto. Tessuto ben teso appuntato su n piano impermeabile (e si uso anche volgare carta di riciclo tipo i volantini dei supermercati e del nobile scotch carta evitando sprechi ecologici)
  5. Trasferisco il disegno o con carta calcante o a mano, riproducendone i contorni e i tratti principali a matita leggera.
  6. Passo alla pittura vera e propria con pennelli e miscele di colore (e qui mi entro nella fase Renoir 🙂
  7. Lascio asciugare (anche 1  giorno per sicurezza)
  8. Rifinisco con il tratto a punta fine per dare carattere e delineare le figure
  9. Si rifà asciugare  e si fissa il colore stirando al rovescio con il ferro caldo.
  10. Controllo qualità e voilà…la maglietta unica è pronta per essere il vanto di chi la indosserà.

 

Ecco un riassunto filmato, e poi voglio sapere da te cosa ne pensi e cosa ti piacerebbe vedere disegnato su una tua maglietta!

 

 

Lavaggio

 

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17 May Cosa ho imparato dalle cucine da incubo

 

 

Si, lo ammetto sono una patita di quei programmi Tv in cui si ristrutturano case, oppure si parla ristoranti o hotel impossibili. E da loro imparo tantissimo, sono una lezione di marketing impareggiabile. Qualcuno forse le trova noiose, altre volte paradossali, ma io ne traggo sempre qualche buon  suggerimento utile da mettere in pratica nel proprio campo, sopratutto se il proprio business ha a che fare con clienti.

 

In questi ultimi giorni ho visto una puntata di Cucine da incubo versione italiana, e sebbene io creda che molto del programma sia preparato ai fini televisivi, mi piace vederlo, per trarne consigli di marketing per migliorare il mio lavoro. (sebbene io non sia una ristoratrice).

 

In questa puntata lo chef trovava una formaggiera sporca e del pane vecchio. Sono tornata un attimo con la memoria a qualche anno fa quando partecipai al pranzo annuale di una associazione di cui fa parte mio marito. Ristorante molto famoso in zona, un location classica per matrimoni perché dotata di ampie sale e quindi in grado di soddisfare gruppi numerosi. Io non c’ero mai stata, lo avevo valutato due anni prima per il mio di matrimonio, ma non lo avevo scelto e quel giorno ero molto curiosa nel provare la sua cucina e la sua accoglienza.

 

In quell’occasione, trovai il pane vecchio, considerando che era domenica pensai fosse  del giorno prima. Ora premetto che il pane del giorno prima si può mangiare tranquillamente, e anzi se ne possono fare molti usi e ricette sfiziose, non trovo però che un ristorante lo debba servire a degli ospiti. Questa cosa mi fece pensare e mi lasciò un pò di amaro in bocca, perché da un ristorante del genere non me lo sarei aspettata. Ormai ci facciamo il pane in casa nel nostro forno domestico, a un ristorante ben equipaggiato cosa costa fare altrettanto? Ho pensato a mille motivi per cui non mettere in tavola pane fresco, ho trovato tante scusanti, ( era un pranzo sociale, con un menù fisso, una associazione benefica etc ma non ci sono scuse per non dare un servizio all’altezza) e rimane il fatto che io di quel ristorante non ho avuto una buona impressione e non mi sarei sentita di consigliarlo ad altri.

Più o meno lo stesso pensiero ha fatto pure Cannavacciuolo nel programma TV, ha chiesto al titolare “Ma che servi pane vecchio”? Vabbé scena preparata o no, mi sono rivista per un attimo  in quel ristorante e mi sono fatta una domanda;

perché non dare un servizio top anche nei dettagli? Un cliente torna più volentieri dove tutto il servizio, la cucina, i dettagli, l’atmosfera, la pulizia sono ok. Fidelizzare il cliente è anche non cadere sui dettagli e farlo sorprendere per tutti gli aspetti del  rapporto che si instaura.

L’insegnamento di marketing,  che dal pane vecchio ho deciso di portare nel mio biz, è di dare sempre un servizio al top, se non sono convinta di un prodotto non lo metto in vendita. Perché?

  • Se un cliente acquista da me una borsa e questa è cucita visibilmente male probabilmente non ricomprerà più
  • Lo stesso non parlerà di me ad amici e conoscenti e quindi non godrò di una buona pubblicità o del passaparola
  • Io non sarò a mio agio sapendo che una mia creazione presenta già dei difetti

 

Di recente ho creato una variante di una pochette con doppia zip con un tessuto  a fiori giapponese molto bello, ma ho fatto due errori, ( che probabilmente a un occhio non esperto di sartoria passerebbero inosservati ma a me no). La funzione della bustina non è compromessa e quindi funzionale, ma ho deciso che non potevo nel caso qualcuno me l’acquistasse spedirla per cui ho deciso che la inserirò su ordinazione, rifacendo lo stesso modello a richiesta e il prototipo lo tengo per me 🙂

Si difetti piccoli o grandi non importa, non va fornito un servizio NON al top, e se io per prima non ne sono convinta trasmetto di sicuro questa mia perplessità al mio cliente. Quando ho ospiti a cena compro pane fresco e quando devo vendere una mia creazione la voglio consegnare con la coscienza di aver fatto del mio meglio.

Quindi nella mia “panetteria” o sartoria creativa voglio sentire sempre il profumo del pane fresco!

E tu mi racconti quali sono le cose per cui non ti sei più rivolta a un negozio, ristorante o professionista? Scrivimi nei commenti, il tuo consiglio potrebbe essere utile ad altri!

 

 

 

 

 

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10 May Perchè il jeans è ancora il più amato dopo 100 anni?

 

Se esistesse nel mondo tessile un “immortale” questo secondo me sarebbe sicuramente il Denim o Blue Jeans. Come tessuto se ne riportano tracce storiche da secoli e come capo d’abbigliamento se pensiamo al pantalone moderno se ne riconduce la nascita al 1871.

Io lo amo molto, sarà perché sono cresciuta guardando Happy Days? E il mitico Fonzie con i suoi jeans e il giubbotto di pelle, impersonava il bello, il duro e il vincente della serie? Perché simboleggiava la ribellione che poi ogni adolescente esprime, con la sua voglia di libertà? E lo spirito selvaggio è ancora in me?

Non ne sono sicura, di certo i motivi secondo i quali dopo 100 anni il jeans sia ancora un capo amatissimo, secondo me sono svariati:

  • alta resistenza; il buon vecchio denim è un tessuto corposo, spesso e con una trama fitta che ne fa un tessuto durevole, pensiamo agli indumenti da lavoro realizzati con questo tessuto già da decenni.
  • versatile; a seconda di come l’abbini gli conferisci uno stile più boho  o più fashion
  • sdoganato nella moda; molti stilisti hanno linee dedicate solo al  jeans, come per es. Armani Jeans, il che la dice lunga su quanto il jeans sia oggetto di culto e prodotto di punta del business. Oggi non si fanno più solo i pantaloni ma il denim è utilizzato anche nella fabbricazione di accessori e oggettistica.
  • Auto rigenerante: non perde mai il suo fascino; il jeans invecchia col tempo, ma è l’unico tessuto che non butti finché non è del tutto inservibile, infatti più invecchia e più acquista carattere e personalità. Il tuo jeans racconta una storia vissuta la tua. (tanto che oggi si producono pantaloni o capi già trattati per apparire vissuti e invecchiati.)
  • trasversale: portato da donne, uomini e bambini, giovani e meno giovani.
  • Innovativo: il denim viene trattato e lavorato migliorandone delle caratteristiche a seconda dell’utilizzo:  La linea Commuter di Levi’s è studiata per i ciclisti urbani che hanno bisogno di libertà di movimento, idrorepellenza e traspirazione.
  • Easy: la sua manutenzione è semplice; lavaggio e stiratura possono essere fatte con l’attrezzatura casalinga.

 

Pare che addirittura Garibaldi indossasse dei pantaloni in tela denim nello sbarco a Marsala durante la spedizione dei Mille. (Leggenda o realtà non lo so, pare siano esposti al museo del Risorgimento di Roma) di certo rimangono un capo insostituibile e intramontabile, chi non ne ha almeno un paio nell’armadio?

A pochi giorni poi dalla settimana della Fashion Revolution è giusto  dire anche purtroppo, che la lavorazione del jeans si è spostata come per gran parte del comparto tessile nelle zone di Asia e Africa, dove la manodopera è pagata di meno e non sempre le condizioni dei lavoratori sono tutelate e garantite in termini di sicurezza e salario. Una delle lavorazioni del jeans la Sabbiatura (sbianchimento per conferire aspetto vissuto) per esempio è pericolosa perché può provocare la silicosi. Le scelte di acquisto consapevoli su cui abbiamo riflettuto nei giorni scorsi non possono non farmi ricordare che è possibile non arrendersi alla fast fashion; ci sono aziende italiane che producono Jeans e capi in denim, in Italia, utilizzando materie prime certificate, a ridotto impatto ambientale, manodopera regolarmente assunta e presentano un prodotto Etico affinché noi consumatori possiamo scegliere consapevolmente. Alcune di queste sono per es. la Par.co, e la Ecogeco.

 Io amo il denim tanto che, è uno dei miei tessuti preferiti negli accessori che creo, e tu ne sei dipendente o è solo il capo basic da avere nell’armadio? Scrivimi il tuo rapporto col denim nei commenti o nei miei social. Mi aiuterai così nella progettazione di nuove creazioni.

 

 

 

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03 May La mia borsa non è un porto di mare

 

“Accumulo e porto con me sempre tante cose che poi sparisce sempre tutto nel buco nero”.

Anche a te succede questo? La tua borsa è simile a un porto di mare? Dove arrivano, partono, si spostano, si mettono e si tolgono merci navi e persone?

 

La mia si, e io con due bambini da 5 anni a questa parte mi sono convertita alle maxi borse, per cui immagina cosa ci puoi trovare dentro. All’inizio quando il mio bimbo aveva pochi mesi, avevo preso l’abitudine di portarmi due borse una con i miei effetti personali e una in cui ci dovevo portare pure il latte, il biberon , il termos per l’acqua calda, ciuccio, pannolini, salviettine, un eventuale cambio, etc etc. Se sei mamma mi puoi capire. Ora che sono cresciuti devo comunque pensare all’acqua alla merenda, alla fame improvvisa ai ginocchi sbucciati…:-)

 

Ma anche la mia borsa “normale” non demorde mica sai…hai mai provato a svuotarla e mettere il contenuto sul tavolo? vuoi solo una parte di elenco delle cose che ho trovato io?

  • Portafoglio gonfio (non di soldi quelli non ci sono mai, ma ho ben, si le ho contate ho almeno 25 tessere fidelity dei vari negozi)
  • Telefono
  • Caramelline (non si sa mai l’alito..o un calo di zuccheri o la gola secca)
  • Set di ritocco per il make up (beh dai una incipriata nel pomeriggio può sempre servire)
  • una pochette per  giorni del ciclo
  • qualche moneta spicciola che a volte non metto nel portafoglio perché esco di corsa dal negozio e butto là.
  • il gettone per il carrello della spesa
  • la molletta per i capelli..a volte mi servisse
  • fazzoletti in svariato numero di pacchettini tutti rigorosamente iniziati e salviettine igienizzanti
  • una shopper leggera che tengo nel caso mi fermassi a fare delle spese non preventivate
  • bigliettini vari raccolti in giro o comunicazioni della scuola o penne e post it vari
  • varie ed eventuali stagionali…(occhiali da sole…sciarpina, berretto o fascia, crema per le mani….etc etc etcetera

 

Visto che ogni volta che cerco anche solo le chiavi è come cercare un ago in un pagliaio, mi  capitato solo qualche settimana fa di perderle. Panico più totale, era una giornata di pioggia e vento forte, e per fare prima quando ho portato i bimbi all’asilo e cercare di coprirli con l’ombrello e chiudere la macchina e attraversare la strada (si immagina la scena fantozziana) le ho messe in tasca, ma una tasca piccola e non chiusa bene e da li mi devono essere cadute. (poi fortunatamente ritrovate grazie a un signore gentilissimo qualche giorno dopo)

Per questo ho imparato a organizzare la mia borsa e ho deciso di utilizzare la tecnica  dei “compartimenti stagni” per usare un termine marinaresco. Ho deciso di organizzare la mia borsa e trovare per ogni cosa una soluzione. Tasche e taschine per gli oggetti piccoli, pochette e bustine per ogni settore. (uno per il makeup, uno per fazzoletti e salviette, una cover per il telefono che mi permetta di trovarlo e proteggerlo e così via…) Perché:

  1. Prima di tutto voglio risparmiare tempo, perché non ne ho mai abbastanza e comunque lo voglio impiegare in cose più piacevoli per me
  2. Perché mi piace avere il controllo sulle cose, o sentirmi sicura che mentre sono fuori sono in grado di far fronte alle piccole necessità come pulirmi le mani o soffiare il naso ai piccoli
  3. Per una questione di igiene e pulizia…pare che per esempio lo schermo del cellulare sia un vero ricettacolo di germi che poi spargiamo ovunque.
  4. Poi se cambio borsa basta che trasferisco la pochette che mi serve e faccio prima.

Io ho migliorato il mio rapporto con la paura di non essere pronta a far fronte alle mie necessità quando sono fuori, perché ora la mia borsa non è più un porto di mare. E poi è anche bellissimo tirare fuori una pochette colorata dalla borsa con quello che serve, è anche un modo discreto e personale. (tipo quando in ufficio devo andare in pausa e basta portare con te una di queste.

Mi piacerebbe conoscere anche il tuo rapporto con la borsa, la ami grande o piccola? e anche la tua somiglia a un porto di mare?

 

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19 Apr Vesto Unico, Vesto con Piacere

 

 

Siamo ormai vicini alla Fashion Revolution week di quest’anno, ( se non sapete di cosa si tratta, potete leggere qui) e oggi voglio dedicare il mio post blog della rubrica Wild Soul proprio a questo tema, anche se con la mia personale interpretazione.

Mi è capitato di viaggiare in molti paesi europei e qualcuno anche extra europa e una cosa che mi ha sempre colpito è come le donne non si vestano tutte uguali. Noi italiani siamo più omologati in questo, prendiamo a modello una persona (vip, blogger o personaggio della tv) e via a volerle assomigliare a tutti i costi, stessi jeans, stessi occhiali e medesima borsa. Io invece adoravo le donne francesi, o le inglesi perché non sono tutte prodotte in serie, le loro gonne così uniche, magari vintage, magari di negozi indipendenti. Si quegli store indipendenti che propongono una moda che non arriva dai grandi marchi o catene e che hanno spesso pezzi unici una maglietta a tiratura limitata o le borse fatte in paglia tinte a mano.

Sono belle, sono tutte diverse, ognuna ha un proprio stile e ha una sua personalità. Io sinceramente le ammiro, le adoro e trovo che siano veramente Wild Spirit.

Cosa significa Wild Spirit per me? La mia Wild Soul è la donna che non si lascia condizionare troppo dalle mode, ma ricerca il suo stile. Se una tendenza proprio non le piace, non la seguirà. (ammetto per me niente risvoltini ai pantaloni, no non ce la faccio) ecco il lato wild. Indomito e  Selvaggio.

 

Perché vestire unico?

 

  1. Perché è utile non solo a te ma al pianeta: meno produzione di massa, significa meno sfruttamento delle persone e meno inquinamento. Ricorda che non tutto è inesauribile e io vorrei lasciare qualcosa ai miei figli da godere in questa terra.
  2. Perché mi differenzia : non sono più omologata a un codice, sono una persona, magari amo un colore e lo indosso spesso così esprimo il mio stile. (certo questo per come lo interpreto io non significa che vado in giro con la parrucca incipriata del 700)
  3. Mi permette di esprimermi in libertà: Se quella scarpa non mi piace, non la indosserò solo per appartenere a una élite o esibire uno status symbol. Sarò pienamente libera di portare ciò che mi fa stare bene nell’umore e nel corpo.

 

Il vestire con piacere è dato dal sentirsi bene con i propri panni addosso, vestirsi provando una gioia nell’indossare quel capo, quell’accessorio, perché mi fa stare bene con me stessa in primis e poi nel mio modo di rapportarmi  con gli altri.  Ti è mai capitato di presentarti  a un colloquio o ad un appuntamento importante e tu prima abbia indossato un vestito che ti piaceva o ti stava particolarmente bene? e magari ti facesse pure sentire forte e bella. Alzi la mano chi almeno una volta l’ha fatto. Non c’è nulla di male…io mi sento a disagio se non ho un colletto…si un colletto, della camicia della polo o della giacca…per me il collo deve esserci è un pò il scudo…la mia copertina di linus. Tu nai un dettaglio o un capo che ti fa stare particolarmente bene o con cui ti senti più sicura? Lascia un commento così scopriremo quali sono i capi o le piccole manie che ci portiamo con noi!

 

Quindi Vesto Unico, Vesto con Piacere per dire IO SONO, PENSO E MI ESPRIMO.

 

 

 

 

 

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12 Apr L’Handmade é un piacere come il cioccolato

 

 

Per gratificarsi a volte non è necessario far ricorso al cioccolato. Si lo sappiamo il cioccolato è goloso, buono, e ha diversi effetti sul nostro organismo tra cui stimolare quegli ormoni che provocano senso di euforia e ci regalano sensazioni di benessere e appagamento.

 

Spesso ricorriamo a piccoli gesti per sentirci appagati e soddisfatti. Uno tra questi che colpisce molte donne è l’acquisto istintivo, compulsivo. Beh chi non resiste davanti a una bella vetrina o un bel banco di prodotti di bellezza ben rifornito? Oh, lungi da ma voler fare la paternale! anzi io mi includo proprio in questo gruppo!

Mi piace la cioccolata e mi piace girovagare per i negozi alla ricerca di cose nuove, belle utili e che mi piacciano tanto! Per fortuna che da quando ho i bimbi piccoli ho meno tempo per fare questo con buona pace del mio portafoglio!

Ecco secondo me l’handmade oggi rappresenta una valida alternativa al cioccolato. Seguendo e frequentando sempre più il mondo dell’artigianato e della creatività mi nutro di tanta bellezza, di ingegno e di creatività a 360 gradi e sempre più mi piacciono le creazioni che vedo realizzate da tanti bravi artigiani e senza passare dai negozi di catena tradizionali faccio acquisti molto appaganti.

Perché paragono l’handmade al cioccolato?

  • Un acquisto da una/un creativo mi fa stare bene, soddisfa i miei piccoli o grandi bisogni e lo fa proprio pensando alle mie necessità. (la tracolla della borsa per tenere le mani libere quando sono con i bambini per es. così li tengo per mano)

 

  • Stimola l’euforia perché è un acquisto “social” perché ho conosciuto lui/lei il creativo/a, la sua storia, la sua professionalità. Magari ho visitato il suo laboratorio e ho visto con quanta cura e tempo realizza i suoi piccoli tesori. entro in contatto con il produttore e compro da una persona non da una insegna. Senza dimenticare che concorri alla riduzione di sfruttamento e inquinamento.

 

  • Un acquisto artigianale non è magari un prodotto essenziale (ma non sempre pensiamo ai produttori bio alimentari ) ma mi aiuta in tante occasioni: mi serve una clutch bag per una cerimonia e la vorrei fatta con la stoffa dell’abito. Vorrei un regalo personalizzato per il compleanno della cugina Teresa e trovo chi mi decora una tazza con il suo nome e la sua data di nascita, cose che non potrei trovare altrove ma che qualcuno è in grado di realizzare per me.

 

Se ti vuoi sentire bene, senza temere la bilancia, sfrutta la naturale endorfina fatta con la Magia dell’Handmade. Non ci sono effetti collaterali e non ci sono controindicazioni! Posologia libera 🙂

 

Visto che questo è l’ultimo post prima di Pasqua, beh allora tanti auguri di Pace e Serenità per tutti, che ne abbiamo bisogno!!

 

 

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29 Mar Quanto mi piacevano quegli stivali…

 

Quando ero adolescente per un periodo, adesso non potrei dire quanto fu lungo, spopolò la moda degli stivali “Camperos” liberamente ispirati ai stivali texani. Come tutte le mode dilaganti fu intensa e in quel periodo che ancora non esistevano i social, e le mode duravano una stagione o due al posto di 2 mesi tutti li portavamo.

 

Io li ho adorati, e con quelli ai piedi mi sentivo invincibile, si diciamo pure “gnocca” come solo una adolescente può sentirsi, molto cool e appagata. Non credo di avere foto dell’epoca, ed è meglio così, perché ora potrei farmi delle sane risate o morire di vergogna arrossendo fin alla radice dei capelli.

Ti starai chiedendo “Ma allora rinneghi il tuo passato”? No, ogni periodo ha proposto delle mode, dai costumi ascellari anni 80, alle giacche doppiopetto anni 90, quando si è più giovani si tende a seguirle e ad omologarsi altrimenti sei fuori dal gruppo.  E io i camperos li ho veramente amati, probabilmente se vivessi a San Antonio ancora li porterei!

 

E allora perché ti racconto questa storia? Perché è stato l’inizio del mio modo di reinterpretare le mode. I miei di stivali non erano gli originali,  semplicemente perché costavano troppo  e quindi erano una delle tante variazioni sul tema. Certo a quell’età mi dispiaceva non poco, (provate a dire a un adolescente di oggi che invece delle “New Balance” gli comprate una scarpa simile..tragedia) ma così era e io comunque li avevo. Non erano originali ma li adoravo e così è stato con molte altre mode anche negli anni a seguire.

Che insegnamento ne traggo da questa storia?

  • credo sia nata in quel contesto la voglia di essere alla moda ma non seguirla, rielaborando uno stile originale
  • Non sono mai stata fiera di omologarmi,  mi da più piacere esprimere il mio stile personale 
  • Non amo comprare o seguire una moda solo perché tutti ce l’hanno o lo fanno.
  • Se amo un capo o un accessorio questo mi regala grandi emozioni

 

Per questo la mia mission è “Aiutare le donne a esprimere la propria individualità e a essere loro stesse con lo stile che più che le rappresenta per farle stare bene

 

Quel’è il tuo rapporto con le mode? Le segui alla lettera o ami rielaborare personalizzando? Ti senti meglio se hai la borsa più in voga del momentoi o vai controcorrente? E cosa ti regala più emozione?

Se sei curiosa di conoscere qualcosa in più  puoi seguire la mia Fashion Board su Pinterest a questo link. E mi piacerebbe vedere anche la tua!

 

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22 Mar Ti sei mai chiesta cos’è il giusto prezzo?

 

Parlando con alcune colleghe creatrici e sui forum dedicati, ho riscontrato che una delle obiezioni che spesso un cliente fa a un creativo/artigiano è relativa al prezzo.

 

  ” 19 euro per una pochette?” “20 euro per tre quaderni?” “E che ci vuole a farlo? MA è solo un disegno”

Questi sono solo alcuni degli esempi sui toni con cui a volte si svolgono le conversazioni clienti/espositori nei mercati o alle fiere. Premesso che è giusto esprimere liberamente ciò che si pensa, (evviva se possiamo farlo!) Vorrei spezzare una lancia in favore del Giusto prezzo, per far capire come valutare una creazione in modo da conoscere perché ha certo prezzo, affinché si sappia come scegliere e soprattutto apprezzare ciò che si sta acquistando.

 

L’abbondanza negli odierni megastores con materiali importati ci ha abituato ad avere in mente un prezzo di riferimento per ogni prodotto e nella nostra mente facciamo sempre parallelismi con il prodotto di riferimento confrontandone i prezzi. questo è il comportamento medio. C’è poi chi ama il fatto a mano e l’artigianato e chi non lo conosce affatto e quindi va in tal senso educato.

 

Impariamo oggi ad andare però al di là di questo meccanismo mentale e a valutare ogni singolo oggetto per quello che rappresenta. Quando io addetta ai lavori vedo un prodotto magari simile a quelli che faccio io, mi piace valutarne la fattura, apprezzarne le lavorazioni e i dettagli e conosco ciò che sta dietro. D’altro canto l’esperienza mi permette anche di valutare se un prodotto ritengo sia fatto bene o meno. (Si carino ma non foderato, pattern più semplice e non sartoriale..) Tutte conoscenze tecniche che mi permettono di valutarne il giusto prezzo. Ma non tutti siamo addetti ai lavori.

Oggi voglio aiutarti a riflettere su alcuni punti che ti permetteranno di fare le tue valutazioni. Per fare questo,  ti voglio raccontare un pò di come nasce l’idea di ogni mia creazione, che sia una borsa, una pochette, un astuccio o semplicemente un decoro per la casa.

Perché te lo voglio raccontare? Ho manie di grandezza o sono presa da un grande ego? No, anzi non mi piace apparire, ma mi piace entrare piano piano in contatto con le persone e creare una conoscenza profonda e degna di fiducia e per questo voglio farti entrare un pò nel mio mondo e in quello che amo fare per te e darti gli strumenti per comprenderlo.

Voglio farti vedere perché parlo di tradizione sartoriale quando spiego  le mie opere.  Beh se già non lo sai, o se ancora non hai letto la mia about page, ti dico che ho frequentato l’istituto per la moda e  il tessile ai tempi delle superiori con un vecchio ordinamento che ancora prevedeva molte ore di disegno, di modellistica e scienze applicate. In ogni mia creazione parto quindi dall’idea, e dall’esperienza acquisite parlando quindi di professionalità.

All’inizio mi viene un’idea o mi innamoro di un tessuto e mi immagino già un prodotto realizzato con lo stesso. Ne curo poi tutto il processo produttivo facendo tutte le lavorazioni necessarie.

  1. Il percorso per dar vita a una borsa o accessorio  ha dei punti che così posso riassumere:
  2. Disegno il prodotto così come lo immagino o lo vorrei vedere finito
  3. Ne studio la fattibilità pensando allo schema costruttivo e al pattern/cartamodello
  4. Se ritengo ci siano dei punti più ostici nella realizzazione, ne preparo un modello di carta per capire i passaggi della costruzione. Questo nei prototipi o pezzi unici come le borse più grandi.
  5. Passo al taglio del tessuto in tutte le sue componenti, esterno/interni/parti di supporto e preparo tutti ciò che compone la borsa e/o altro, quindi anche le fibbie/bottoni/cerniere ed etichette.
  6. Comincio a cucire la varie parti, preparando prima ogni passaggio che non sarebbe più possibile fare dopo, come per es. attaccare le etichette col marchio all’interno o le eventuali applicazioni.
  7. Quando il tutto è cucito a macchina alla fine rimane la parte da rifinire a mano, come la chiusura della fodera, il fissaggio dei fili  e la stiratura.

 

Naturalmente se è prevista la decorazione manuale come dipingere il tessuto vanno aggiunti, lavaggio, disegno, trasferimento disegno, pittura asciugatura e stiratura supplementari.

Come puoi vedere i vari step sono diversi, e non sono nemmeno pochi. Inoltre la differenza sostanziale tra il lavoro di un artigiano da quello della produzione di massa è che non faccio operazioni in serie e quindi tempi e costi si allungano perché ti stai chiedendo?

 

 

Ti faccio degli esempi:

  • Quando io cucio una pochette utilizzando una sola macchina da cucire di solito devo infilare/sfilare il filo ogni volta io devo cambiare colore, quindi se la stessa è per esempio bianca e blu dovrò cambiare più volte il filo a seconda del colore che devo utilizzare. Immagina in una una borsa di più colori o con inserti vari quante volte e quanto tempo impiego in questa operazione. Nella produzione di massa ogni operaio addetto alla macchina da cucire cuce migliaia di pezzi dello stesso colore perché fa un solo passaggio chi cuce la cerniera, chi il fondo, chi il manico etc.
  • La stessa riflessione vale per lavorazioni particolari e strumenti come i piedini della macchina da cucire. Per attaccare la zip, per fare le impunture, per la pelle servono piedini e aghi della macchina diversi da sostituire ogni volta.
  • Altri tipi di lavorazioni sono poi per esempio le stampe; nelle shoppers io non uso stampe ma sono  Dipinte a mano per cui devo preparare il tessuto, il colore e passare lo stesso a pennello e lasciar asciugare prima di finire.

Solo da questo ne puoi evincere che i tempi di realizzazione sono diversi e già qui c’è una prima spiegazione sui costi, io magari in un ora produco un astuccio, in un industria ne vengono prodotti almeno 1000.

Ma oltre ai costi di materiale, il prezzo è da anche dal tempo, dalla cura e soprattutto dall’amore che ogni artigiano mette nella sua opera d’arte dall’inizio alla fine. La sua missione è completa; inizia con la nascita dell’idea, la cresce e infine la affida a chi la saprà amare come lui.

Il messaggio che voglio far passare oggi è “Chiedersi chi è quella persona che c’è dietro ogni creazione, e quanto c’è di essa in quello che fa” .

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15 Mar Segnali e Riti di Primavera

 

 

 

 

Eh si devo dire che si sente, è arrivata la primavera o sta per arrivare…gli alberi hanno già teneri germogli, i primi fiori di stagione sono fioriti, l’aria al sole è più calda e beh c’è molta più luce, tra un paio di settimane torneremo all’ora legale e allora godremo di più tempo da dedicare a noi stessi con la luce naturale.

 

Questi sono i segnali biologici che la natura ci regala. E tu quali sono le cose che fai all’inizio della nuova stagione e che ti fanno dire “è primavera”?

Il mio primo segnale del cambio di stagione è devo togliere il cappotto, e gli stivali…si devo liberarmi di scarpe e giacconi e così ha inizio il de-cluttering o pulizia dell’armadio. Via piumini, cappotti  e tute termiche, via il collo alto (ma tengo sciarpine e foulard leggeri perché ho una certa familiarità con malanni di gola e cervicale, l’eta sai come è..) e comincio a liberare i piedi ..con scarpe più leggere.

Liberare i piedi dagli stivali mi da un senso di fresco anche se ancora indosso le scarpe…un po’ come quando ti arrotoli i pantaloni e metti in ammollo i piedi nel ruscello gorgogliante dopo una lunga camminata in montagna…non è una sensazione di libertà grandissima?? L’hai mai provata? e’ una sensazione inebriante, corroborante e rigenerante secondo me. (anche se l’acqua è fredda e non si resiste per molto)

Ti suggerisco di provare a fare questo esercizio proprio ora al cambio di stagione, liberare i piedi da calze e calzini regala un momento di relax e al contempo rigenerante che ti aiuta a prepararti alla nuova stagione, non solo meteo ma anche a ripartire con te stessa e le tue forze. E beh pazienza se ancora non possiamo uscire in infradito e ci rimettiamo calzini e scarpe. abbiamo fatto il nostro rito di iniziazione di primavera per darci la carica. 

Questo è il suggerimento su come mi sento io all’inizio della bella stagione, in cui sento il bisogno di liberare i piedi, ma ti posso suggerire di leggere un interessante post di Veronica Pacella. nutrizionista e life coach. Veronica approfondisce in modo professionale il concetto di disintossicare l’organismo  proprio in questo periodo di cambio stagione.

Io poi amo sentirmi a mio agio con i capi che indosso, e non mi riferisco solo alla vestibilità, si preferisco cose comode soprattutto per corriere dietro ai bambini, ma io sono una “portabandiera” per esempio della tuta solo per fare ginnastica…e scarpe da tennis solo in palestra…Adesso vabbé , lo dico non è che esco come A.Hepburn in “Colazione da Tiffany” tutti i giorni,  anche perché non ho il suo fisico, ma con la tuta mi sento vulnerabile…e insicura. E tu hai un capo “Scudo” che ti protegge e ti fa sentire, forte, sicura, bella e vincente? (vietato dire il costume di Wonder Woman)

Hai mai provato una sensazione simile? Ci sono capi o outfits che ti fanno stare meglio di altri? Io ho un bellissimo ricordo dei miei pomeriggi di shopping con la mia amica che mi diceva sempre no questo non è per te, invece questo è il tuo stile. Mi faceva sorridere come mi conoscesse bene, ma è anche vero che il nostro stile, il nostro modo di esprimerci si vede anche dai nostri abiti, perché tendiamo a essere fedeli alle linee che ci stanno meglio ma che ci fanno anche stare meglio. E poi un po’ per pigrizia un po’ per paura di lasciare la nostra confort zone facciamo poche deviazioni dalla nostra strada e il nostro armadio o diventa monocolore o mono-genere. Qual’è il capo di abbigliamento che ti fa sentire meglio? Sei una t-shirt-maniac, una jeans dipendente come se non ci fosse un domani, o una mai tacchi sennò inciampo sempre?

Prova a mettere i tuoi abiti preferiti sul letto o in ordine nell’armadio, hai mai riflettuto che probabilmente hai una tua palette di colori, e una linea che si ripete spesso? Oppure ami variare e spazi da gonne a pantaloni, ad abitini stile Windsor con una facilità incredibile? ( e qui io nutro una sana invidia)

 

Che cosa ti fa pensare questo di te? Ami i colori più scuri legati alla terra, o vivaci e brillanti legati alla luce?

Beh cominciamo col mio, io si amo molto i jeans, e mi piacciono tanto le giacche modello sahariana/militare con mille tasche/cerniere bottoni e cinture…si adoro le giacche strutturate. E come colori adoro tutte le terre; siena, ocra, bruciate e i verdi oltre al blu.  Poi ho dei tocchi luminosi perché mi piace il giallo e l’arancio come dettagli o abbinamenti.  E poi l’avrai capito  anche il mio sito predilige il verde e il blu:-) E anche nelle mie creazioni amo molto usare questi colori. (fai una panoramica del mio shop cliccando nel banner Etsy qui sotto)

 

Non è facile cambiare il nostro stile, io lo sto facendo piano piano e me ne accorgo quando mostro per esempio un paio di scarpe nuove a mio marito e mi guarda strano, con uno sguardo diviso tra lo stupore, la diffidenza, e il punto interrogativo, e mi dice : – Ma queste ti piacciono? E io rido perché capisco  che non se lo aspettava. Ho stupito tutti avvicinandomi a un genere diverso, si certo leggermente diverso 🙂

Qual’è il tuo segnale o il tuo rito propiziatorio del cambio di stagione? Raccontami cosa fai per rinnovare la tua te stessa e il tuo armadio.

 

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Prima di lasciarti voglio ricordarti che tra i segnali di primavera c’è anche la festa è la festa dei papà,  che è il 19 marzo. Voglio fare gli auguri a tutti i papà del mondo,  a coloro che sono lontani dai propri figli e a coloro che non li possono abbracciare più. Auguri papà.

Ee se cerchi idee per un regalino o un biglietto da fare con i bambini puoi visitare la mia collection For Man di Pinterest qui.

Alla prossima settimana!

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