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Author: KatiaFabricStudio

26 Jul Nutrire la creatività prima della partenza

 

La creatività va nutrita. Come un cucciolo, o un bambino a cui devi dare da mangiare perché cresca, piano piano e così va alimentata la creatività.

L’avevo già letto in uno dei recenti post di Gioia Gottini, i modi per ritrovare la creatività proprio in questo periodo estivo. In questi giorni ne ho sperimentato uno:  frequentare gente nuova e visitare eventi ed attività. Come e dove?

Si è appena concluso il Weekendoit un festival legato all’artigianato, alla voglia di imparare delle tecniche manuali, ma anche tanta formazione teorica per artigiani i micro imprenditori o aspiranti tali qui ad Ancona.

E’ stata la quarta edizione, la prima a cui ho partecipato attivamente (grazie a chi si è occupato dei bimbi:-) e definirlo fantastico è dire poco. Per chi come me, sta cercando di costruire la sua piccola attività è una fonte di spunti e formazione interessantissimi.

In cosa consiste il week end do it, un concentrato di cultura, divertimento, apprendimento  e condivisione. Tanti work shop sia paratici che teorici, tenuti da tutor che sono esperti nella loro tecnica e in incontri di 2 ore circa ti aiutano a realizzare un manufatto o ad approfondire conoscenze tecniche legate al business, alla comunicazione al fare impresa.

Ho deciso di partecipare perché:

  1. Voglio che la mia idea di business, la mia attività diventi sempre più professionale e valida
  2. Alcuni dei workshop  mi ispiravano e li ritenevo utili per la mia crescita personale  e professionale
  3. Si tiene ad Ancona, molto comodo per me che abito in provincia. (yeah finalmente anche in provincia eventi cool)
  4. I costi di partecipazione sono contenuti e accessibili
  5. Potevo incontrare di persona tanti creativi e non, colleghi con cui interagisco solo “virtualmente”.
  6. Si tiene in un posto bellissimo La Mole Vanvitelliana sul porto di Ancona.

 

Cosa ho fatto in questi cinque giorni? Ho partecipato al workshop teorico di Francesca Baldassarri dal titolo ” fai crescere la tua attività artigianale” con tanti spunti per passare a un livello superiore nella propria attività.  Seguo Francesca e i suoi corsi da un pò ma il workshop è stato comunque interessante e nuovo con utili suggerimenti e riflessioni da mettere in pratica.

Poi il momento pratico il workshop con Daniela de La.marchigiana Wild shoes che ha insegnato a noi corsiste a fare un sandalo semplice (il tutto in due ore) con pazienza e dolcezza. Non avevo mai pensato a realizzare una scarpa è stato un diletto ma mi ha dato anche tante informazioni su come trattare la pelle, quindi mi potrebbe tornare utile per le mie creazioni.

Ho partecipato poi nella terza giornata al workshop di People Branding sull’analisi del cliente ideale. Nuovi spunti e nuovi suggerimenti per capire a fondo l’esperienza che sta dietro un prodotto e il suo lancio.

Infine il sabato ho partecipato al workshop di Rita Bellati – Mys Cottage su Identità e Strategia su Istagram. Anche nel caso di Rita, la seguo da un pò, lei ha un profilo IG curatissimo e seguitissimo e riesce bene a veicolare il suo messaggio. Un concentrato di nozioni, immagini, informazioni su come far arrivare il proprio messaggio attraverso IG. Un corso intensivo (Rita è una tipa tosta da 200 battute al minuto 🙂  ma che non ti lascia indifferente e ne esci con la testa piena.

Cosa ne riassumo? Devo lavorare sul sito, sullo shop, sui social, devo passare a un gradino superiore, e devo partire da chi sono e cosa voglio trasmettere.

Partecipando ai corsi inoltre hai modo di conoscere e venire in contatto con tate nuove realtà interessanti di micro business artigianali pieni di inventiva, fantasia e creatività. Non si esce da una manifestazione creativa senza aver alimentato la creatività…è un dato di fatto.

Vi lascio i riferimenti delle persone che ho citato così se volete potete andare a sbirciare nei loro canali se vi va perché la creatività è sempre contagiosa!

(nessuno ha bisogno della mia presentazione e non sono pagata da loro)

  • Weekendoit  sito web, inoltre potete trovare il profilo sia Fb che IG.  Potete trovare tante foto di questa edizione. E’ organizzato da Gaia Segattini aka Vendetta Uncinetta.  Un urgano di energia concentrata. Anche lei la trovate su IG!
  • Daniela e La.Marchigiana Wild shoes pagina FB
  • Francesca Baldassarri  e il suo blog dove raccoglie tante informazioni utili per gli artigiani
  • Rita Bellati – Mys Cottage spulciate il suo sito e innamoratevi delle sue atmosfere  Sia Rita che Francesca sono tutor della Colibrì Academy
  • People Branding e il loro metodo per capire le esperienze dei clienti

 

Questo è l’ultimo Blog post prima della pausa estiva. anche io mi prendo qualche giorno di vacanza per “staccare” la testa (che non sarà staccata del tutto perché già penso all’autunno e alla lunga lista di cose da fare al rientro) e passare dei giorni con i miei bimbi e la mia famiglia. I giorni di vacanza “vera” saranno pochi  ma cercherò di assaporarli tutti perché anche questo è un modo per ricaricare la creatività no?

Ci si ritrova qui alla fine di agosto per ripartire con tanta carica! Buone vacanze e vi aspetto il 30 agosto!

 

 

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12 Jul L’onda giusta arriva sempre

 

Racconto semi- serio su un pomeriggio al mare 

 

Tempo di vacanze, di mare, e io ho la fortuna di abitare sulla costa Adriatica vicino al Monte Conero.  Avere il mare a 10 minuti da casa ti permette di viverlo sia d’estate per fare attività balneare e cercare un pò di refrigerio dall’afa, che d’inverno, quando con poca gente puoi fare ottime passeggiate raccogli pensieri.

Una cosa è certa, mentre d’inverno la spiaggia è semi deserta e lo sguardo “naviga” per tutto l’orizzonte d’estate bisogna condividere lo spazio con tutti gli altri che frequentano la spiaggia. Nei giorni feriali va benino ma durante il week end ci si ritrova ben bene stretti a dover cercare un lembo di spiaggia libero. Lo scorso week end siamo stati al mare nel pomeriggio con mio marito e i bimbi, visto che quest’anno sono più grandicelli e si divertono parecchio a sguazzare nell’acqua.  La fortuna è che abitando vicino e al mare  ci andiamo anche solo per poche ore e ci appoggiamo in una spiaggia non attrezzata portando l’ ombrellone da piantare dove vuoi. Certo è che ogni piccolo lembo di spiaggia è preso d’assalto e ci si ritrova veramente come sardine, in una scatola, ma tant’è che chi lavora durante la settimana ha poca scelta e si deve adattare. Bene, noi “causa bimbi” cerchiamo un posto “davanti” in modo che loro possano andare a prendere l’acqua con i secchielli, e averci sempre a “vista” cosa che è utile anche per noi che possiamo seguirli senza dover fare slalom tra gli asciugamani e rincorrerli ogni 2 minuti perché si sa l’acqua del secchiello finisce come arrivano sotto l’ombrellone e scatta la corsa a riprenderla tipo ogni minuto e mezzo.”

Il fatto di avere due bimbi non mi giustifica nel fatto di volere la prima fila…sia chiaro che cerco di andarci in orari in cui so che potrei trovare un posto (modello Fantozzi alle 7 di mattina..) o  mi accontento  di quello che trovo,  cercando vicino la staccionata o sotto il seggiolone del bagnino se serve, ma non salgo sopra a nessuno ne tanto meno mi metto sotto l’ombra del mio vicino. Vabbé purtroppo non la pensiamo tutti allo stesso modo e si sa la riva è la riva…la ribalta, la prima fila, il posto migliore e la vista più bella la vogliamo tutti. Ma  caro signore e cara signora, che arrivi a metà mattina e ti metti di fronte a noi, che già quasi abbiamo i piedi in ammollo sappi che;

  • i miei bimbi faranno su e giù 200 volte col secchiello gocciolante e ti prenderai gli schizzi d’acqua ogni volta
  • il pallone dei ragazzi quindicenni che giocano i mondiali di calcio sul bagnasciuga ti colpirà almeno 7 volte (secondo l’istituto di statistica SPIAGGIOMETRO)
  • durante il pomeriggio l’ombra del mio ombrellone arriverà davanti a me e ti coprirà per bene che penserai a una eclissi solare improvvisa

Ma la cosa più importante è lei l’Onda Anomala delle 15.00h. Si intorno alle 14/15 del pomeriggio (tolleranza stagionale) non so perché, non so a cosa sia dovuta si verifica il fenomeno dell’onda anzi una serie di 4 – 5 onde che salgono dal mare e in un impeto di giustizia e democrazia marinara lambiscono borse e asciugamani di tutti bagnando per bene chi si è messo davanti, per due o tre metri dura una decina di minuti in tutto, ma ogni volta è uno spasso, perché coloro che sono arrivati per mettersi proprio lì  anche se il posto non c’era finiscono col raccogliere tutto e doversi spostare belli zuppi. E giustizia fu, il mare nel suo essere di tutti, nel suo essere democratico scalza i furbi di turno che hanno tentato di prevaricare per riportare tutti sullo stesso piano, o meglio siamo sulla stessa spiaggia.

Quindi, non cercare di fare il furbo, passare avanti alla fila, o prevaricare il prossimo, perché ci sarà prima o poi l’onda anomala che ti riporta con i piedi per terra.

 

” voglio solo fare un commento che anche nel lavoro, nel business, voler per forza essere, apparire, primeggiare non sempre paga, alla lunga ognuno deve conquistare il suo pezzetto di spiaggia e c’è posto per tutti in questo grande pazzo mondo”

 

P.S- Non è un post polemico anzi, mi fa sorridere teneramente, ma è dedicato a tutti coloro che sentono di non arrivare mai qualcuno è sempre più avanti. L’Onda Arriva prima o poi.

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05 Jul Le stagioni e i ricordi…del mio primo telefono

 

Di stagioni, di simboli e di ricordi.

“Quando i telefoni cellulari cominciarono a essere di uso “comune” e “plebeo” anche io acquistai il mio primo “mobile”. Era la fine del ’98, verso Natale, era un Motorola, li vendevano in nero o grigio e a pensarci ora forse pesava 2 o 300 grammi. Un bel peso da tenere in borsa, ma all’inizio erano tutti così belli cicciotti,  fu il mio primo telefono, l’unico modello che potevo permettermi (lavoravo da poco) e ne ero felice. Rimase con me fino all’inizio del 2002 quando  acquistai quello che fu il mio grande amore dei cellulari; il Sony Ericsson T39,  Si poteva definire un “UFO” quando uscì sul mercato, era il primo modello con fotocamera, (non integrata, era una appendice da comprare a parte ed attaccare al telefono; non la comprai mai perché troppo costosa) e rimase con me per ben 9 anni (anche se accompagnato prima e soppiantato poi, da altri telefoni e alla fine era diventato solo un cellulare di scorta di una seconda sim). Eppure lui è stato in assoluto il cellulare di cui serbo il ricordo più tenero e al contempo appassionato, probabilmente perché lo associo al periodo della mia vita in cui ho dei ricordi vividi e piacevoli. Quel telefono lo acquistai in contemporanea ad una storia d’amore appassionata, ad un nuovo lavoro in cui misi l’anima, ai periodi delle feste e delle amicizie sincere. Forse alla fine era solo un banale telefono ma io gli riconoscei un amore spassionato e lo presi a simbolo per ricordare tutto questo.”

 

Perché misi tanta cura nel conservare quel telefonino? Forse per prolungare l’epoca che stavo vivendo, le emozioni e i sentimenti. Forse perché quando ti sudi le cose e riesci ad acquistarle con la fatica, le ami di più e poi perché mi piace aver cura delle cose, almeno di quelle di valore.

 

I nostri oggetti a volte diventano simboli, piccoli ex-voto o reliquie da conservare. Rappresentano una parte di noi stessi del nostro mondo e del nostro tempo.

 

Per questo mi piace aver cura delle mie cose, perché ;

  • mi sono costate fatica, per acquistarle o per costruirle
  • riconosco il valore intrinseco e quello che donano alla mia vita (penso agli strumenti di lavoro, come possono essere le macchine da cucire, le stampanti 3D, i programmi di grafica, i pc etc)
  • ne prolungo la vita, evito quindi di comprare sempre cose nuove, riciclando e quindi contribuendo al risparmio energetico
  • fanno rivivere in me le sensazioni e le emozioni legati a un momento a un periodo diventandone il simbolo

 

Ecco perché mi piace prendermi cura delle cose; per il mio telefono quando l’ho comprato un anno fa ho realizzato una cover per poterlo conservare e trasportare in sicurezza. Da quell’occasione è nata l’idea di realizzarne in tanti colori e finiture.  Se le vuoi vedere le puoi trovare qui: http://etsy.me/2upC2CJ

 

Come ti aiutano?

  • proteggono il telefono da graffi e polvere quando lo appoggi
  • hanno una taschina sul davanti per  trasportare  piccoli oggetti come gli auricolari  quando sei in viaggio o lo tieni in borsa
  • rendono il tuo telefono più “privato” agli occhi indiscreti ed attutiscono leggermente i bip della suoneria
  • li puoi personalizzare con i colori che preferisci abbinandoli al tuo stile e al tuo gusto

Li trovi nel mio shop http://bit.ly/KFSshop e utilizzando il codice sconto “20SALE” fino al 15 luglio li puoi avere scontati! Non perdere l’occasione!

Se sei in partenza per le vacanze ti auguro buon viaggio e aspetto di vedere tante belle immagini dei posti che visiterai, se invece rimani in città ti aspetto qui la settimana prossima, e non ti svelo ancora nulla sull’argomento!

 

 

 

 

 

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28 Jun Innamorarsi con gli occhi

 

 

 

Conosci  il detto “prima si mangia con gli occhi“? Ti è mai capitato di essere seduta a un ristorante hai visto passare un piatto per il tavolo vicino al tuo e hai pensato : “voglio quello!” ? La mia vista poi “comanda” il mio cervello quando è ora di scegliere.  Se una pietanza mi attrae, per come è disposta, presentata per i colori, i dettagli e quel tocco in più decido di mangiarla molto più volentieri.

Oppure ti sei mai trovata nella situazione in cui passeggi tranquilla e passando davanti a una vetrina decidi di entrare e dare un occhiata perché qualcosa ti ha colpito visivamente? Eppure non avevi pensato di fermarti a fare shopping.

Nel mio caso è così…tra i cinque sensi di cui siamo dotati la vista è quello che “influenza” di più le mie azioni. Non perché abbia 10 decimi di diottrie per occhio  🙂 ma perché mi Innamoro con gli occhi. Di cosa? Di tutto:

  • del colore dell’erba di montagna che è un verde che sembra brillare
  • di un dipinto quando ne seguo le pennellate sulla tela con lo sguardo in un museo
  • della luce che filtra tra le foglie degli alberi
  • delle espressioni buffe e degli occhi che sorridono
  • del profilo miei bimbi che dormono e io li osservo in silenzio
  • di un patio  pieno di cuscini e  posate colorate pronto per una festa
  • di un tessuto con un intreccio particolare di trama
  • di una stoffa dal disegno particolare che subito mi suggerisce un idea

 

La lista potrebbe continuare, elencando tutta una serie di esperienze dove la parte visiva  è predominante sugli altri sensi. A volte collabora con l’olfatto come quando sento il profumo del pane appena sfornato uscire dalla panetteria ed entrando vedo tutte le pagnotte in fila belle ordinate con le sfumature di colore e i gusti differenti e comprerei tutto il negozio.

La mia vista poi “comanda” il mio cervello e il mio istinto. A volte questa cosa mi sembra “effimera” e quindi  rifletto su questa cosa e mi chiedo perché la razionalità che è una delle caratteristiche della mia personalità venga meno.  Perché a volte bisogna anche lasciarsi andare, essere istintivi, allegri e improvvisare.

 

Il risultato è sempre buono? Non sempre si vince …

  1. Alcune volte mi pento o rimando delusa di quello che ho acquistato/mangiato guidata solo dal fatto che mi sembrava bello, ma poi la maglietta non mi sta come al manichino o la caponata di verdure si è rivelata un purè di sapori indistinguibili. Andrà meglio la prossima volta, imparo la lezione. Altre volte un piatto meno “bello” si rivela buonissimo e appetitoso.
  2. Nella scelta degli acquisti on line dove non tocco il prodotto ma lo vedo attraverso le foto,  scelgo da chi ha più foto, con i dettagli. Quando cerco di prenotare un hotel o un appartamento per le vacanze per esempio, scarto a priori chi non ha foto di interni o esterni della struttura. E mi chiedo ma se non mi mostri qualcosa c’è un perché? Questo mi ha permesso fino ad ora di essere quasi soddisfatta delle mie scelte.
  3. Le volte in cui la vista non mi basta, mi faccio aiutare dagli altri sensi, come per esempio il tatto come quando scelgo dei tessuti nuovi e ne voglio sentire la “mano” cioè la morbidezza, il peso, la lucentezza, il drappeggio.

 

Che conclusioni ne traggo nel mio caso?

  • Non sempre la vista è infallibile, va aiutata e supportate dagli altri sensi, olfatto e tatto ma anche udito e gusto.
  • A volte mi devo fidare solo della  vista,  ma se la sua esperienza è limitata non posso rischiare. (quando compro un tessuto on line e non lo tocco ne prendo un campione)
  • A volte bisogna andare oltre le apparenze, magari una semplice pallina bianca di gelato nasconde un cuore di cioccolato e una granella golosissima…

 

Aguzzate la vista, ma educatela a vedere anche oltre. (cit mia 🙂 )

 

 

 

 

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21 Jun Come stare freschi e vestiti d’estate

 

 

21 giugno: Solstizio d’estate…almeno simbolicamente si concorda che l’Estate inizi ufficialmente nella giornata di oggi, e con essa arrivi il caldo, il sole, il tempo delle vacanze.

Tutto corretto, tutto giusto, se non fosse che il meteo negli ultimi anni ci ha abituati a bizzarrie strane e alla cancellazione delle “mezze stagioni” per cui già da qualche settimana indossiamo bermuda e infradito e si vedono in giro le prime scottature da esposizione solare. (leggi la mia schiena)

Come fare quindi a vestirsi d’estate, cercando di non sciogliersi come un ghiacciolo, non puzzare come un bidone della spazzatura e non intossicarsi? Il primo consiglio è usare tessuti naturali e non sintetici. Bene quali sono? Principalmente  cotone, lino, canapa e seta, fibre storiche che si sono tramandate nella storia già da secoli. Da qualche tempo  poi si sono affacciate delle fibre nuove  artificiali di origine naturale come il bambù e il latte. (Si il latte proprio quello che beviamo.!)

Intanto la breve definizione delle tipologie di fibre così da cominciare a conoscerle e quindi sceglierle quando dobbiamo vestirci:

Le FIBRE NATURALI sono ottenute da materiali esistenti in natura e possono essere di origine animale o di origine vegetale. Tra le prime si ricordano la lana, la seta e la pelle, mentre tra le seconde il cotone, il lino e la canapa.

Le FIBRE ARTIFICIALI si ottengono da materie prime rinnovabili, rendendo filabili sostanze naturali sia animali che vegetali che non hanno tali proprietà, come la cellulosa del legno, alcuni scarti del cotone o della soia o la caseina del latte.  Sono fibre artificiali la viscosa,  l’acetato, il rayon e il lyocell.

Le FIBRE SINTETICHE  sono ottenute dalla diretta trasformazione di sostanze chimiche e non dalla lavorazione di prodotti naturali.
Queste sono ottenute da composti chimici di sintesi, derivati dal petrolio e ridotti in filamenti più o meno lunghi. Sono fibre sintetiche: Acrilico, Poliestere, Poliammide, Elastam e Gore-tex

Perché preferire le fibre naturali a quelle sintetiche d’estate? I principali vantaggi nel vestire naturale d’estate sono:

  • Le fibre “sintetiche” sono di origine chimica, derivante dal petrolio, è come se ti vestissi con una bottiglia di plastica, per cui non traspirante. La tua temperatura si alza sempre più, continuando a sudare e quindi ad avere un ristagno di umidità e cattivi odori maggiore.
  • Le fibre naturali come lana e seta sono “termo regolatrici” perché isolanti, tengono caldo se hai freddo e fresco se hai caldo. Hai mai notato che i tuareg nel deserto sono belli coperti? Si potrebbe pensare che abbiano caldo eppure la lana funge da isolante e ne mantiene la temperatura costante.
  • Le fibre naturali sono anallergiche, provocano meno reazioni rispetto a quelle di origine chimica, sono antibatteriche e nel caso della Canapa anche anti odore.
  • Il cotone è una fibra dotata di una ottima assorbenza, per cui in estate il sudore viene catturato dal tessuto evitando ristagni sulla pelle e reazioni allergiche o dermatiti.
  • Il lino è poi il tessuto più fresco da indossare in estate, perché assorbe e permette l’eliminazione dell’umidità rapidamente.

Inoltre altri consigli per sopravvivere alla calura estiva nell’abbigliamento sono quelli di preferire colori chiari che “catturano” meno calore e fare anche attenzione alle etichette e alle stampe (delle t-shirts per esempio) per evitare coloranti o addittivi utilizzati nella lavorazione che a contatto con la pelle possano dare vita a reazioni allergiche.

Naturalmente i tessuti sintetici non sono da demonizzare, ci vengono ampiamente in aiuto  per esempio nell’abbigliamento tecnico,  proprio ora in vista delle vacanze pensiamo alle giacche anti-vento da montagna, o alla Lycra per i costumi da bagno. Diciamo che se resti in città a 38° puoi preferire le fibre naturali per i vantaggi sopra elencati. Il mio consiglio è quindi di scegliere  in base all’uso e alla situazione. Inoltre tu ti conosci meglio di tutti e sai se sei una persona che suda molto o ha problemi allergici e saprai regolarti di conseguenza.  Io nei miei accessori uso molto il cotone e tessuti ad alta percentuale di cotone, perché è morbido, piacevole al tatto, resistente, fresco, e disponibile in tanti colori così anche nelle borse o negli accessori posso variare ed avere al tempo stesso capi belli e piacevoli!

Con questi accorgimenti semplici, potrai sopportare meglio la calura estiva e rimanere fresca evitando di sentirti un ghiacciolo che non profuma di fragola!

 

 

 

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24 May Dietro le quinte di una maglietta

 

La maglietta o Tshirt (sapete perchè si chiama così?) è il capo basic che tutti abbiamo nell’armadio e che usiamo in molte occasioni e outfit diversi. Regina dell’estate quando l’abbiniamo a pantaloncini o gonne corte, non si ripone mai perché serve anche per l’allenamento in palestra durante l’inverno, per dormire tutto l’anno, o come nel caso

L’idea di fare delle magliette personalizzate, Tshirts con dei miei disegni, mi è venuta alcuni anni fa, ma dovetti rinunciare all’idea perché troppo onerosa. La stamperia, per ottimizzare i costi giustamente chiede un buon numero di stampe da un disegno e io non potevo partire con una produzione in grande.

Però non ho abbandonato l’idea, che anzi ha continuato a ronzarmi in testa, e  ho continuato a pensare a questa idea e a sperimentare.  Ho acquistato i colori per tessuti, i quali una volta asciutti si fissano al tessuto e resistono ai lavaggi.  E ho acquistato delle magliette neutre per provare a realizzare  i miei disegni.

 

Da alcuni anni ho realizzato la mie prime due magliette, una bianca e una gialla che ancora possiedo ma che cominciano a dare segni di usura..e indosso oramai solo per stare in libertà a casa. Ma non ti dico la soddisfazione di averle ancora.

Ti starai chiedendo perché fare delle magliette, di cui il mercato è saturo? E perché quando potresti acquistare una maglietta già bella che decorata anche per pochi euro?

  • Il mercato è pieno, ma non non c’erano negozi on e off line di handmade con magliette illustrate con fashion design come le mie. e in ogni caso ogni disegnatore di moda ha un suo stile personale per cui non sarebbe mai uguale.
  • Perché posso rappresentare ciò che mi/ti piace, o una tua passione. Come nel caso della maglietta con figurino a ballerina. o quella con i fenicotteri.
  • Lascia ampio campo alle personalizzazioni, nei colori  del figurino così si possono abbinare ai capi che già hai (pantaloni/gonne o cardigan) e puoi esprimere te stessa attraverso il tuo colore preferito.
  • Sono un regalo perfetto per un compleanno, un’amica, una damigella o una sposa o mamma/figlia. Non troppo impegnativo, utile ma soprattutto fatto pensando alla persona.

 

Non sono una ritrattista, come disegnatrice di moda ho il mio stile e le mie figure sono rappresentate come bozzetti di moda, allungate, in posa come se stessero sulla passerella, la maggior parte delle volte senza volto, ma come nelle ultime che ho realizzato mi è stata chiesta un personalizzazione e ho realizzato le figure somiglianti a chi la dovrà ricevere. E’ stata una bella sfida perché si fa anche un lavoro di psicologia, cercando di rappresentare non solo l’immagine della persona ma anche un pò di essa per fare in modo che esprima e si riconosca nel disegno.

Come nasce quindi una Fashion tshirt di KatiaFabricstudio? Ecco la mi tabella di marcia in 10 mosse:  (semiseria per lavorare in allegria)

  1. La maglietta deve essere in cotone, da un minimo di 80% al 100%, per avere i migliori risultati con il colore.
  2. La lavo in sola acqua, non deve avere residui di lavorazione o detergenti, e faccio asciugare all’aria (sole non mi abbandonare!)
  3. Preparo su carta il disegno, facendo tutte le prove necessarie per trovare il bozzetto definitivo. (tempo variabile al grado di soddisfazione di raggiungimento dell’obiettivo)
  4. Preparo la maglietta delimitando la parte dove la disegnerò e coprendo il resto. Tessuto ben teso appuntato su n piano impermeabile (e si uso anche volgare carta di riciclo tipo i volantini dei supermercati e del nobile scotch carta evitando sprechi ecologici)
  5. Trasferisco il disegno o con carta calcante o a mano, riproducendone i contorni e i tratti principali a matita leggera.
  6. Passo alla pittura vera e propria con pennelli e miscele di colore (e qui mi entro nella fase Renoir 🙂
  7. Lascio asciugare (anche 1  giorno per sicurezza)
  8. Rifinisco con il tratto a punta fine per dare carattere e delineare le figure
  9. Si rifà asciugare  e si fissa il colore stirando al rovescio con il ferro caldo.
  10. Controllo qualità e voilà…la maglietta unica è pronta per essere il vanto di chi la indosserà.

 

Ecco un riassunto filmato, e poi voglio sapere da te cosa ne pensi e cosa ti piacerebbe vedere disegnato su una tua maglietta!

 

 

Lavaggio

 

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17 May Cosa ho imparato dalle cucine da incubo

 

 

Si, lo ammetto sono una patita di quei programmi Tv in cui si ristrutturano case, oppure si parla ristoranti o hotel impossibili. E da loro imparo tantissimo, sono una lezione di marketing impareggiabile. Qualcuno forse le trova noiose, altre volte paradossali, ma io ne traggo sempre qualche buon  suggerimento utile da mettere in pratica nel proprio campo, sopratutto se il proprio business ha a che fare con clienti.

 

In questi ultimi giorni ho visto una puntata di Cucine da incubo versione italiana, e sebbene io creda che molto del programma sia preparato ai fini televisivi, mi piace vederlo, per trarne consigli di marketing per migliorare il mio lavoro. (sebbene io non sia una ristoratrice).

 

In questa puntata lo chef trovava una formaggiera sporca e del pane vecchio. Sono tornata un attimo con la memoria a qualche anno fa quando partecipai al pranzo annuale di una associazione di cui fa parte mio marito. Ristorante molto famoso in zona, un location classica per matrimoni perché dotata di ampie sale e quindi in grado di soddisfare gruppi numerosi. Io non c’ero mai stata, lo avevo valutato due anni prima per il mio di matrimonio, ma non lo avevo scelto e quel giorno ero molto curiosa nel provare la sua cucina e la sua accoglienza.

 

In quell’occasione, trovai il pane vecchio, considerando che era domenica pensai fosse  del giorno prima. Ora premetto che il pane del giorno prima si può mangiare tranquillamente, e anzi se ne possono fare molti usi e ricette sfiziose, non trovo però che un ristorante lo debba servire a degli ospiti. Questa cosa mi fece pensare e mi lasciò un pò di amaro in bocca, perché da un ristorante del genere non me lo sarei aspettata. Ormai ci facciamo il pane in casa nel nostro forno domestico, a un ristorante ben equipaggiato cosa costa fare altrettanto? Ho pensato a mille motivi per cui non mettere in tavola pane fresco, ho trovato tante scusanti, ( era un pranzo sociale, con un menù fisso, una associazione benefica etc ma non ci sono scuse per non dare un servizio all’altezza) e rimane il fatto che io di quel ristorante non ho avuto una buona impressione e non mi sarei sentita di consigliarlo ad altri.

Più o meno lo stesso pensiero ha fatto pure Cannavacciuolo nel programma TV, ha chiesto al titolare “Ma che servi pane vecchio”? Vabbé scena preparata o no, mi sono rivista per un attimo  in quel ristorante e mi sono fatta una domanda;

perché non dare un servizio top anche nei dettagli? Un cliente torna più volentieri dove tutto il servizio, la cucina, i dettagli, l’atmosfera, la pulizia sono ok. Fidelizzare il cliente è anche non cadere sui dettagli e farlo sorprendere per tutti gli aspetti del  rapporto che si instaura.

L’insegnamento di marketing,  che dal pane vecchio ho deciso di portare nel mio biz, è di dare sempre un servizio al top, se non sono convinta di un prodotto non lo metto in vendita. Perché?

  • Se un cliente acquista da me una borsa e questa è cucita visibilmente male probabilmente non ricomprerà più
  • Lo stesso non parlerà di me ad amici e conoscenti e quindi non godrò di una buona pubblicità o del passaparola
  • Io non sarò a mio agio sapendo che una mia creazione presenta già dei difetti

 

Di recente ho creato una variante di una pochette con doppia zip con un tessuto  a fiori giapponese molto bello, ma ho fatto due errori, ( che probabilmente a un occhio non esperto di sartoria passerebbero inosservati ma a me no). La funzione della bustina non è compromessa e quindi funzionale, ma ho deciso che non potevo nel caso qualcuno me l’acquistasse spedirla per cui ho deciso che la inserirò su ordinazione, rifacendo lo stesso modello a richiesta e il prototipo lo tengo per me 🙂

Si difetti piccoli o grandi non importa, non va fornito un servizio NON al top, e se io per prima non ne sono convinta trasmetto di sicuro questa mia perplessità al mio cliente. Quando ho ospiti a cena compro pane fresco e quando devo vendere una mia creazione la voglio consegnare con la coscienza di aver fatto del mio meglio.

Quindi nella mia “panetteria” o sartoria creativa voglio sentire sempre il profumo del pane fresco!

E tu mi racconti quali sono le cose per cui non ti sei più rivolta a un negozio, ristorante o professionista? Scrivimi nei commenti, il tuo consiglio potrebbe essere utile ad altri!

 

 

 

 

 

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10 May Perchè il jeans è ancora il più amato dopo 100 anni?

 

Se esistesse nel mondo tessile un “immortale” questo secondo me sarebbe sicuramente il Denim o Blue Jeans. Come tessuto se ne riportano tracce storiche da secoli e come capo d’abbigliamento se pensiamo al pantalone moderno se ne riconduce la nascita al 1871.

Io lo amo molto, sarà perché sono cresciuta guardando Happy Days? E il mitico Fonzie con i suoi jeans e il giubbotto di pelle, impersonava il bello, il duro e il vincente della serie? Perché simboleggiava la ribellione che poi ogni adolescente esprime, con la sua voglia di libertà? E lo spirito selvaggio è ancora in me?

Non ne sono sicura, di certo i motivi secondo i quali dopo 100 anni il jeans sia ancora un capo amatissimo, secondo me sono svariati:

  • alta resistenza; il buon vecchio denim è un tessuto corposo, spesso e con una trama fitta che ne fa un tessuto durevole, pensiamo agli indumenti da lavoro realizzati con questo tessuto già da decenni.
  • versatile; a seconda di come l’abbini gli conferisci uno stile più boho  o più fashion
  • sdoganato nella moda; molti stilisti hanno linee dedicate solo al  jeans, come per es. Armani Jeans, il che la dice lunga su quanto il jeans sia oggetto di culto e prodotto di punta del business. Oggi non si fanno più solo i pantaloni ma il denim è utilizzato anche nella fabbricazione di accessori e oggettistica.
  • Auto rigenerante: non perde mai il suo fascino; il jeans invecchia col tempo, ma è l’unico tessuto che non butti finché non è del tutto inservibile, infatti più invecchia e più acquista carattere e personalità. Il tuo jeans racconta una storia vissuta la tua. (tanto che oggi si producono pantaloni o capi già trattati per apparire vissuti e invecchiati.)
  • trasversale: portato da donne, uomini e bambini, giovani e meno giovani.
  • Innovativo: il denim viene trattato e lavorato migliorandone delle caratteristiche a seconda dell’utilizzo:  La linea Commuter di Levi’s è studiata per i ciclisti urbani che hanno bisogno di libertà di movimento, idrorepellenza e traspirazione.
  • Easy: la sua manutenzione è semplice; lavaggio e stiratura possono essere fatte con l’attrezzatura casalinga.

 

Pare che addirittura Garibaldi indossasse dei pantaloni in tela denim nello sbarco a Marsala durante la spedizione dei Mille. (Leggenda o realtà non lo so, pare siano esposti al museo del Risorgimento di Roma) di certo rimangono un capo insostituibile e intramontabile, chi non ne ha almeno un paio nell’armadio?

A pochi giorni poi dalla settimana della Fashion Revolution è giusto  dire anche purtroppo, che la lavorazione del jeans si è spostata come per gran parte del comparto tessile nelle zone di Asia e Africa, dove la manodopera è pagata di meno e non sempre le condizioni dei lavoratori sono tutelate e garantite in termini di sicurezza e salario. Una delle lavorazioni del jeans la Sabbiatura (sbianchimento per conferire aspetto vissuto) per esempio è pericolosa perché può provocare la silicosi. Le scelte di acquisto consapevoli su cui abbiamo riflettuto nei giorni scorsi non possono non farmi ricordare che è possibile non arrendersi alla fast fashion; ci sono aziende italiane che producono Jeans e capi in denim, in Italia, utilizzando materie prime certificate, a ridotto impatto ambientale, manodopera regolarmente assunta e presentano un prodotto Etico affinché noi consumatori possiamo scegliere consapevolmente. Alcune di queste sono per es. la Par.co, e la Ecogeco.

 Io amo il denim tanto che, è uno dei miei tessuti preferiti negli accessori che creo, e tu ne sei dipendente o è solo il capo basic da avere nell’armadio? Scrivimi il tuo rapporto col denim nei commenti o nei miei social. Mi aiuterai così nella progettazione di nuove creazioni.

 

 

 

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03 May La mia borsa non è un porto di mare

 

“Accumulo e porto con me sempre tante cose che poi sparisce sempre tutto nel buco nero”.

Anche a te succede questo? La tua borsa è simile a un porto di mare? Dove arrivano, partono, si spostano, si mettono e si tolgono merci navi e persone?

 

La mia si, e io con due bambini da 5 anni a questa parte mi sono convertita alle maxi borse, per cui immagina cosa ci puoi trovare dentro. All’inizio quando il mio bimbo aveva pochi mesi, avevo preso l’abitudine di portarmi due borse una con i miei effetti personali e una in cui ci dovevo portare pure il latte, il biberon , il termos per l’acqua calda, ciuccio, pannolini, salviettine, un eventuale cambio, etc etc. Se sei mamma mi puoi capire. Ora che sono cresciuti devo comunque pensare all’acqua alla merenda, alla fame improvvisa ai ginocchi sbucciati…:-)

 

Ma anche la mia borsa “normale” non demorde mica sai…hai mai provato a svuotarla e mettere il contenuto sul tavolo? vuoi solo una parte di elenco delle cose che ho trovato io?

  • Portafoglio gonfio (non di soldi quelli non ci sono mai, ma ho ben, si le ho contate ho almeno 25 tessere fidelity dei vari negozi)
  • Telefono
  • Caramelline (non si sa mai l’alito..o un calo di zuccheri o la gola secca)
  • Set di ritocco per il make up (beh dai una incipriata nel pomeriggio può sempre servire)
  • una pochette per  giorni del ciclo
  • qualche moneta spicciola che a volte non metto nel portafoglio perché esco di corsa dal negozio e butto là.
  • il gettone per il carrello della spesa
  • la molletta per i capelli..a volte mi servisse
  • fazzoletti in svariato numero di pacchettini tutti rigorosamente iniziati e salviettine igienizzanti
  • una shopper leggera che tengo nel caso mi fermassi a fare delle spese non preventivate
  • bigliettini vari raccolti in giro o comunicazioni della scuola o penne e post it vari
  • varie ed eventuali stagionali…(occhiali da sole…sciarpina, berretto o fascia, crema per le mani….etc etc etcetera

 

Visto che ogni volta che cerco anche solo le chiavi è come cercare un ago in un pagliaio, mi  capitato solo qualche settimana fa di perderle. Panico più totale, era una giornata di pioggia e vento forte, e per fare prima quando ho portato i bimbi all’asilo e cercare di coprirli con l’ombrello e chiudere la macchina e attraversare la strada (si immagina la scena fantozziana) le ho messe in tasca, ma una tasca piccola e non chiusa bene e da li mi devono essere cadute. (poi fortunatamente ritrovate grazie a un signore gentilissimo qualche giorno dopo)

Per questo ho imparato a organizzare la mia borsa e ho deciso di utilizzare la tecnica  dei “compartimenti stagni” per usare un termine marinaresco. Ho deciso di organizzare la mia borsa e trovare per ogni cosa una soluzione. Tasche e taschine per gli oggetti piccoli, pochette e bustine per ogni settore. (uno per il makeup, uno per fazzoletti e salviette, una cover per il telefono che mi permetta di trovarlo e proteggerlo e così via…) Perché:

  1. Prima di tutto voglio risparmiare tempo, perché non ne ho mai abbastanza e comunque lo voglio impiegare in cose più piacevoli per me
  2. Perché mi piace avere il controllo sulle cose, o sentirmi sicura che mentre sono fuori sono in grado di far fronte alle piccole necessità come pulirmi le mani o soffiare il naso ai piccoli
  3. Per una questione di igiene e pulizia…pare che per esempio lo schermo del cellulare sia un vero ricettacolo di germi che poi spargiamo ovunque.
  4. Poi se cambio borsa basta che trasferisco la pochette che mi serve e faccio prima.

Io ho migliorato il mio rapporto con la paura di non essere pronta a far fronte alle mie necessità quando sono fuori, perché ora la mia borsa non è più un porto di mare. E poi è anche bellissimo tirare fuori una pochette colorata dalla borsa con quello che serve, è anche un modo discreto e personale. (tipo quando in ufficio devo andare in pausa e basta portare con te una di queste.

Mi piacerebbe conoscere anche il tuo rapporto con la borsa, la ami grande o piccola? e anche la tua somiglia a un porto di mare?

 

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19 Apr Vesto Unico, Vesto con Piacere

 

 

Siamo ormai vicini alla Fashion Revolution week di quest’anno, ( se non sapete di cosa si tratta, potete leggere qui) e oggi voglio dedicare il mio post blog della rubrica Wild Soul proprio a questo tema, anche se con la mia personale interpretazione.

Mi è capitato di viaggiare in molti paesi europei e qualcuno anche extra europa e una cosa che mi ha sempre colpito è come le donne non si vestano tutte uguali. Noi italiani siamo più omologati in questo, prendiamo a modello una persona (vip, blogger o personaggio della tv) e via a volerle assomigliare a tutti i costi, stessi jeans, stessi occhiali e medesima borsa. Io invece adoravo le donne francesi, o le inglesi perché non sono tutte prodotte in serie, le loro gonne così uniche, magari vintage, magari di negozi indipendenti. Si quegli store indipendenti che propongono una moda che non arriva dai grandi marchi o catene e che hanno spesso pezzi unici una maglietta a tiratura limitata o le borse fatte in paglia tinte a mano.

Sono belle, sono tutte diverse, ognuna ha un proprio stile e ha una sua personalità. Io sinceramente le ammiro, le adoro e trovo che siano veramente Wild Spirit.

Cosa significa Wild Spirit per me? La mia Wild Soul è la donna che non si lascia condizionare troppo dalle mode, ma ricerca il suo stile. Se una tendenza proprio non le piace, non la seguirà. (ammetto per me niente risvoltini ai pantaloni, no non ce la faccio) ecco il lato wild. Indomito e  Selvaggio.

 

Perché vestire unico?

 

  1. Perché è utile non solo a te ma al pianeta: meno produzione di massa, significa meno sfruttamento delle persone e meno inquinamento. Ricorda che non tutto è inesauribile e io vorrei lasciare qualcosa ai miei figli da godere in questa terra.
  2. Perché mi differenzia : non sono più omologata a un codice, sono una persona, magari amo un colore e lo indosso spesso così esprimo il mio stile. (certo questo per come lo interpreto io non significa che vado in giro con la parrucca incipriata del 700)
  3. Mi permette di esprimermi in libertà: Se quella scarpa non mi piace, non la indosserò solo per appartenere a una élite o esibire uno status symbol. Sarò pienamente libera di portare ciò che mi fa stare bene nell’umore e nel corpo.

 

Il vestire con piacere è dato dal sentirsi bene con i propri panni addosso, vestirsi provando una gioia nell’indossare quel capo, quell’accessorio, perché mi fa stare bene con me stessa in primis e poi nel mio modo di rapportarmi  con gli altri.  Ti è mai capitato di presentarti  a un colloquio o ad un appuntamento importante e tu prima abbia indossato un vestito che ti piaceva o ti stava particolarmente bene? e magari ti facesse pure sentire forte e bella. Alzi la mano chi almeno una volta l’ha fatto. Non c’è nulla di male…io mi sento a disagio se non ho un colletto…si un colletto, della camicia della polo o della giacca…per me il collo deve esserci è un pò il scudo…la mia copertina di linus. Tu nai un dettaglio o un capo che ti fa stare particolarmente bene o con cui ti senti più sicura? Lascia un commento così scopriremo quali sono i capi o le piccole manie che ci portiamo con noi!

 

Quindi Vesto Unico, Vesto con Piacere per dire IO SONO, PENSO E MI ESPRIMO.

 

 

 

 

 

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